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Licia Borrelli Vlad: "Freud paragonava l'archeologia all'inconscio. Ma c' una differenza"
di ANTONIO GNOLI
05 febbraio 2017 la repubblica

Nei novantasei anni vissuti con una intensit senza strappi, Licia Borrelli Vlad sente di essere stata una donna fortunata. Lo dice con semplicit. Per ci che stata e ci che nella misura di un tempo che non ha aggredito la sua bellezza. Licia una donna elegante, spiritosa, arguta. come se gli anni trascorsi non si siano mai afflosciati nei vuoti geriatrici della memoria e dei disfacimenti fisici: "Mi considero tutt'altro che una sopravvissuta. Ancora passeggio, leggo e vivo senza sgomenti n patetiche defaillance cerebrali questi momenti forse pi difficili socialmente, per quello che sta accadendo, che da un punto di vista personale".

Cosa vuol dire una donna fortunata?
"Che assomma buoni natali, una famiglia accettabile, un'intelligenza volta alla praticit, un marito, Roman Vlad, che mi manca, e che stato rilevante nella mia vita, un lavoro che ho amato e svolto con passione. Posso dire, come Ulrich, il personaggio di Robert Musil, che ho avuto molti interessi. Non tutti hanno trovato la giusta collocazione, il giusto effetto. Ma dopotutto, nei bilanci esistenziali, non elegante strafare".

curioso che abbia citato Ulrich de "L'uomo senza qualit".
" vero, non so perch sia saltato fuori quel nome. Ma come se nei festeggiamenti per i settant'anni dell'imperatore, cio al culmine della celebrazione del mondo mitteleuropeo, che sembrava inattaccabile, si affacciasse il principio che le cose decadono. E allora, anche la fortuna deve fare i conti con la fine di un ordine. Non siamo anche noi immersi in sconvolgimenti di cui non prevediamo l'esito?" Ne avr vissuti altri. "Oh s, non che la guerra sia stata una passeggiata. Ma almeno alcuni di noi reagirono con forza e anche con un senso di solidariet, rispetto all'accadere tragico della storia".

Cosa intende per forza e per solidariet?
"Dovrei parlarle di cosa stata una giovent che si definiva migliore ma alla fine non fu diversa dal registro sentimentale di un popolo che ottusamente guard al fascismo come alla soluzione di tutti i problemi".

Lei come reag?
"Ero priva di cultura politica e di informazione. Me nell'ottundimento generale c'era la possibilit di capire che larga parte di quello che accadeva era sbagliato. La mia educazione cattolica e la necessit di fare comunque qualcosa per gli altri mi port durante la guerra a diventare crocerossina. Poi cadde il fascismo e fu creata la repubblica sociale. Mi chiesero un'adesione, un giuramento e mi rifiutai".

Cosa accadde?
"Mi nascosi a Firenze e poi a Vallombrosa. L passarono le truppe tedesche di Kesselring. Proseguirono verso il Nord lasciando una guarnigione a guardia della Fortezza. Sotto si stendeva la valle del Tevere, dove erano gli alleati. Io rubavo le munizioni ai tedeschi e le portavo ai partigiani. Poi, sempre come infermiera, passai all'Ottava armata. E quando Firenze fu liberata venni a Roma".

Che anno era?
"Il 1946. Arrivai in un citt splendida. Sembrava ancora una stampa dell'Ottocento, con le pecore che pascolavano a piazza del Popolo. Per me Roma fu la conquista della libert, l'autonomia dalla famiglia che mi aveva molto fin l sorvegliata".

Le sue origini quali sono?
"Nata a Ferrara, mia madre mor che avevo tre anni. Mio padre magistrato gir varie sedi. Andammo a Napoli dove rimasi fino a 14 anni, poi a Firenze. Ebbi la fortuna di fare un liceo durissimo e infine l'universit con insegnanti straordinari: Giuseppe De Robertis, Giacomo Devoto, Eugenio Garin e Ranuccio Bianchi Bandinelli che avrebbe cambiato la mia vita".

Bianchi Bandinelli fu un grande studioso di archeologia.
"Avevo uno spiccato interesse per la cultura antica e l'archeologia fu la soluzione naturale. Intorno ai siti archeologici c' oggi maggiore consapevolezza ma allora, nella prima met del Novecento sembrava di vivere in una terra di nessuno. Furono alcuni personaggi che ho avuto la fortuna di frequentare a creare le condizioni culturali per la scoperta e la difesa di quel mondo".

Chi furono?
"Umberto Zanotti Bianco, una specie di religioso laico che da Torino raggiunse Messina durante il terremoto per unirsi ai soccorsi. Fu tra quelle macerie che conobbe Gaetano Salvemini, che aveva perso la famiglia, e Gorkij del quale divenne amico. Quell'esperienza spinse Zanotti a riconsiderare il meridione, nel suo antico patrimonio culturale che le classi dirigenti stavano tradendo. L'incontro di Zanotti con Paolo Orsi, grandissimo archeologo, fu determinante per gli scavi nella Magna Grecia. A loro si aggiunse Paola Zancani che scopr i templi di Paestum e il sito dell'antica Sibari. Compresi dunque che l'archeologia non una raccolta di figurine, o una collezione di sassi, ma il tramite fra noi e coloro che ci hanno preceduti".

Che ricordo ha di Bianchi Bandinelli?
"Per me difficile scindere il giudizio dall'affetto e dalla gratitudine. Era una persona divisa. Di origine aristocratica ma col desiderio di identificarsi con il mondo contadino. Il suo grande merito stato portare l'archeologia fuori dall'antiquariato e dalla pura filologia".

Fu durante l'arrivo di Hitler a Roma che Bianchi Bandinelli accompagn il Fhrer e il Duce in visita ai monumenti. Le parl mai di quell'episodio?
"Credo che ne fosse infastidito. D'altronde pensa che un suo no sarebbe stato possibile? Oltretutto, Ranuccio aveva un lato spregiudicato, alimentato dalla curiosit. Gli sembrava un'esperienza totalmente insolita quella di fare da guida a due fantocci".

Glielo hanno rimproverato.
" vero, dopo la guerra fu criticato per quella scelta. D'altronde proprio in quegli anni c'era bisogno di un lavacro, di un atto di purificazione ed espiazione. Senza rendersi conto che ci che accade va visto nel momento del suo farsi. troppo facile dopo dare giudizi inappellabili".

Alla fine il Partito comunista, cui si era iscritto, lo perdon.
"Ma lui non ha perdonato il comunismo. Negli ultimi tempi era molto amareggiato da come le cose erano andate".

Torniamo alla Roma del dopoguerra. Che cosa le accade?
"Il clima era decisamente migliore. Le persone uscite da un lungo incubo si ritrovarono insieme con la speranza di costruire qualcosa di nuovo. Eravamo poveri e felici. Rinunciai agli appoggi familiari e per campare vendetti, sotto banco, quel po' di gioielli che avevo portato con me. Si mangiava poco e si vedeva tantissime gente. La mia fortuna fu che grazie a Bianchi Bandinelli conobbi Cesare Brandi".

Lo storico dell'arte.
"S, un grande storico dell'arte che nel 1939 ebbe il coraggio di creare a Roma l'Istituto del Restauro. Chiuso negli anni della guerra, riapr nel 1946. Le mie competenze archeologiche mi permisero di entrarci a lavorare fin dal 1947".

Che cosa fu quel luogo?
"Un'eccellenza assoluta che il mondo cominci a invidiarci quasi da subito. Tenga conto che i primi grandi restauratori non provenivano da una specializzazione ma dall'essere degli artigiani. E il miracolo fu che questa gente seppe, sotto la guida di Brandi, fornire un apporto eccezionale. Arrivavano opere da tutto il mondo occidentale per essere "curate". Credo che la stessa fama internazionale l'ebbero solo i ragazzi di via Panisperna con i loro esperimenti di fisica!".

Ci furono anche parecchie polemiche intorno al metodo di restauro che Brandi aveva fissato come fosse una Bibbia.
" vero. Ma alla fine le sue teorie sul restauro furono osteggiate solo dal mondo anglosassone. Noi italiani avevamo maturato il rispetto per l'autenticit dell'opera. Gli inglesi, anche in forza del loro pragmatismo, vedevano il restauro come il rifacimento di ci che mancava. E quando fin la guerra queste due culture vennero in contatto".

Diciamo che si urtarono.
"Ma s, io ricordo ancora il disappunto di Brandi quando scopr che i marmi del Partenone erano stati puliti con sostanze abrasive e che quel poco di colore residuo era sparito. Furono polemiche, anche violente, durate anni. Poi, anche grazie ai progressi della tecnica e delle scienze sperimentali, tutto si addolc".

Brandi e Argan sono stati i Dioscuri di un potere reale nella storia dell'arte italiana.
"Lei dice "Dioscuri" io direi gli interpreti di un mondo che oltre le teorie e le belle parole richiedeva un agire costante. Non a caso Argan diventer negli ultimi anni della sua vita sindaco di Roma e Brandi si interesser fino alla morte ai problemi del restauro, anche quando la direzione dell'Istituto fu assunta da Giovanni Urbani".

Che giudizio d di Urbani?
"Fu la persona ideale perch un competenze tecniche con la visione storica. E teorica. Fu uomo intelligente, spigoloso, perennemente ironico. Ma vorrei aggiunge un'ultima cosa su Brandi".

Dica.
"Fu un uomo vitale e inquieto con una curiosit mentale che raramente ho riscontrato in altre persone. E ricordo con piacere la sua competenza assoluta in campi diversi dalla storia dell'arte: musica, teatro, filosofia. E poi fu un meraviglioso viaggiatore dotato di quel senso struggente che hanno coloro che immaginano di essere sempre gli ultimi testimoni di qualcosa destinato a sparire. Ma egli fu importante anche per un altro motivo: nella cerchia dei suoi amici conobbi Roman Vlad".

In che circostanza?
"Forse durante una di quelle riunioni di redazione che si tenevano per la rivista Immagine che Brandi aveva fondato. Roman viveva a Roma e abitava allora in un sottoscala di via Cavour, era sposato e fortemente monogamo. Poi la moglie lo lasci e a quel punto ebbe inizio la nostra lunga storia".

Quanto lunga?
"Pi di sessant'anni. Ci siamo compensati e reciprocamente rispettati. Dopo l'amore sono le cose che pi contano in un rapporto di coppia. E aggiungerei anche in famiglia".

Come il rapporto con i suoi fratelli?
"Sospetto che me lo chieda perch uno di loro Francesco Saverio Borrelli". Glielo chiedo perch non ne ha parlato finora. "Sono due fratelli e una sorella, Delia, che vive a Bruxelles. Fabio vive a Roma e per questo ci vediamo spesso. Adoro il suo apparente disinteresse per le cose del mondo. Quanto a Francesco Saverio un uomo che tutti hanno imparato a conoscere per il suo impegno di magistrato. Si tolto dal fascio di luce senza nessuna esitazione. C' modo migliore di essere stati servitori dello Stato? Durante il periodo della sua attivit a capo del pool di "Mani pulite" tutti noi della famiglia avevamo i telefoni sotto controllo. Chiss quali scottanti rivelazioni si aspettavano! Sono fortunata ad avere avuto questi fratelli e questa sorella. Mi aiutano a vivere con leggerezza il tempo che mi resta in compagnia della memoria".

Che rapporto c' tra memoria e archeologia?
"Strettissimo, anche se la memoria pu diventare una deformazione mentale. O meglio qualcosa che serve a giustificare le nostre azioni, quando sappiamo che non sempre possiamo giustificarle. a quel punto che le narrazioni prendono il sopravvento, le parole volano e si romanzano".

Lei invece non ha mai pensato al romanzo?
"Amo leggerli, non potrei mai scriverli. Non ho fantasia n immaginazione. Scrivo libri su mondi e cose concrete. L'ultimo dedicato ai mosaici. Ho scritto sui metalli e sulla pittura murale, mi sono occupata della storia del restauro archeologico. Sebbene per lungo tempo abbia sognato a colori, non c' tra le mie fortune la capacit di trasformare tutto questo in un racconto".

In fondo anche il nostro inconscio pu esser visto come uno scavo archeologico.
" quello che pensava Freud. Ma c' una differenza. Scavando nell'inconscio non sempre si trova quello che si cerca. Con i nostri strumenti non arriveremo mai fino in fondo alla nostra coscienza. Ci possono casualmente riuscire i poeti".

In che modo?
"Essi riempiono la nostra assenza, la nostra povert e dimenticanza. Poeti come Celan - che fu per un breve periodo amico di Roman - o come Rimbaud o Dino Campana, testimoniano di s e del disagio per non aver saputo reggere la vita, le avversit. Quando qualcosa si rompe nella loro esistenza ci accorgiamo che da quelle ferite possono uscire perle di poesia. La cosa strana che non sempre questi versi si capiscono, ma il loro mistero ci pu arricchire egualmente. Mi viene in mente un'ultima scena".

Quale?
"Riguarda Roman e la trascrizione musicale del Cigno di Mallarm. Non riusc a finirla per fu eseguita lo stesso alla Filarmonica. E proprio pensando a questa sua ultima cosa fatta e incompleta mi torna alla mente una sua ricorrente sofferenza".

Dovuta a cosa?
"Al fatto che pensava di essere un compositore mentre lo hanno sempre apprezzato per tutt'altro. Non posso giudicare se la sua musica sia stata importante, sebbene abbia studiato pianoforte. Ma posso dire che il genio incompreso provoca sentimenti di dolore e di frustrazione. Il rifugio di Roman era nella creazione inRead invented by Teads
musicale. C'era in lui una leggera assenza, o meglio una presenza parziale nelle cose che faceva, perch un lato della sua mente era concentrato altrove. Questa secondo me la differenza tra chi posseduto da un demone e chi svolge solo un semplice mestiere



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