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Napoli. Urge il restauro di Villa Livia, aristocratico set dei Bastardi
Natascia Festa
Corriere del Mezzogiorno 22/1/2017

Villa Livia, nella fiction I bastardi di Pizzofalcone dimora di due anziane assassine, un gioiello sconosciuto, sede distaccata del Museo Filangieri. Costruita nel 1931 al Parco Grifeo, ha bisogno di urgenti interventi di restauro per i quali, da tempo, il direttore Gianpaolo Leonetti cerca invano.

NAPOLI. La citt nobilissima dei Bastardi di Pizzofalcone continua a inchiodare al divano sette milioni di italiani, sedotti dalle storie di Maurizio de Giovanni, diventate una fiction da record per la prima serata di Rai Uno. Aspettando la quarta puntata di domani sera (alle 21,25) c chi recupera o rivede le precedenti su Rai Replay e il gioco pi frequente quello di riconoscere gli scenari che la macchina da presa e spesso il grandangolo di Carlo Carlei fotografano con piacere vedutistico da Grand Tour televisivo. Qualcuno rimane misterioso anche per i partenopei come la magnifica Villa Livia, dimora delle sorelle Filangieri (Lucia Ragni nella sua ultima apparizione prima della scomparsa e Gea Martire), assassine del secondo episodio. E il cognome delle anziane vendicatrici dei nipoti singolarmente una traccia, un indizio direbbe Lojacono, per risalire allidentit del sito che, grazie a un lascito del 1959, di propriet del museo Filangieri, anzi ne la sua sezione distaccata.

La Villa si trova al Parco Grifeo e fu donata con tutti i suoi preziosi arredi da Domenico De Luca Montalto, marito di Livia Serra, duchessa di Cardinale e pronipote di Gaetano Filangieri. Costruita nel 1931 in stile liberty, fu dimora aristocratica di questa coppia che, in assenza di discendenti, decise di lasciarla al museo con unindicazione precisa: quadri, porcellane e mobili dovevano rimanere doverano, mantenendo imprescindibilmente lassetto dellarredamento originario che testimonia una collezione nata non per costituire un museo contenitore, ma una Casa museo. In base a questa volont, il Filangieri vi cre il Centro internazionale di studi numismatici che fu inaugurato nel 1975 .

Bench gli interni, grazie a interventi scenografici, appaiano nella fiction scintillanti, in realt la villa versa in condizioni tuttaltro che buone. Sergio Attanasio, presidente dellAssociazione Palazzi napoletani e organizzatore del Premio Fanzago, ha fatto un sopralluogo suggerito proprio dalla visione dei Bastardi, mettendo in atto un interessante circolo virtuoso: realt-letteratura-piccolo schermo-di nuovo realt: Avendone riconosciuto la facciata esterna, ho chiesto ai curatori del Museo di poterla visitare. Cos mi sono reso conto che necessita di urgenti lavori di restauro che da solo il Filangieri non pu sostenere. Eppure le potenzialit della villa sono enormi. Grazie alla sua straordinaria posizione panoramica potrebbe diventare sede di soggiorno internazionale per gli ospiti dei consolati e degli istituti di cultura straniera a Napoli. Piccoli gruppi di studiosi e artisti potrebbero abitarvi durante la loro permanenza e, con le loro rette, la struttura si manterrebbe da sola. Sarebbe bello poi, ma ci muoviamo nellambito dei sogni ad occhi aperti che certe volte per aiutano, si potrebbe creare un Centro internazionale di studi sul Grand Tour.

Cosa ne pensa Gianpaolo Leonetti, direttore del Museo Filangieri? unottima idea che trova tutta la nostra disponibilit anche perch va esattamente nella direzione da noi pi volte tentata. Villa Livia un bene vincolato per il quale presentammo un progetto di restauro quando era soprintendente Enrico Guglielmo. Ma il Mibact non lo finanzi. Da allora non siamo pi riusciti ad ottenere nessuno stanziamento. Per volont dei donatori, la sua destinazione deve essere testualmente quella di attivit turistico-culturali come nel caso di Villa Pignatelli. I De Luca Montalto avevano le idee chiare. S, e le ho anche io perch nel corso degli anni ho provato tantissime strade per consegnarla a chi potesse garantire questa funzione. Ho chiesto alla Federico II, al Suor Orsola Benincasa, alla Partenope perch ne facessero la sede di corsi di alta formazione. Lidea era stata sposata dal compianto Giovanni Muto, storico dellateneo federiciano, ma con la scomparsa di questo sponsor non se n fatto pi niente. Quando Ilaria Borletti Buitoni, attuale sottosegretario al Mibact, era presidente nazionale del Fai, la visitammo insieme: lipotesi era di farne la sede meridionale del Fai. Ne ho riparlato di recente con il vertice campano, Maria Rosaria de Divitiis che ne sarebbe entusiasta, ma il Fondo ambiente italiano accetta con difficolt dimore che non abbiamo a disposizione finanziamenti per il restauro. Quanto servirebbe? Un milione e mezzo circa. Attualmente noi paghiamo le utenze e un custode 24 ore su 24 che risiede nella dependance dove, dopo la morte del comandante Ferdinando Acton che lo dirigeva, e date le precarie condizioni di manutenzione, fu trasferito anche il Centro numismatico guidato oggi da Marina Taliercio. Ha mostrato interesse anche lassessore comunale Nino Daniele per farne una residenza dartisti. Noi siamo molto aperti a questo tipo di proposte. Panorami, ma anche preziose collezioni. Quali sono i pezzi forti? Alcuni quadri di Paolo de Matteis, Fergola e di vedutisti; porcellane, mobili ad intaglio e una biblioteca. Al piano nobile, poi, c un altare settecentesco di grande rilievo. Senza contare i settecento metri quadrati di giardino con vista sul Golfo.



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