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SARDEGNA-La riforma Franceschini, caos e paralisi (I parte)
Dossier di Emergenza Cultura
www.emergenzacultura.org, 27/01/2017

Ferito a morte il museo allaperto dellisola

La riforma Franceschini in Sardegna si trovata ad insistere su un tessuto connettivo gi piuttosto affaticato e smagliato in pi punti, con il risultato di fare deflagrare una condizione peculiare di patrimonio culturale disperso da museo a cielo aperto che contrasta per sua stessa definizione con lanimus della Riforma, pensata intorno ai Grandi Musei e Grandi attrattori. Infatti, la vastit del territorio sardo, la bassa densit di popolazione, la viabilit primitiva e lassenza di grandi citt con patrimoni culturali di tradizione dinastica (Musei nazionali di tradizione dinastica) caratterizzano il paesaggio del patrimonio culturale isolano, che per sua naturale evidenza intreccia in agro una ricchezza paesaggistica sorprendente con un altrettanto importante eredit archeologica paleolitica e neolitica. Chiese romaniche punteggiano itinerari culturali nel ventoNiente musei strafamosi, dunque, ma buone gambe e scarponi per apprezzare un connubio che saprebbe gi di futuro se non rischiasse di non arrivarci sano e salvo a quel futuro.

Archeologia, tante realizzazioni prima della riforma

Il 2014 era stato per larcheologia della Sardegna un anno di fervente attivit. In collaborazione con enti pubblici e privati (Regione, Universit, comune di Cagliari, Fondazione Banco di Sardegna, cooperative di gestione dei siti archeologici dellisola, delle Camere di commercio della Sardegna), le allora due Soprintendenze per i beni archeologici della Sardegna hanno progettato e allestito una mostra antologica sulla civilt nuragica, che ha esposto oltre mille reperti inediti provenienti dai pi recenti scavi effettuati nellisola, in un circuito virtuoso che dallo scavo al restauro ha portato fino alla fruizione pubblica delle ricerche archeologiche. Inaugurata a Cagliari, la mostra diventata itinerante ed stata esposta a Roma, a Milano e infine a Zurigo.

Nello stesso anno stato completato il restauro delle statue di Monte Prama, i giganti di pietra scoperti a Cabras, sulla costa occidentale della Sardegna. Un patrimonio inestimabile che stato consegnato alla pubblica fruizione in due mostre contemporanee e complementari (una a Cabras e una a Cagliari, presso il museo archeologico Nazionale) e in una poderosa pubblicazione in tre volumi.

I risultati di questa attivit della Soprintendenza sono stati pi che soddisfacenti: un aumento esponenziale dei visitatori nel museo archeologico di Cagliari (dai 37700 del 2013 ai 69760 del 2014), con un quasi raddoppio degli incassi provenienti dalle bigliettazioni, e un aumento dellinteresse per larcheologia in generale evidente nel riscontro avuto sulla stampa e nel proliferare di iniziative di fruizione nellisola e a livello internazionale.

Nel 2015 si decide di separare la tutela e la valorizzazione. Nasce il Polo Museale, si tagliano i musei dalle Soprintendenze che poi in seguito vengono accorpate al Paesaggio. Il taglio in Sardegna, terra ricchissima di siti archeologici (solo i nuraghi censiti sono oltre settemila) assume connotazioni gravissime, perch i musei sardi hanno una forte vocazione territoriale e si alimentano delle continue ricerche sul territorio. Esemplificativo risulta il caso del museo di Nuoro, nato grazie alla presenza di un nucleo operativo della Soprintendenza, nucleo di circa 20 persone che a seguito della riforma viene diviso in due uffici di cui uno (quello della Soprintendenza) rimane senza sede perch destinato ad essere sfrattato dal museo; e laltro (quello del Polo) risulta composto di solo personale di custodia, e privo pertanto persino della figura chiave di un museo archeologico, ossia quella dellarcheologo.

Infatti, in tutto il Polo Museale di una regione a fortissima vocazione archeologica presente un solo archeologo, peraltro prossimo alla pensione. Al momento della riforma gli organici della Soprintendenza erano talmente falcidiati dai pensionamenti da contare appena 11 archeologi. E se prima lunione faceva la forza gli spacchettamenti voluti da Roma hanno valorizzato la debolezza.

Linterruzione del circuito virtuoso che non risulta aver dispiegato effetti positivi, almeno al momento. Anzi, il moltiplicarsi di attori e soggetti ministeriali sul territorio ha creato non poche difficolt nellutenza, che non riesce ad individuare il giusto interlocutore istituzionale. La stessa dimensione territoriale delle due Soprintendenze create dal Decreto ministeriale del gennaio 2016 con laccorpamento tra larcheologia e il Paesaggio risulta confusa e contraddittoria. Nella denominazione sono state inserite le otto province nate da una iniziativa regionale, ma nellelenco dei comuni affidati ai due uffici si fatto riferimento alle quattro province storiche. Per cui i 22 comuni della defunta provincia Ogliastra, non fanno parte della Soprintendenza Archeologia Belle arti e paesaggio per la citt Metropolitana di Cagliari e per le province di Oristano, Medio Campidano, Carbonia Iglesias e Ogliastra, ma della Soprintendenza Archeologia Belle arti e paesaggio per le province di Sassari, Nuoro e Olbia-Tempio, con il disorientamento che possiamo facilmente immaginare.

I Musei, centro della riforma? Lisola fregata

I musei statali, che fanno da perno alla Riforma tutta, sono relativamente pochi in Sardegna e di non grandissima affluenza: solo il Compendio Garibaldino di CAprera, infatti, a corrente alternata entra tra i primi30 musei nazionali. Gli altri, eccezione fatta per lArcheologico di Caglairi e per il Museo Sanna di Sassari sono minimi. Di conseguenza, se la Riforma ha posto nellidentit museale il punto focale del proprio ragionamento, chiaro che la Sardegna rimasta totalmente tagliata fuori dallinteresse ministeriale in fase di attuazione riformatrice: il fallimento del Polo Museale sardo emblematico. Unico caso italiano di Polo che nasce NON sulle ceneri di una precedente e soppressa Soprintendenza storico-artistica -lente che in tutte le altre regioni ha offerto il primo soccorso e lo zoccolo duro del personale di base, custodia e tecnico scientifico ma con una fusione a freddo che ha individuato e separato dalle Soprintendenze miste aree archeologiche e piccoli musei che vivevano in assoluta simbiosi con lufficio di riferimento, oggi una clamorosa scatola vuota. I tecnici in servizio in Sardegna- i pochissimi storici dellarte e gli sparuti architetti , cos come gli numericamente scarsi archeologi, e, udite udite, i restauratori hanno scelto in massa di restare nelle Soprintendenze, proprio perch qui il Polo era tutto da inventare e i musei erano per lo pi recenti e connessi a scavi archeologici degli ultimi decenni (AntiquariumTurritanum di Portotorres; Museo Archeologico Nazionale Asproni di Nuoro; la Pinacoteca MUSA Canopoleno di sassari), per non parlare delle aree archeologicheI custodi sono passati di diritto (o meglio di dovere) al Polo, ma sono infelicissimi.

Il Compendio Garibaldino privo di direttore, il Museo Sanna diretto da un geometra riqualificato demoantropologo senza laurea; senza direttore, lAntiquariumdi Portotorres, e ancora il museo di Nuoro. Luoghi della cultura, definiti servizi essenziali per decreto, offrono oggi un servizio largamente peggiore di 2 anni fa, quando lottovolante della vita di tutela di territorio e di valorizzazione congiunte ( mai come in Sardegna aderenti luna allaltra) dava vita ai musei senza fare cessare lazione diretta di tutela sul campo. Il Ministro si ponga delle questioni di ordine scientifico sul perch , posti davanti allaut aut i tecnici abbiano disertato la vita musealeUn Museo senza direttore, n conservatore specialista dambito, n sezione didattica NON un museo: non per lo Standard museale ex Dm 2001 n secondo ICOM.


Nessun Museo Autonomo: meno soldi, forza lavoro, offerta culturale

Il panorama museale a basso tasso di attrattivit economica ha fatto s che il MIBACT non abbia scelto nessun museo sardo per lAutonomia, che sinora sembra essere stata lunica condizione per avere dei soldi ricadenti sul territorio. Cos, oltre ai disagi per la costituzione del Polo non ragionata ed assurda laddove non sussisteva una Soprintendenza storico-artistica su cui appoggiarsi oltreai tagli di bilancio ordinario e al mancato turn over del personale, con lassenza di almeno unMuseo autonomo, lisola risulta 2 volte pi penalizzata. Ha visto uscire dalle Soprintendenze forza lavoro (custodi per lo pi) e denaro da bigliettazione, ma non ha visto sortire effetti positivi per il circuito museale n un miglioramento dellofferta culturale, perch, privati delle funzioni scientifiche, i musei sardi languono in agonia: non una mostra di richiamo, non unazione pedagogica di qualche interesse. E tutto ci, va detto, non per cattiva volont o indolenza, ma per le oggettive condizioni avverse di costituzione del Polo, fulcro invece del pensiero riformatore.

Il Polo Museale in Sardegna ha drenato risorse umane e finanziarie senza restituire ancora nulla sul piano del servizio culturale n degli sviluppi di pubblico. In ogni caso una misera dotazione di 150.000,00 per il funzionamento di questo circuito museale la dice lunga sulla considerazione del MIBACT del patrimonio culturale isolano ( ad metalla!) e sullimpossibilit per un direttore di assolvere degnamente alla funzione. Anche aggiungendo i denari da bigliettazione, requiem.


Le Soprintendenze ABAP, queste poverine

Le due ABAP della Sardegna, che insistono su un territorio che sino a 4 anni fa era governato da ben 4 Soprintendenze di settore assommano a ca 300 dipendenti in 2 e a ben 18 sedi operative aperte, pi numerosi depositi archeologici, distribuite sulla seconda maggiore regione governata dal Ministero. I nuraghi sono 8816 ( in realt 8815in seguito al crollo del Nuraghe di Tertenia, alcune settimane fa, dopo che invano per alcuni anni la Soprintendenza archeologica aveva chiesto i fondi per metterlo in sicurezza); centinaia le tombe neolitiche dette Domus de Janas e molte le cosiddette Tombe dei Giganti, centinaia tra Dolmen e Menhir. Isolata in epoca storica e tuttora, lisola vanta un passato remoto di pieno contatto e relazione con le altre civilt mediterranee: un patrimonio enorme diffuso su tutta la superficie, in pianura e sui monti, in area costiera e nellinterno. Per seguire tutto questo ben di Dio, le Soprintendenze ABAP sarde hanno ricevuto complessivamente poco pi di 450.000 per il funzionamento (manutenzione, bollette, costi di esercizio degli impianti di sicurezza delle sedi e dei depositi), nonch per la tutela sul territorio: la risata dobbligo. Non stato finanziato nessun lavoro di scavo n di messa in sicurezza archelogica. Clamoroso il caso de Sa Pala Larga, tomba neolitica dipinta situata vicino Bonorva, che una falda acquifera minaccia gravemente, n in aperta contraddizione in unottica di valorizzazione imperante il terzo e conclusivo lotto di lavori che avrebbe reso a piena fruizione il Nuraghe Santu Antine nel Nord, cos amato che i sardi sino sono coalizzati per votarlo in massa in seno alla bufala governativa Bellezza@governo.it, il programma di Palazzo Chigi per ripartire 150 milioni di per interventi sul patrimonio culturale a partire da segnalazione popolare.

Le due auto di servizio (Fiat Panda, la pi amata dagli archeologi!) presto verranno ritirate dalla ditta di leasing, poich da un anno nessuno paga le rate Manco a dirlo, le due ex Soprintendenze EX BEAP cio architettonico paesaggistiche, le auto di servizio le hanno dismesse con circolare ministeriale gia 4/5 anni fa

Il carico da lavoro paesaggistico, nel senso di esercizio di tutela passiva stellare, commisurato ai 1800 km di costa complessivi dellisola e della condizione di terra di seconde case e vacanze, dunque soggette a modificazioni frequenze in ragione di cambi di propriet e evoluzioni dei consumi. Poco noto in ambito peninsulare lattacco feroce che la Sardegna sta subendo relativamente alle energie alternative, che vedono nel deserto antropico isolano, e nella crescente povert della popolazione, un terreno di facile preda per impianti fotovoltaici e eolici invasivi e aggressivi per lagricoltura e la pastorizia, che in ogni caso, restano le fonti primarie del reddito dei territori dellinterno sardo. Lorganico tecnico di architetti e ingegneri agli sgoccioli, di molto inferiore anche al risicato DM recente sugli organici, e ci con una netta sproporzione a sfavore del Nord Sardegna, dove sono in servizio appena 2 architetti a pieno tempo e 1 a mezzo servizio: battaglia persa, quella della tutela preventiva, e armi spuntate anche per la tutela con le carte. Il silenzio assenso uno tsunami inevitabile, frustrante e pericoloso anche sul piano delle responsabilit individuali, civili e penali. Meno di 1700 al mese per vivere tutto questo, non potere fare la libera professione, il rischio quotidiano di incappare in silenzi assensi di rilevanza giudiziaria in contenzioso, lassenza di cantieri progettuali e di restauro che possano motivare funzionari qualificatissimi a sentirsi utili, stano decimando le vocazioni professionali, umiliando una generazione. Un architetto MIBACT richiesto di avere oltre alla laurea, che abilit allingresso allalbo professionale, anche un triennio di specializzazione in restauro specifico: lesercizio costante di un sapere cos qualificato precondizione di garanzia per una corretta e serena valutazione, aggiornata ai pi moderni criteri e tecnologie, dei progetti prodotti dai progettisti privati, che chiedono autorizzazioni per ristrutturazioni, nuove lottizzazioni, ogni progettazione urbanistica.



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