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AMBIENTE - TUTELA: Fiume Sacco, depuratore sotto sequestro
Mariagrazia Gerina
L'Unit 24.07.2005

IL VELENO ritrovato nel pozzetto degli impianti di scarico di unindustria di Anagni. Sotto sequestro il depuratore dellazienda che produce tondini per lo stampino delleuro

Cianuro usa e getta. Lo stesso che ha avvelenato le mucche ritrovate morte nella campagna di Anagni, lungo il rio Santa Maria. I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Roma lo hanno ritrovato nel pozzetto del depuratore degli stabilimenti Siem, dove si producono tondini, utilizzati dalla Zecca dello Stato. Il cianuro, dopo esser stato impiegato per la galvanizzazione dei metalli, veniva smaltito dalla Siem nel torrente collegato al rio Santa Maria. Come una spia o una cartina di tornasole, il pozzetto di ispezione ha rivelato che il depuratore dello stabilimento non stava funzionando a dovere e che per questo motivo il cianuro finito nel fiume in quantit massicce. Il cianuro un veleno letale, per questo non deve superare una concentrazione di 0.01 milligrammi per litro.Nei fanghi di depurazione della Siem stato ritrovato in concentrazioni trecento volte superiori. Forse non abbastanza da uccidere una mucca. Abbastanza, certo, da far scattare il sequestro del depuratore e da configurare un reato per cattiva la gestione di rifiuti tossici.

VENIVA DALLA SIEM IL CIANURO CHE HA UCCISO LE MUCCHE? Le quantit ritrovate nel pozzetto del depuratore, trecento volte superiori ai limiti consentiti, non sono sufficienti ad ammazzare un bovino. Per certo, se il cianuro viene immesso a quelle concentrazione nel fiume, significa che limpianto di depurazione non funziona. E quindi non si pu escludere che nei giorni scorsi un guasto momentaneo pi serio possa aver causato una fuoriuscita ancora pi massiccia di cianuro. Se i filtri non lavorano i fanghi invece che essere smaltiti gradualmente si accumulano e alla fine possono anche fuoriuscire in modo improvviso, passando direttamente nel fiume, senza essere depurati. Ma le cose potrebbero essere andate diversamente. Inizialmente si era ipotizzato che a versare cianuro nel fiume fosse stata unautobotte. Ipotesi ancora meno rassicurante, visto che a quel punto a scaricare cianuro nel fiume sarebbero stati in due. C' un' imprenditoria truffaldina che per anni ha usato il fiume come una fogna a cielo aperto, denuncia Legambiente Lazio: ora di smetterla, il fiume va monitorato metro per metro, gli scarichi abusivi tappati, i colpevoli puniti. Il censimento degli scarichi industriali presenti nella valle del Sacco dice che nel fiume Sacco e nei suoi affluenti vengono scaricati 17 milioni di mc di rifiuti industriali e che gli scarichi industriali nellintera valle sono ben 88, la concentrazione pi alta di tutto il territorio laziale. Per ammodernarli secondo Legambiente servirebbero circa 100 milioni di euro. Si aggiungono 75 scarichi urbani e civili: un terzo dei quali (il 32,15%) non viene depurato. Davvero troppi rifiuti inquinanti per unarea che rappresenta la seconda area agricola dopo il bacino medio del Tevere: 60.411 ettari destinati allagricoltura, il 39,4% del territorio. Per questo - ricorda Legambiente - necessario che le bonifiche procedano di pari passi con gli indennizzi agli allevatori. Lobiettivo secondo lassessore regionale allAmbiente, Angelo Bonelli, fare della Valle del Sacco un parco naturale a vocazione agricola: Insieme allassessore allagricoltura - preannuncia - ascolteremo allevatori e agricoltori e valuteremo le loro proposte. Mentre dalla prossima settimana sar operativo il nucleo ispettivo dellArpa Lazio che provveder a controllare tutte le industrie insalubri della Valle del Sacco. Se le istituzioni nel passato avessero svolto adeguati controlli, adesso la Valle del Sacco non si troverebbe in queste condizioni, ha detto poi Bonelli, commentando il sequestro avvenuto ieri: Il lavoro svolto dal Noe - ha aggiunto - stato anche in questo caso determinante per la salvaguardie dellambiente e della salute pubblica. Unultima preoccupazione per il destino degli animali contaminanti dallaltra sostanza tossica che ha seminato il panico tra gli allevatori della valle, il lindano. Secondo Bonelli, prima di procedere allabbattimento, occorrer chiedere un parere scientifico per vedere se le mucche contaminate possano o meno tornare sane.



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