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NAPOLI - Marotta il filosofo della cultura aperta a tutti
Francesco Erbani
la Repubblica, 27 gennaio 2017 (c.m.c.)


Marotta era un principe del diritto amministrativo, ma lui lo lasci. I soldi servivano per lIstituto e per i libri. Il cappello a larghe tese indossato anche in casa, calcato sui capelli candidi, ne ha sostenute di battaglie per una cultura che rompesse i diaframmi elitari, diventando lievito civile.



Lultima battaglia racconta molto di Gerardo Marotta. Lavvocato Marotta, che si spento a Napoli alla vigilia dei novantanni, lha condotta senza stancarsi, contro il trascorrere del tempo che rendeva ordinaria, trascurabile, una storia che restava pazzesca: la dispersione dei suoi trecentomila volumi raccolti con pazienza e ardore, rincorsi negli anfratti dellultimo rigattiere e che un groviglio burocratico lasciava marcire.

Trecentomila volumi: non sono tante le cose culturalmente pi rilevanti. E dire che Marotta, il cappello a larghe tese indossato anche in casa, calcato sui capelli candidi, ne ha sostenute di battaglie per una cultura che rompesse i diaframmi elitari, diventando lievito civile.

Dobbiamo chiedergli perdono , diceva ieri lassessore alla Cultura del Comune di Napoli, Nino Daniele. Mentre Massimiliano, figlio di Gerardo, ricordava i libri sparpagliati in diversi depositi, da Arzano a Casoria, che attendono la ristrutturazione dei locali che dovrebbero ospitarli, acquistati dalla Regione nel 2008, ma per i quali manca il progetto esecutivo.

I ritardi, accumulati durante la precedente amministrazione, impediscono luso della biblioteca. Pi il tempo passava, pi i capelli dellavvocato si appoggiavano sulle spalle e il viso smagriva al pensiero che con i libri si disperdesse il patrimonio che aveva condiviso non solo con la sua citt. Nel 1975 Marotta diede vita allIstituto italiano per gli studi filosofici. Fondamentale era il per. Gli studi filosofici come obiettivo, un complemento di scopo o di vantaggio e non un genitivo. Per tanto tempo lIstituto ha avuto sede a casa Marotta,allestremit di Monte di Dio. Nel salotto affacciato su Capri ci si ammassava per ascoltare Hans Georg Gadamer, Paul Ricoeur, Norberto Bobbio, Paul Oskar Kristeller, Paul Dibon, Eugenio Garin e il meglio del pensiero filosofico europeo.

Marotta era un principe del diritto amministrativo, il suo studio discuteva cause miliardarie. Ma lui lo lasci, vendette propriet. I soldi servivano per lIstituto e per i libri. Allinizio degli anni Ottanta gli fu assegnata la seicentesca Biblioteca dei Girolamini. Ma prima del trasloco, subito dopo il sisma del 1980, quelle stanze furono aperte ai terremotati. Nel bel film La seconda natura di Marcello Sannino si vede Marotta che racconta ai senzatetto il divario che a Napoli ha separato lalta cultura e il popolo e aggiunge che una casa andava loro assicurata, ma non la sala con i volumi appartenuti a Giambattista Vico. Al che un uomo gli si avvicina: Te do nu vaso nfronte (ti do un bacio in fronte).

Nel salotto-istituto si respirava il lascito crociano, degli hegeliani napoletani e del meridionalismo liberale (Giustino Fortunato pi che Gaetano Salvemini). Su tutto aleggiava la Repubblica giacobina del 1799 e quando parlava dei giovani impiccati dal re Borbone, Marotta era colto da commozione vera. Avvicinandosi Tangentopoli, Marotta istitu le Assise di Palazzo Marigliano, laboratorio sulla storia e la societ meridionale.

Per i duecento anni dalla Repubblica del 1799, sindaco Bassolino, Marotta fece aprire il portone principale del Palazzo Serra di Cassano, dove si era trasferito lIstituto, chiuso da due secoli. Si affacciava su Palazzo Reale e i Serra di Cassano lo avevano sbarrato per disprezzo verso i Borbone che avevano ucciso il figlio Gennaro, fra i protagonisti della rivoluzione giacobina. Il portone era il simbolo della separatezza fra un potere nutrito di umori plebei e una cultura mortificata. Fu riaperto, poi di nuovo chiuso. Napoli sembrava la capitale di una rinata Repubblica delle Lettere, dellIstituto scrivevano riviste internazionali.

Gli ultimi anni sono pi tristi: i libri dispersi, i finanziamenti risicati che non consentivano pi le borse di studio n i convegni internazionali. Un crepuscolo ha avvolto la spettacolare scalinata di Ferdinando Sanfelice e tutto Palazzo Serra di Cassano, dove Marotta sempre pi piccolo, si aggirava intabarrato in un cappotto nero. Mai domo, per. Marted mattina sembrava riprendersi , racconta Massimiliano, per i suoi novantanni voleva una lezione su Bertrando Spaventa e su Luigi Einaudi.



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