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FIRENZE-Unaltra idea di citt
Ilaria Agostini
www.emergenzacultura.org, 10/02/2017

Lurbanistica neoliberista provoca resistenza popolare. Alla rappresentazione ufficiale delle politiche urbane si contrappone, in queste pagine, il racconto corale e antagonista di cittadine e cittadini, comitati ed esperti critici, uniti a Firenze nel Gruppo Urbanistica che ha fornito il sostegno tecnico alla lista di cittadinanza perUnaltracitt[1], per due legislature allopposizione in Consiglio comunale.

Due legislature, dal 2004 al 2014: anni in cui, a livello planetario, si accresce per poi deflagrare, la bolla edilizia. Favorita, in Italia, dalla diminuzione dei trasferimenti statali ai comuni e dallopera demolitoria di Franco Bassanini che, a cavallo del millennio, da una parte incrementava a dismisura il potere nelle mani dei sindaci, mentre dallaltra rendeva possibile riversare gli oneri di fabbricazione nella spesa ordinaria dei comuni. Lo scivolamento progressivo dal welfare state al real estate si traduce in una nuova fase di cementificazione, interpretata a livello nazionale come unica risposta alla penuria di cassa dai comuni sempre pi poveri. In epoca di dismissione industriale conclamata, leconomia peninsulare si orienta francamente sul mattone. La citt diventa un grosso affare economico, i valori immobiliari aumentano e sulla loro crescita si fonda il consenso politico.

Il lucido disegno derogatorio perseguito dagli anni Novanta[2], corrobora lattivit speculativa nelledilizia. La contrattazione pubblico-privato nel decennio prassi consolidata che immediatamente si trasforma in arbitrio e che sistematicamente e legalmente piega linteresse comune a quello dei particolari. Il mestiere dellurbanista, puntualizzava recentemente Edoardo Salzano, si trasforma in facilitatore delle operazioni immobiliari. Dal canto loro, strette nella morsa del sistema finanziario, le imprese edili che accedono al credito sulla base del capitale fisso (ossia del costruito) costruiscono per poter continuare a costruire: un circolo vizioso. Con un milione di nuovi alloggi invenduti[3], il consumo di suolo in Italia doppia generosamente la media europea. Lo scenario muta quando nel 2008, facendo seguito alla crisi dei mutui subprime, il mercato immobiliare crolla e i prezzi al metro quadro arrivati alle stelle, cadono in picchiata.

Firenze per lintero decennio il banco di prova per il grande cantiere politico nazionale. Nel 2004, alla Provincia eletto presidente in quota democristiana (Margherita) Matteo Renzi, ignoto trentenne, che diventer sindaco nel giugno 2009 raccogliendo il testimone da Leonardo Domenici (Ds-Pd) ma cedendolo per occupare Palazzo Chigi, pochi mesi prima della naturale scadenza. Nella citt toscana sono messe in atto le politiche che dal febbraio 2014, in qualit di presidente del Consiglio dei ministri, il sindaco dItalia estender dalla scala urbana allintero paese[4]: concentrazione del potere e svilimento del ruolo degli organi collegiali, velocit decisionale e forzatura delle norme, propaganda in luogo della pianificazione, obliterazione del dato sociale in nome del nuovo, del brand e dello smart. E apologia della tabula rasa.

La citt iniqua

Nel decennio, la pianificazione urbanistica rinuncia ai suoi compiti statutari ed diffusamente percepita come anacronistica limitazione al finanzcapitalismo fondato sul mattone di carta. Le politiche urbane si allineano al paradigma neoliberista che vuole l1% arricchito a spese del restante 99%. Sintetizzato da Joseph Stiglitz nel 2011 nella formula fatta propria dal movimento di Occupy Wall Street (We are the 99%), il paradigma produce centri cittadelle del potere, fortificate e interconnesse da comunicazioni ad alta velocit e periferie sempre pi estese e distanti dai luoghi della politica[5], nelle quali i cittadini, lo registra in queste pagine Maurizio De Zordo, sono espropriati del naturale diritto alla citt[6].

Non solo. Lurbanistica si rende mezzo politico capace di trasformare i quartieri in territorio di conquista da parte di quel segmento finanziario che non intrattiene alcun legame con i luoghi in cui la ricchezza si produce[7]. Lurbanistica diventa qualcosa che pu essere quotato in borsa, giocato con la stessa logica dei derivati su proiezioni del futuro[8]. Si fa tossica. Alligna tra la debolezza dellamministrazione e la miopia della speculazione finanziaria. Acceca i politici cui offre scenari a prospettiva raccorciata. In questa temperie si generano i disastri dei fallimenti comunali che alcuni critici denunciano da tempo[9].

Cos, le citt infelici del neoliberismo diventano sempre pi estese e pi ingiuste. Allaumento della superficie urbana segue infatti lincremento delle spese a tempo indeterminato per la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture di servizio e per i trasporti. Pi la citt cresce, pi si indebita facendo ricorso agli strumenti finanziari che deliberatamente rompono il patto sociale su cui si fonda la vita civile (i debiti a lunga scadenza intaccano peraltro anche il patto generazionale). I bilanci comunali vacillano. Il rientro dal debito nel segno dellausterit crea nuove sofferenze urbane nelle periferie dolenti. A Firenze la polarizzazione delle risorse economiche nell1% dello spazio urbano, tirato a lucido e usato come mero strumento di accumulazione e finanziarizzazione, ha valenza didascalica: a dispetto della propaganda renziana basata sulla necessit di un ribaltamento del vecchio sistema economico-politico che erodeva risorse a danno dei giovani, il restyling di via Tornabuoni fortemente voluto dallo stesso Renzi, stato finanziato con un mutuo a lungo termine. Proprio il contrario di quanto sbandierato nei salotti televisivi.

Tutto quello che vedi in vendita, ricordava uno striscione sulla ringhiera del piazzale Michelangelo da cui si offre la vista di una citt ridotta a puro valore di scambio. La mercificazione si attua prioritariamente attraverso la svendita del patrimonio edilizio pubblico e labdicazione al controllo della trasformazione di quello privato. La cittadinanza viene espropriata del fondativo diritto alla propriet collettiva, osso della societ civile e speranza per la sua rifondazione come avverte da anni Paolo Maddalena[10].

Lalienazione degli edifici pubblici rientra tra i principali elementi di pauperizzazione delle citt italiane. Nel solo centro storico fiorentino sono centinaia di migliaia i metri quadri in vendita e in trasformazione, spesso in edifici di valore monumentale dei quali negata la disponibilit sociale, come illustra Daniele Vannetiello nel saggio dedicato alla Firenze intramuros. La loro vendita vede tra i maggiori acquirenti una compiacente Cassa depositi e prestiti Spa (su cui ritorna Berdini nel capitolo che segue) e nel post-Renzi assume i toni grotteschi del Florence, city of the opportunities (sic): operazione propagandistica che vede il neosindaco Nardella vestire labito dellagente immobiliare per promuovere edifici pubblici (ma anche privati) presso le fiere internazionali del real estate. la parodia della politica urbana, che si sovrappone al mercato immobiliare, e con esso coincide.

I servizi alla cittadinanza, mercificati e privatizzati, drenano enormi ricchezze pubbliche. Rappresentano un non secondario aspetto della citt iniqua: forniscono servizi peggiori ai cittadini pi periferici, mentre costituiscono uno dei favoriti finanziamenti occulti della politica. La privatizzazione dellAtaf, il servizio comunale di autotrasporti pubblici fiorentini, ha avuto forti ripercussioni sulla qualit della vita cittadina. Ma il presidente della societ, privatizzata nel 2012, ora amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. Mobilit sociale.

Sulla mobilit veicolare si concentra in effetti il progetto pubblico della citt, pi futurista che moderno. Sottolineava Enzo Scandurra, in un recente dialogo, che lurbanistica fiorentina si riduce ormai a due soli elementi: laeroporto e il sottoattraversamento Tav. Il nuovo aeroporto, fortemente voluto da Renzi presidente del Consiglio[11], adombra per mole di affari il grande nodo irrisolto della lottizzazione di Castello, come spiega nel suo saggio Antonio Fiorentino. Della resistenza civile e dei controprogetti dal basso al passaggio sotto Firenze del treno ad alta velocit parlano in questo libro Tiziano Cardosi e Alberto Ziparo, dando testimonianza, luno, del lavoro di costruzione corale del sapere critico nel comitato No Tunnel Tav, e laltro, dellimpegno di un docente di urbanistica organico al movimento.

La citt desacralizzata

A Firenze palcoscenico del nuovo nazionale fatto abuso dei concetti di citt creative e smart, invenzioni strumentali allurbanistica ossessionata dal marketing. Le une, le creative cities, ridicolizzano lautorappresentazione urbana tramite un brand, creato espressamente per la competizione globale tra citt che aspirano a collocarsi in classifiche di attrattivit internazionale (per sedi di exp, olimpiadi o capitali della cultura, e per gli agognati investimenti stranieri). In esse, eventi e grattacieli sono icone che uccidono i simboli autocostruiti. Ognuna singolarmente, ognuna alienata dal contesto, le nuove icone sono messe in campo per mascherare lobliterazione del dato sociale nelle politiche urbane. La civitas sostituita con un simulacro vendibile: in questa logica, nel 2012, laffitto del Ponte vecchio ad un sodale politico del sindaco, prima dellarrampicata a palazzo Chigi, passa come atto di normale amministrazione.

Dal canto loro, invece, le smart cities citt furbette pi che intelligenti, stigmatizzava Franco Farinelli[12] incarnano il sogno delle citt informatizzate: i problemi del traffico, della sicurezza o quelli ambientali, ognuno a s stante, sono rimandati agli esperti di settore. Urbanisti e piani possono essere buttati al macero. In fondo, lo si gi detto, gestire la citt secondo i principi neoliberisti, comporta la de-significazione del piano urbanistico. Nel caso fiorentino, il Piano strutturale (2011) e il Regolamento urbanistico (adottato nel 2014) ormai privi del significato di progetto comune sullo spazio comune eludono la materia pianificatoria e, infarciti di proclami, rifuggono una narrazione che possa contribuire al disegno della citt futura.

Gli strumenti approvati o concepiti nel decennio si inviluppano nella triade mixit sociale-governance-sviluppo sostenibile[13], valida per lenire tutti i mali della citt globale, che a Firenze si declina: nel mix di funzioni (funzioni che tuttavia sar il privato a determinare, come approfondiamo nel saggio dedicato ai Piani neoliberisti); nella partecipazione (risolta nella farsa dei facilitatori del consenso); negli ammiccamenti a una natura in citt (lo studio delle relazioni profonde dellecosistema urbano tuttavia accuratamente evitato). In contrapposizione alle scelte di piano del tutto avulse dal contesto ambientale e impermeabili ai suggerimenti morfologici offerti dai luoghi, Roberto Budini Gattai offre in queste pagine soluzioni convincenti e non prive di fascino. Mentre Giorgio Pizziolo costruisce lipotesi a scala territoriale della citt/paesaggio nella quale le relazioni ecologiche ambientali, soggettive, sociali guidano il progetto futuro di una citt come luogo vivente.

Il bacio mortale[14] dellUnesco che dal 1982 ha inserito nel world heritage il centro storico di Firenze completa il quadro della desacralizzazione urbana nel segno della monocultura economicista. Il turismo, inesauribile cash machine, estrae beni territoriali e li reinveste nelle cittadelle della finanza mondiale. Il tessuto della citt storica sottoposto a una pressione insostenibile che, ancora una volta, produce risultati nel segno delliniquit. La citt dell1% si realizza prioritariamente sullespulsione dei residenti. Il centro da offrire ai media come immagine del successo del sindaco e della riuscita della citt nella competizione globale stato da tempo sterilizzato: via residenti e luoghi di aggregazione, via le bancarelle e via anche le macchine (oggi lespulsione si attua anche attraverso una pedonalizzazione cui non faccia seguito un buon servizio di trasporto pubblico). Nei quartieri storici limitrofi al salotto buono, il processo di imborghesimento nella letteratura di settore, processo definito gentrificazione in atto, e si realizza nella formula che fa coincidere il rinnovamento dei settori urbani con il rinnovamento dei residenti[15]. Laddove invece la concentrazione di popolazione migrante impedisce linnalzamento di rango e di valore immobiliare dei quartieri centrali, la risposta dellamministrazione risiede nelladozione di soluzioni securitarie: lilluminazione violenta di stile carcerario e le videocamere periferizzano alcuni settori della Firenze duecentesca (quartiere di San Lorenzo, via Palazzuolo). laltra faccia del modello centro-periferico che relega lumanit eccedente[16] in aree non necessariamente remote.

La citt felice?

Il capitalismo dalle nuove fattezze, del money by money, ha una sua precisa idea di citt e di governo delle cose urbane. Una citt mercantil-proprietaria che, individualista, indifferente alle relazioni ecosistemiche, nega la presenza attiva della cittadinanza che si autodetermina, ne nasconde i corpi, cancella le pratiche urbane con cui gli abitanti usano e vivono lo spazio, e al contempo [] gli attribuiscono un significato e un valore simbolico[17]. Nel capoluogo toscano un esempio, forse minore, tuttavia indicativo: il Mercato centrale, trasformato in una batteria di ristorantini bob (bourgeois-bohme), non risponde alla richiesta diffusa nel quartiere di luoghi di assemblea e di riunione, di cui la citt di Renzi-Nardella sempre pi avara.

La citt comune lo spazio urbano, le strade, le piazze, gli edifici collettivi, il suo paesaggio e la sua corona agricola gestita in stile privatistico, valorizzata con i metodi classici della produzione capitalista e i pi moderni del turbocapitalismo. Lurbanistica neoliberista cala la maschera. Si accanisce sui luoghi di sperimentazione creativa, sociale e di welfare dal basso, su ogni pratica di appropriazione collettiva di luoghi dismessi e oggi nuovamente appetiti. La sua fisionomia autoritaria si tratteggia nitida ogni volta che la legalit di un vuoto piano urbanistico viene a prevalere sulla legittimit di usi pluridecennali, autorganizzati, a servizio di quartieri poveri di luoghi di aggregazione.

Le autrici e gli autori dei saggi contenuti nel presente volume sono, oltre che narratori, protagonisti di quella decennale sperimentazione di ipotesi teoriche ed operative che abbiamo definito urbanistica resistente: un complesso di azioni animate dalla riflessione critica di segno politico-tecnico, ecologico ed antropologico sullinvoluzione neocapitalista della citt e sullo smantellamento in atto delle basi stesse della civilt urbana. La loro esperienza d linfa alla convinzione che sia ancora possibile progettare una citt della gioia, una citt felice. Un progetto che implica la costituzione di una nuova civitas avvertita delle relazioni col territorio, che dia spazio al mutualismo senza soffocare i conflitti, che incoraggi lautorganizzazione e lautogoverno delle risorse naturali, economiche e demiche[18]. In questo progetto tutti sono chiamati allimpegno in prima persona, ad essere il corpo vivo della citt, presente nelle piazze e nei luoghi di rinascita collettiva, e a sostenere pratiche di cura e di accoglienza per rafforzare le convivenze possibili e ricostruire il legame sociale indebolito. Impegno non limitato, come talvolta accade, a mantenere vivi certi tesori del passato e certi presentimenti del futuro, ma capace sono ancora parole di Simone Weil di rifondare citt umane [che] avvolgono di poesia la vita di coloro che vi abitano[19]. A partire da questa resistenza corale si invera laltra idea di citt.

***

Il libro stato discusso e progettato collettivamente dal Gruppo Urbanistica della lista di cittadinanza perUnaltracitt (Puc). I suoi capitoli descrivono il quadro teorico e politico, le vicende urbanistiche, limpegno e il lavoro di opposizione, le ipotesi progettuali condivise. Ma il libro non mira a raccontare dieci anni di storia urbanistica. Esso registra i modi della resistenza vissuta e ne delinea quelli futuri, raccoglie i risultati di una ricerca-azione di durata decennale che ha favorito e messo a frutto capacit relazionali e competenze nellascolto, abilit pratiche e organizzative con attenzione al calendario politico etc. Cos la narrazione, da una parte, affonda nella memoria personale e collettiva, mentre dallaltra attinge alle fonti documentarie consentanee alla ricerca in urbanistica. Ossia alla produzione del Comune (delibere, atti, determine etc.) e ai piani urbanistici (studiati con attenzione e puntualit anche per la loro traduzione alla cittadinanza attiva non esperta); allinformazione a stampa; alla controinformazione. E, infine, sui materiali autoprodotti per lopposizione in Consiglio: dai comunicati stampa alle pubblicazioni cartacee e digitali, disponibili sul sito della lista consiliare.

Il sito tuttoggi attivo e costantemente aggiornato dal Gruppo Comunicazione: nelle pagine del libro, Cristiano Lucchi ne rivela i segreti che non di rado hanno permesso di far breccia nel muro di silenzio dellinformazione ufficiale. Maurizio Da Re, segretario in palazzo, estrae dalla mole documentaria prodotta quegli atti consiliari, interrogazioni e domande di attualit che hanno avuto maggiori ripercussioni sullandamento della politica cittadina, dando talvolta vita a vicende trasposte nelle aule del tribunale. Infine, lo spirito dellazione politica della lista illustrato dalla consigliera Ornella De Zordo che ha instancabilmente intessuto relazioni tra il palazzo, i quartieri cittadini e il territorio metropolitano, mettendo in rete lesperienza fiorentina con le analoghe che cominciavano a dispiegarsi a scala nazionale.

*Ilaria Agostini

[Il testo apparso nel libro Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracitt 2004-2014, a cura di Ilaria Agostini, Ain, Firenze, 2016]

Note al testo

[1] Con perUnaltracitt (o con la relativa sigla Puc) denominiamo la lista consiliare nellintero periodo in esame, bench nella prima legislatura (2004-2009) essa assumesse il nome di Unaltracitt/Unaltromondo.

[2] Cfr. Sergio Brenna, La strana disfatta dellurbanistica pubblica. Breve ma veridica storia dellinarrestabile ma controversa fortuna del privatismo nelluso della citt e del territorio, Maggioli, Santarcangelo di Romagna, 2009. Sulla perdita della titolarit pubblica nel governo del territorio si veda anche Edoardo Salzano, Ventanni e pi di urbanistica contrattata, in Maria Pia Guermandi (a cura di), La citt venduta, atti del convegno (Roma, 6 aprile 2011), Italia Nostra, Gangemi, Roma, 2011, pp. 24-38.

[3] Cfr. Paolo Berdini, Le citt fallite. I grandi comuni italiani e la crisi del welfare urbano, Donzelli, Roma, 2014.

[4] Cfr., oltre al mio Pianificar twittando, il manifesto, 3 aprile 2014 , la postfazione di Ornella De Zordo a Riccardo Michelucci, Guida alla Firenze ribelle, Voland, Roma, 2016.

[5] Pi leconomia si internazionalizza, pi le funzioni centrali si concentrano: la dinamica della citt globale (Saskia Sassen, La ville globale, Le Dbat, n. 80, 1994), cfr. anche Jean-Pierre Garnier, Un dveloppement insoutenable. Scuriser o rassurer?, Lhomme et la socit, 2005, n. 155, trad. it. in Ilaria Agostini, Daniele Vannetiello (a cura di), La conversione dellabitare. Comunit, fertilit, sapienza, LEcologist italiano, Lef, Firenze, 2015, pp. 68-83.

[6] Il riferimento al classico Henri Lefebvre, Le droit la ville, Anthropos, Paris, 1968. Unanalisi marxista degli effetti del neocapitalismo sullambiente urbano in David Harvey, Il capitalismo contro il diritto alla citt. Neoliberismo, urbanizzazione, resistenze, Ombre Corte, Verona, 2012.

[7] Paolo Berdini, Quali regole per la bellezza della citt?, Casa della cultura, 22 gennaio 2016.

[8] Franco La Cecla, Contro lurbanistica, Einaudi, Torino, 2015, p. 41.

[9] Ad esempio in Berdini, Le citt fallite cit.; cfr. anche il mio La borsa valori dellurbanistica, il manifesto, 22 aprile 2015.

[10] Cfr. Paolo Maddalena, Il territorio bene comune degli italiani. Propriet collettiva, propriet privata e interesse pubblico, Donzelli, Roma, 2014.

[11] Cfr. Ilaria Agostini, Le dieci cose da sapere sullaeroporto di Firenze, La Citt invisibile, 8 luglio 2015, n. 24.

[12] Franco Farinelli, Bologna che ha perso la memoria, il manifesto, 13 marzo 2014, di prossima ripubblicazione in un libro collettivo a cura di Piero Bevilacqua e della scrivente [ora in Ilaria Agostini, Piero Bevilacqua (a cura di), Viaggio in Italia. Le citt nel trentennio neoliberista, manifestolibri, Roma, 2016, pp. 23-28, n.d.r.].

[13] Jean-Pierre Garnier, Une violence minemment contemporaine. Essais sur la ville, la petite bourgeoisie intellectuelle & leffacement des classes populaires, Agone, Marseille, 2010, p. 11.

[14] Cfr. Marco DEramo, Unescocide, New Left Review, 2014, n. 88, pp. 47-53.

[15] Cos in Anne Clerval, Paris sans le peuple. La gentrification de la capitale, La Dcouverte, Paris, 2013. Sul tema si veda anche il pi recente Giovanni Semi, Gentrification. Tutte le citt come Disneyland?, il Mulino, Bologna, 2015.

[16] Enzo Scandurra, Un paese ci vuole. Ripartire dai luoghi, Citt aperta, Troina, 2007, p. 108.

[17] Carlo Cellamare, Autorganizzazione e vita quotidiana. Storie di citt, a Roma, in Id., Roberto De Angelis, Massimo Ilardi, Enzo Scandurra, Recinti urbani. Roma e i luoghi dellabitare, manifestolibri, Roma, 2014, p. 69.

[18] Rimando alle pagine dedicate a La citt in Vandana Shiva (a cura di), Manifesto Terra Viva. Il nostro suolo, i nostri beni comuni, il nostro futuro, Navdanya International, Firenze, 2015.

[19] Risp. Simone Weil, La prima radice. Preludio ad una dichiarazione dei doveri verso lessere umano (1949), SE, Milano, 1990, p. 39 ed Ead., Attesa di Dio (1950), Adelphi, Milano, 2008, p. 138.


Ilaria Agostini, urbanista, insegna allUniversit di Bologna. Fa parte del Gruppo urbanistica perUnaltracitt. Ha curato il libro collettivo Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracitt



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