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Il bello in periferia regala dignit alle citt
Ruffo Wolf*
Corriere del Trentino 14/1/2017

* Ruffo Wolf Architetto


Troppo spesso si giudica bella una citt per via del suo centro storico. Ma la grande scommessa portare il bello anche nelle periferie regalando cos la giusta dignit. Il bello di cui talvolta si parla sul Corriere Trentino a proposito di edilizia, architettura, citt, merita qualche declinazione o accorgimento.

Esteso alla forma urbana, il giudizio di bello relativo, e credo che questa sia anche la sua caratteristica pi interessante. Centri storici, aree industriali, residenziali, infrastrutture, stazioni: sono tutti luoghi importanti in cui lestetica assume valenze diverse. Troppo spesso giudichiamo bella una citt in funzione del suo centro, dimenticando che grande parte della vita urbana si svolge altrove. Periferie, sobborghi, aree ricettive, parcheggi, centri commerciali: qui non possiamo pretendere il medesimo valore estetico ma, semmai, possiamo ricalibrarlo.

Nessuno si sognerebbe di giudicare una citt dal suo ingresso autostradale, o dalla sua zona industriale, o da vecchie aree periferiche. Ma, se facciamo attenzione, la rigenerazione delle migliori citt europee negli ultimi quarantanni si avviata innanzi tutto partendo proprio da l. Luoghi marginali che ponevano le condizioni nodali per la rinascita dellintero sistema urbano. Grande lezione di cui la citt italiana dovrebbe tenere conto. I centri urbani, per quanto siano belle le rispettive aree centrali, mai saranno al riparo da contraddizioni e precariet sino a quando non avranno dato dignit e sistemazione alle proprie periferie industriali, commerciali, residenziali. Il nostro giudizio su una citt troppo spesso erroneamente influenzato da un approccio romantico: rimpiangiamo la bellezza di un nucleo medievale o rinascimentale, dimenticando che esso era inserito dentro un tessuto architettonico, economico e sociale di scarsissima salubrit e condizione di vita. Un nucleo antico, o un maso, o un rustico edifici che oggi esprimono forse la pi alta qualit abitativa sono stati per secoli abitazioni precarie di famiglie in sovrannumero, prive di requisiti che ora riteniamo basilari come luce, acqua, riscaldamento, sicurezza, igiene. Dovremmo ripensare il nostro giudizio su molti livelli periferici oggi raggiunti, non belli ma quantomeno dignitosi.

Anche le amministrazioni pensano di elevare la bellezza semplicemente rifacendo vie o piazze, dimenticando che la qualit degli spazi fisici da sempre conseguenza, non causa, della qualit/volont di vita che l si raggiunta. Ripavimentare una strada o ridisegnare una piazza senza rilanciare contestualmente le dinamiche di attivit e vita collettiva che in quello spazio si svolgono equivale a pensare al contenitore e non al contenuto.

Dignit, per certe aree urbane, dovrebbe essere il nuovo parametro di valutazione. Periferie, infrastrutture, luoghi collettivi, parcheggi, tutti ispirati a dignit architettonica: qualit di vita decorosa e, soprattutto, opportunit di crescita. Il nuovo orizzonte dellarchitettura quello di misurarsi con le parti urbane di serie B. Attraverso interventi di grande strategia ma anche di microchirurgia, capaci di facilitare la rigenerazione quotidiana dei luoghi, degli edifici e degli spazi.

Bello una tendenza collettiva generata da una progressiva sensibilizzazione sociale e culturale, che chi governa dovrebbe impegnarsi a seminare e a far crescere, pi che a raccogliere. Parlare di bello dentro la citt significa porre le condizioni per includere o escludere, e questo contraddice lidea stessa di citt, che invece quella trasversale di con-cludere, nel senso di tenere insieme. Cosa? Esigenze, realt, funzioni, diversit belle e non, ma tutte da ispirarsi comunque a un elevato grado di dignit. Che il traguardo per cui tutti, anche noi architetti, dovremmo ragionare e fare di pi.



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