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BRESCIA-Addio Leonardo Benevolo sognatore di citt pi giuste
FRANCESCO ERBANI
Repubblica, 07/01/2017

morto a 93 anni a Brescia il grande studioso di architettura Inizi con Olivetti, rivoluzion lurbanistica e le periferie
Leonardo Benevolo, che si spento a 93 anni nella sua Cellatica, in provincia di Brescia, ha attraversato da storico dellarchitettura e da urbanista lintero secondo Novecento. Che stato un periodo drammatico per il territorio italiano, i paesaggi e lassetto delle citt. I suoi volumi, editi da Laterza, hanno raccontato le origini della citt e dellurbanistica, una disciplina che, nei primi anni dellOttocento raccontava si specializz per evitare che la rivoluzione industriale, che aveva disseminato stabilimenti nelle aree immediatamente esterne ai centri storici, minasse la salute e la qualit della vita di milioni di persone. Era dunque una disciplina che si proponeva di tutelare linteresse generale e in particolare quello dei pi deboli.
Benevolo era di formazione cattolico- democratica, ma seppe attingere ai repertori della socialdemocrazia europea. Sulle sue analisi si sono formati molti professionisti i quali hanno interpretato lurbanistica come un servizio collettivo, un argine agli spiriti proprietari che sempre sono attivi nella costruzione della citt. Benevolo ha vissuto molte esperienze, anche fuori dellurbanistica, come linsegnamento al Cepas, la scuola per assistenti sociali diretta negli anni Cinquanta da Maria e Guido Calogero e finanziata da Adriano Olivetti. stato fra gli animatori del Progetto Abruzzo, insieme a Manlio Rossi-Doria e Angela Zucconi, che si proponeva una ricostruzione non solo materiale dei paesi abruzzesi distrutti durante la Seconda guerra mondiale. Il progetto faceva capo al community development, lo sviluppo di comunit di marca, appunto, olivettiana.
stato comunque nellurbanistica che Benevolo ha sperimentato la sua cultura e una sensibilit sociale e politica che oggi appaiono quasi un gesto eroico. Io non faccio letteratura urbanistica , diceva. Si proponeva quello che era realizzabile, senza per piegarsi a un riformismo esangue. Guardava alle esperienze europee, la sua citt doveva crescere pianificata, affidata al controllo pubblico.
Questi precetti lo hanno accompagnato nel lavoro con Carlo Melograni e Tommaso Giura Longo, poi con Ludovico Quaroni e Luigi Piccinato al piano regolatore di Roma negli anni Sessanta (che sarebbe diventato altra cosa rispetto alle premesse), nella pianificazione di Venezia, del centro storico di Urbino e di Palermo (insieme a Italo Insolera e Pierluigi Cervellati). Ma fra i suoi interventi emerge quello di Brescia, dove si trasferisce nel 1976. Chiamato da Luigi Bazoli, assessore allurbanistica di una giunta democristiana sostenuta dai comunisti, ridusse a un decimo le previsioni edificatorie del piano regolatore, fece comprare dal Comune i terreni sui quali far crescere la citt, li dot delle infrastrutture e vendette ai costruttori il diritto a edificarvi concordando un prezzo. In questo modo tagli le unghie a chi speculava sul valore delle aree. Una rivoluzione che realizz nei fatti quel che la riforma del ministro Fiorentino Sullo proponeva per via legislativa ma quella riforma fu fatta fallire prima di essere varata.
Dagli anni Settanta Benevolo era impegnato sul Progetto Fori, la ricomposizione dellarea archeologica centrale di Roma, con leliminazione della via dei Fori imperiali e la creazione di un sublime spazio pubblico. In quel piano, redatto con Vittorio Gregotti, ebbe come compagni il soprintendente Adriano La Regina, Insolera, il sindaco Luigi Petroselli e soprattutto Antonio Cederna, amico di una vita. Non se ne fece nulla. Il nostro progetto era troppo bello, disse forzando oltremisura la sua modestia. Occorre essere pazienti , diceva Benevolo, citando Le Corbusier e rivolgendosi ai suoi colleghi pi giovani, quei protagonisti impazienti della scena attuale che arrivano al successo e si sentono prematuramente soddisfatti. Larchitettura, insisteva, non unattivit che si realizza producendo cose dalloggi al domani .



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