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PARIGI-Villa Savoye, la casa-manifesto di Le Corbusier
Maurizio Cecchetti
www.avvenire.it, 20/01/2017

Costruita negli anni Venti: un'idea fatta cemento, icona, distillato della poetica del grande architetto che ne cur maniacalmente il restauro



A trenta chilometri dal centro di Parigi, a Poissy, in aperta campagna e su una collinetta da cui domina come un tempio greco sullintera vallata percorsa dalla Senna, la Villa Savoye uno dei 'monumenti' dellarchitettura moderna pi controversi. Costruita fra il 1928 e il 1931, con cambiamenti continui e radicali del progetto iniziale, vista dallalto e in pianta la villa rispecchia la costruzione formale dei quadri puristi di Le Corbusier e, come per i suoi dipinti, anche alla casa che gli commissionarono lassicuratore Pierre Savoye e la moglie Eugnie, Le Corbusier era morbosamente attaccato. La considerava il distillato della sua poetica architettonica, ma forse molto di pi. Nel 1960, mentre si discute del restauro delledificio, appare via via pi evidente che lo si sta snaturando. Annota l11 giugno 1960 Roger Aujame, architetto che aveva conosciuto Le Corbusier nel 1942 lavorando poi per sette anni nel suo atelier di rue de Svres: Le terrazze sono svuotate del loro contenuto, il soggiorno non comunica pi, i colori sono penosi... .

Le Corbusier vuole mettere al sicuro il suo bene attribuendogli una nuova funzione museale ma con una versatilit che poteva allargarsi anche a ospitare la sua Fondazione, i Ciam ( Congressi internazionali darchitettura moderna), una esposizione permanente della sua opera di architetto oppure un itinerario che documentasse le tappe storiche dellarchitettura moderna. Tutto complicato, a cominciare dai retropensieri dello stesso Le Corbusier che dissimulano le sue vere intenzioni. Dopotutto, anche se abitata per un certo numero di anni, non mai stata una casa. Forse fu, almeno nella mente di Le Corbu, un manifesto o un trattato darchitettura 'realizzato'. Un travaglio, certamente. Ovvero il palinsesto visionario del futuro che doveva realizzarsi; e, se anche volessimo ammettere che molte idee di Le Corbusier si sono affermate nel linguaggio comune dellarchitettura, dovremmo per aggiungere che ben poco possiede lincanto poetico di quel concerto lirico a Poissy. A cominciare dalle condizioni di partenza, dal contesto, la sommit di una collina, circondata dal verde, fiera di essere il punto ideale e silenzioso da cui scrutare il mondo tutto preso nel suo frenetico metabolismo. Oppure, come fanno intendere Susanna Caccia e Carlo Olmo nel saggio La Villa Savoye (Donzelli), essa il sigillo autobiografico che lautore vuole porre a una idea nuova dellarchitettura che, in s, assolutamente antica. Libro importante, questo, e decisivo, di 'microstoria' lo definiscono gli autori, che per la prima volta seguono giorno per giorno, per non dire ora per ora, la complicata vicenda della tutela di questo bene che, come nessun altro, testimonia le contraddizioni, ma anche il sogno dellarchitettura moderna.

La Villa Savoye non soltanto un capolavoro del Novecento, latto risolutore che non risolve nulla, la gloria e la polvere di Le Corbusier che, ancora trentanni dopo da quando faticosamente e tortuosamente lha portata a termine, si trova a guerreggiare con chi vorrebbe usurpargli il diritto di decidere su quella creatura che quanto di pi personale egli ha concepito e voluto, personale e assoluto, dunque un monumento a se stesso, al proprio genio, a una visionaria volont di riportare larchitettura allessenziale bellezza del Partenone, alla misura e al gioco dei volumi sotto la luce del sole, a quel-lestetica meridiana che allo stesso tem- po un mito e il demone che lo alimenta. Villa Savoye Le Corbusier, il suo autoritratto ma anche il pegno che lo vincola alleternit. Il sottotitolo del libro lindice del discorso: Icona, rovina, restauro (19481968). Non si parla anzitutto della sua costruzione, dunque, ma del suo mantenimento, ovvero soprattutto della tutela 'ideale' di un monumento che sub parecchi affronti: prima occupato dalle truppe naziste, per la sua posizione strategica come osservatorio sulla vallata della Senna e sulle officine industriali che la popolano, poi da quelle alleate dopo la guerra, come scrivono gli autori sar anche unautentica farm house con frutteti di mele e pere. Il Comune di Poissy la volle trasformare, per qualche anno, in Maison des Jeunes, quando il sito verr occupato da un liceo e attorno crescerenno case popolari (che ne modificheranno profondamente le prospettive visuali). Non so se Leonardo, Michelangelo, Bernini, David, Picasso si siano preoccupati tanto quanto Le Corbusier di preservare il loro mito. Il suo era il nome pi citato negli anni Cinquanta e Sessanta, non soltanto per larchitettura, ma per limmagine di ideologo del futuro, di profeta del moderno, di urbanista audace e tecnologo, pensatore del tempo e dello spazio che, prima ancora del costruire, ha rapporto con labitare (Heidegger laveva perfettamente inteso).

Le Corbusier non pensa larchitettura come costruzione, elabora una metafora di mondo e ne prende possesso senza inibizioni. Villa Savoye non per il test per dimostrare che la razionalit la soluzione di tutti i problemi; al contrario: la razionalit al servizio della poesia, e la poesia tale proprio perch sa mettere in forma il proprio metro. La poesia del moderno sempre performativa, mentre genera se stessa detta anche le regole della sua interpretazione. Come notano giustamente gli autori del libro, la proporzione la partita su cui si gioca la metafora della villa, ma una proporzione non matematica, una proporzione che aiuta a transitare tra significati, usi e credenze della modernit ( inventio del moderno). Il metro di Le Corbusier sono i famosi cinque principi dellarchitettura moderna che aveva formulato nel 1923 in Vers unarchitecture: pilotis, pianta libera, finestre a nastro continue, tetto piano a giardino, facciata libera. Tutto grazie allapplicazione del cemento armato. Un sistema economico e adatto a questa nuova visione, come certe soluzioni di Palladio, uomo per pi tecnico di Le Corbusier, pronto a usare materiali umili, ma anche grandissimo ricercatore della bellezza. Da cui villa Capra, La Rotonda, nel vicentino, con le sue quattro facciate identiche, termine di paragone per Villa Savoye assieme al Partenone. Ma, paradossalmente, nel suo nitore razionale, Villa Savoye larchitettura forse pi prossima idealmente al testo eretico di Le Corbusier, la chiesa di Ronchamp, dove egli sembr rinnegare tutto quello che aveva predicato prima dellultima guerra mondiale. Entrambi invece sono il distillato di quellintuizione che Le Corbusier aveva riassunto negli oggetti a reazione poetica. Casa-manifesto, casa-idea, casa-monumento per Le Corbusier essa, come scrivono i due autori del libro, divent icona. Villa Savoye la Stele di Rosetta del suo credo.

Dal 1963 al 1997 stato tutto un susseguirsi di restauri, con cambiamenti e ripristini dellinterno. Il libro segue passo passo la vicenda: i tentativi di sfilare di mano a Le Corbusier la gestione del restauro dellopera, le sue strategie per esaltarne la grandezza anche in forma di rovina (secondo quella 'sublime negligenza' cara agli antichi, che pu persino insinuare il dubbio sulle capacit dellautore, mentre invece lespressione della sua scala di valori): Villa Savoye deve essere una 'macchina per commuovere'. Cos mi capitato di scrivere altrove che la bellezza di Villa Savoye simile a quella di un baluardo espugnato e sigillato nella sua disabitata vuotezza. al tempo stesso la bianca cattedrale di Rodolfo il Glabro e lerosione dellantico nel presente come in certe visioni piranesiane: il bianco e il nero, il classico e il moderno, la ragione e lo spirito. Un tema molto francese, almeno da Cartesio in poi. Le Corbusier sa che deve confondere i pensieri dei suoi antagonisti, per portare la sua architettura a diventare monumento storico. Villa Savoye si sdoppia cos nelledificio e nella sua immagine parallela (che alla fine gioca il ruolo pi importante). Testo e paratesto, scrivono gli autori del libro. cos determinato a creare il mito della sua creatura che sceglie lui anche le fotografie che accompagneranno gli articoli che pubblicizzano la villa: Le Corbu il regista della sua edificazione iconografica, al punto che interviene sulle foto cancellando dettagli che lo infastidiscono, per restituire alledificio una estetica pi purista. Molteplici sono i temi che questarchitettura, la sua gestione postuma diciamo, pone secondo gli autori: la sua stessa immagine in rovina si fa testimonianza di una modernit a rischio e quindi da porre sotto tutela? Il primato della creazione sulla costruzione, del simbolo sulla pratica, affermato a un certo punto da Malraux. La prevalenza estetica delloggetto quando non pi luogo abitato e perde il suo valore di mercato, diventando sacro alla storia delluomo. Il 13 febbraio 1963 Le Corbusier scrive soddisfatto: la Villa Savoye stata classificata monumento storico. Punto e a capo. Inizia in quel momento una nuova storia delledificio, ancora oggi da interpretare correttamente.



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