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In difesa dell'articolo 9. Se questa cultura umanistica
Tomaso Montanari
Repubblica, 23 gennaio 2017

INSIEME agli altri decreti attuativi della cosiddetta Buona scuola, appena arrivato alla Camera anche quello sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creativit. Per la redazione di questo testo, la ministra senza laurea n maturit Valeria Fedeli si avvalsa della collaborazione dellex ministro, ex rettore, professore emerito e plurilaureato ad honorem Luigi Berlinguer: e il risultato dimostra che il punto critico non il possesso di un titolo di studio. Sul piano pratico, la principale obiezione al decreto (che tra 60 giorni sar legge) che si tratta di un provvedimento a costo zero (art. 17, comma 1): e dunque anche a probabile efficacia zero.

Ma, una volta che se ne considerino i contenuti, c da rallegrarsene. Larticolo 1 chiarisce i principi e le finalit del provvedimento: il sapere artistico garantito agli alunni e agli studenti come espressione della cultura umanistica Per assicurare lacquisizione delle competenze relative alla conoscenza del patrimonio culturale e del valore del Made in Italy, le istituzioni scolastiche sostengono lo sviluppo della creativit. Cultura umanistica, creativit e Made in Italy (in inglese) sarebbero dunque sinonimi: per conoscere il patrimonio culturale, la Ferrari e il parmigiano (tutto sullo stesso piano) bisogna essere creativi. Si stenterebbe a credere alla consacrazione scolastica di questo modello Briatore se la relazione illustrativa del decreto non fosse ancora pi chiara: Occorre rafforzare il fare arte, anche quale strumento di coesione e di aggregazione studentesca, che possa contribuire alla scoperta delle radici culturali italiane e del Made in Italy, e alla individuazione delle eccellenze gi a partire dalla prima infanzia. Insomma: fin da bambini bisogna saper riconoscere (e, inevitabilmente, desiderare) una giacca di Armani o una Maserati. E visto che si raccomanda la pratica della scrittura creativa, la via maestra sarebbe fare il copywriter per gli spot, o scrivere concept per reality show, per rimanere alla lingua elettiva del Miur. Ora, anche ammesso che tra la nostra storia dellarte e il Made in Italy esista un rapporto genetico, ci non si traduce in unequivalenza culturale, e tantomeno in un orizzonte formativo. E non solo un problema di confusione concettuale: la domanda pi urgente riguarda il tipo di societ prefigurata da questa idea di scuola. Una societ in cui non si riesca nemmeno pi a distinguere la conoscenza critica dallintrattenimento, lessere cittadino dallessere cliente, il valore delle persone e dei princpi dal valore delle eccellenze commerciali. Una societ dello spettacolo a tempo pieno, un enorme reality popolato da creativi prigionieri di un eterno presente, senza passato e senza futuro. Gi, perch la creativit ha preso il posto della storia dellarte, che continua a non essere reintrodotta tra le materie curricolari da cui la Gelmini laveva espulsa in vari ordini di scuole. Pi in generale, lidentificazione tra cultura umanistica, creativit e mercato nega e soppianta la vera funzione della vera cultura umanistica: che lesercizio della critica, la ricerca della verit, la conoscenza della storia. Il fine delle discipline umanistiche sembra essere qualcosa come la saggezza, scrisse Erwin Panofsky nel 1944. Negli stessi mesi Marc Bloch scriveva, nellApologia della storia: nella nostra epoca, pi che mai esposta alle tossine della menzogna e della falsa diceria, che vergogna che il metodo critico della storia non figuri sia pure nel pi piccolo cantuccio dei programmi dinsegnamento! . Di fronte al nazismo e allOlocausto la cultura umanistica sembrava ancora pi necessaria: Bloch fucilato dalla Gestapo perch membro della Resistenza la definisce una nuova via verso il vero e, perci, verso il giusto. su questo fondamento che, nel dopoguerra, sono state ricostruite le democrazie europee. per questo che la nostra Costituzione impone alla Repubblica di promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca. La necessaria scommessa di un umanesimo di massa infatti quella di riuscire a praticare tutti, anche se in dosi omeopatiche, le qualit della ricerca: precisione, desiderio di conoscere e diffondere la verit, onest intellettuale, apertura mentale. Per secoli si creduto, a ragione, che queste virt non servissero solo a sapere pi cose, ma anche a diventare pi umani: e che dunque non servissero solo agli umanisti, ma a tutti. E oggi sono il presupposto necessario perch le democrazie abbiano un futuro. Essere umani ha scritto David Foster Wallace nel 2005 richiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacit di tenere davvero agli altri Questa la vera libert. Questo imparare a pensare. Lalternativa linconsapevolezza, la modalit predefinita, la corsa sfrenata al successo. Formare gli italiani del futuro al marketing del Made in Italy; indurli a coltivare la scrittura creativa e non la lettura critica di un testo; levar loro di mano i mezzi culturali per distinguere la verit dallo storytelling, o per smontare le bufale che galleggiano in Internet; annegare la conoscenza storica in un mare di dolciastra retorica della bellezza: tutto questo significa scommettere proprio sullinconsapevolezza, sulla modalit predefinita, sulla corsa sfrenata al successo. La cultura umanistica unaltra cosa: la capacit di elaborare una critica del presente, di avere una visione del futuro e di forgiarsi gli strumenti per costruirlo. Siamo sicuri di non averne pi bisogno?



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