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La linea dombra del cemento
Tomaso Montanari

QUANDO si ascoltano Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e Virginia Raggi promettere che, s, lo stadio della Roma si far, viene da pensare che ci sia una maledetta linea dombra, nella vita pubblica italiana. Quella linea lelezione a una carica pubblica.

QUANDO la varca, il cittadino subisce una mutazione radicale nel linguaggio, nelletica, nella scala delle priorit. Perfino nella logica. Non pi un cittadino, ormai: diventa il pezzo di un potere immutabilmente uguale a se stesso, chiunque lo incarni.
La citt (non solo Roma) si disfatta, diventata invivibile, a tratti mostruosa, perch si smesso di pensarla e di disegnarla. Si rotto il legame tra la comunit degli uomini e la citt materiale: la prima ha cessato di immaginare e modellare la seconda. Il taglio delle finanze locali, lignoranza e la corruzione delle classi dirigenti hanno delegato a pochi grumi di interesse privato (palazzinari e banche, in sostanza) lo sviluppo delle citt, secondo questa logica perversa: io amministratore permetto a te speculatore di prenderti un pezzo di spazio pubblico, se in cambio mi fai quei servizi, quelle urbanizzazioni, quelle infrastrutture necessarie alla comunit che io non ho i soldi per fare, n la voglia di pensare. la fine dellurbanistica, e dunque la fine della citt pubblica. Questa abdicazione stata compiuta indifferentemente da destra e da sinistra. Un simbolo di questa continuit perfetta stata la figura di Maurizio Lupi: assessore allo Sviluppo del territorio, edilizia privata e arredo urbano del Comune di Milano nella giunta di Gabriele Albertini e poi ministro delle Infrastrutture dei governi Letta e Renzi. La linea Lupi quella della Legge Obiettivo di Berlusconi del 2001: che resuscita, peggiorata, nello Sblocca Italia di Renzi (e Lupi, appunto) nel 2014. Il motto delle due leggi era lo stesso: padroni in casa propria. Parole che volevano solleticare i cittadini, ma che di fatto descrivevano perfettamente le figure di amministratori che si sentono padroni del territorio solo per svenderlo ad interessi particolari. Un pensiero unico che tende ad inghiottire tutti: basti pensare ad Enrico Rossi, che mentre si candida a guidare il Pd e il Paese con idee socialiste, impone ai cittadini della Maremma unautostrada che essi non vogliono.

Ora il turno dei 5 Stelle. In campagna elettorale il loro slogan (sommario, ma efficace) era: riprendiamoci il governo della citt. Non come 5 stelle, come cittadini. Ed su questo che hanno avuto il voto di moltissimi romani di sinistra. La prima cosa che i vincitori avrebbero dovuto fare una volta entrati in Campidoglio era dunque ritirare la delibera 132/2014: quella con cui la giunta Marino aveva stabilito che il progetto dello stadio un progetto della Roma (la societ, non la citt), che prevede un milione di metri cubi di cemento

con destinazione prevalente a uffici per ospitare multinazionali e attivit commerciali fosse di pubblico interesse.
Era una battaglia difficile, ovviamente: una battaglia che si poteva vincere solo spiegando molto chiaramente agli elettori la situazione, chiedendo pubblicamente lappoggio dei romani contro chi minacciava e minaccia di mettere in ginocchio la citt attraverso cause miliardarie. Daltra parte, tutti sappiamo che per invertire la rotta pluridecennale della privatizzazione delle citt occorre una clamorosa rottura della continuit: una rottura che affermi il primato della politica e del bene comune sugli affari e sugli interessi privati. Ma successo tutto il contrario: e ora ci si viene a dire che lo stadio si far, vedremo con quante torri e quanta speculazione attorno.

I 5 Stelle vengono quotidianamente passati al microscopio da chi si aspetta (o magari si augura) di poterli dichiarare uguali a tutti gli altri nella corruzione. Ma quello che sta emergendo qualcosa di diverso, forse di peggiore. E cio che essi rischiano di essere uguali agli altri nella subalternit allo stato delle cose: in un difetto, e non gi in un eccesso, di radicalit. Perch chiunque varca quella famosa linea dombra senza una visione, senza un progetto, senza sapere quale citt e quale politica vuole, non riuscir a cambiare niente. Anzi, ne sar inesorabilmente cambiato.

https://emergenzacultura.org/2017/02/14/tomaso-montanari-la-linea-dombra-del-cemento/


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