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Capo Colonna. I 79 bungalow nellarea vincolata? Ancora non ci sono (ma per lo Stato s)
Gian Antonio Stella
Corriere della Sera 31/12/2016

I bungalow sono ormai stati realizzati. Cos risponde il soprintendente calabrese al ministero che gli chiede lumi su un villaggio turistico in area di vincolo paesaggistico a due passi da Capo Colonna. Come dire: cosa fatta, capo ha. Falso: non uno di quei 79 bungalow stato ancora costruito. Lo dicono le foto: non uno. E la battaglia per il promontorio potrebbe ancora essere vinta. Se solo lo Stato volesse vincerla.

Il documento ufficiale con la notizia falsa solo lultima tappa duna vicenda indecorosa di contratti firmati da defunti, businessmen che si dichiarano coltivatori manuali della terra, funzionari dei Beni culturali che vogliono mettere a verbale di non aver mai espresso unopinione, documentazioni sparite, protocolli non registrati, autorizzazioni date in 24 ore, imprese dal profilo ambiguo

Tutto comincia nel 2006 quando i fratelli crotonesi Armando e Salvatore Scalise, titolari di unimpresa di articoli sportivi, chiedono il patentino di lavoratori agricoli pur non avendo mai toccato una zappa. Due anni dopo chiedono il permesso per un intervento agrituristico su un terreno di propriet della ditta accanto alla cinquecentesca Torre Scifo sul bellissimo promontorio di Capo Colonna. A una decina di chilometri da Crotone. In realt di propriet non lo ancora: lo diventer due anni dopo la morte di Giuseppe Zurlo. Il quale risulta firmare la scrittura privata di cessione, riconosciuta dagli eredi, dopo i propri funerali.

Un miracolo. Forse inferiore, per, al prodigioso exploit burocratico del Comune di Crotone. Dove il dirigente che riceve la richiesta dei fratelli Scalise di conoscere quali documenti siano necessari per avere il nullaosta paesaggistico risponde (record planetario!) lo stesso giorno attestando la conformit dellintervento, un progetto di campeggio in loc. Alfieri, con il piano regolatore. Dove si precisava che per agriturismo si intende unattivit collaterale e ausiliaria per tre persone ad ettaro. Poche, per fare soldi veri. Meglio far riferimento alle zone per attrezzature turistiche leggere. Con un indice di fabbricabilit molto pi alto.

E questo sar, nei progetti, il Marine Park Village: 79 bungalow da tre posti letto pi una grande struttura bar-ristorante pi piscine e servizi. Per un totale di 237 ospiti. Anche se il depuratore da fare deve sopportarne 500. E anche se nelle intercettazioni tra mafiosi dellinchiesta Aemilia, riprese da Francesca Sironi su lEspresso online, c chi dice: l c pi lavoro che qua stanno facendo certi progetti a Capo Colonna devono fare cinquecento case di legno.

Fatto sta che le cose vanno avanti. Con accelerazioni folli, come lautorizzazione paesaggistica della Provincia concessa in otto giorni (otto!) dalla data del protocollo e insieme con strane frenate come quelle alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio. Ha 60 giorni per rispondere, lufficio: se non lo fa, con la trappola del silenzio-assenso, il 28 dicembre 2008 scatta il via libera. E cosa fanno i funzionari?

Istruiscono la pratica, con un ritardo abissale, luned 22 dicembre. Marted lantivigilia, mercoled la vigilia, gioved Natale, venerd Santo Stefano, sabato sabato e domenica domenica: lufficio apre il fascicolo luned 29: tempi ormai scaduti. Una schifezza. E allora cosa fanno quei funzionari? Protocollata la pratica il 19 gennaio successivo, a babbo morto, annotano lo stesso giorno di aver inviato una contestazione: la mancanza nella relazione paesaggistica dellelaborato fotografico panoramico ante e post operam. Di conseguenza il progetto in questione da ritenersi temporaneamente sospeso ad ogni effetto di legge. Marameo!, rispondono i promotori del progetto. Ci dovevano pensare prima. Non bastasse, quella famosa nota pare non labbia ricevuta nessuno. Misteri

E la Soprintendenza Archeologica? Almeno quella avr qualcosa da ridire? Nellaprile del 2009 Caterina Greco d un ok condizionato: bench larea non sia ancora soggetta a vincolo archeologico, la sua vicinanza al Parco di Capo Colonna impone che ogni operazione di scavo sia seguita da personale tecnico-scientifico. Una raccomandazione blanda, se vero che il Codice dei Beni Culturali tutela non solo i siti archeologici anche oltre lultimo centimetro dei confini ma pure il paesaggio dei dintorni, parte essenziale.

Fatto sta che, ottenuto nel 2011 lagognato permesso a costruire in quellarea ancora quasi integra duna costa devastata dallabusivismo e dalla speculazione, i lavori partono. E vedono entrare in campo i giudici, finalmente, solo dopo che i costruttori hanno cambiato impresa (puntando su una piuttosto chiacchierata) e deciso di procedere a una pulitura area di propriet. Cio lo sbancamento dei terreni. E la posa di decine di piattaforme di cemento per i bungalow e il ristorante. Posate, ovvio, senza locchio di un archeologo. E meno male che dovevano essere interventi leggeri

Il decreto di sequestro preventivo del cantiere firmato dal gip Michele Ciociola, durissimo, dice che gi stato realizzato un irreversibile stupro di uno dei pi rilevanti e protetti tratti di costa ricadenti nel Comune pitagorico. Pochi giorni e i legali degli Scalise chiedono gi il dissequestro: si impedisce la libera imprenditoria! Non manca lintimazione a concedere la ripresa dei lavori da parte dellavvocato Domenico Grande Aracri, che la Gazzetta del Sud definisce fratello del boss Nicolino.

E avanti cos, un tira e molla. Di qua i costruttori ad agitare carte bollate al Tar e al Consiglio di Stato (spuntando sconcertanti verdetti a favore) e di l gli ambientalisti trainati su tutti dallarcheologa Margherita Corrado, a dare battaglia con il grillino Nicola Morra e altri uomini di buona volont perch il governo, tempestato da appelli, si assuma le sue responsabilit. Come pu Dario Franceschini accettare che un suo dirigente, davanti alla richiesta di informazioni su Capo Scifo, risponda su carta intestata (protocollo 12388 del 23 settembre) con una menzogna?



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