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La citt si ficcata nel tunnel
GIULIO PANE
la Repubblica cronaca Napoli 22-LUG-2005

SE LA condizione napoletana, e la vita nella nostra citt, assomigliano ormai a un percorso minato, e per molti ormai a un'angosciosa e ansiosa corsa verso l'uscita, non abbiamo da sorprenderci troppo degli atteggiamenti vagamente schizoidi che quasi giornalmente ne caratterizzano le scelte, le non scelte, l'immobilismo sostanziale della sua immanenza. Tali sono gli annunci e le smentite, le promesse e i tradimenti, i proclami e le azioni contraddittorie che senza interruzione ci piovono addosso, privandoci talvolta anche della speranza.
Cos, nell'arco di due settimane, vediamo il progetto del "waterfront" smentire nel modo pi clamoroso la cosiddetta pedonalizzazione dell'area di piazza Municipio, i concorsi di Bagnoli dichiaratamente aperti alla partecipazione di tutti essere concepiti di fatto per societ di progettazione multinazionali (e non ci convince l'ottimo presidente della Bagnolifutura Spa, quando lamenta che con queste leggi non avrebbe potuto fare di pi che indicare l'obbligo di cooptazione di un paio di giovani in ogni gruppo: le leggi non impongono i limiti curriculari e di fatturato che si sono letti invece neibandi di concorso, e che sono la vera sostanza del blocco effettivo di ogni partecipazione giovanile); il progetto del tunnel Acton passare da un preliminare all'altro senza uno straccio di conferenza dei servizi che superasse preliminarmente, appunto le inevitabili contraddizioni e difficolt; i pontili di Mergellina essere impiantati con sedicenti autorizzazioni, poi revocate quando gli stessi erano gi in carte a mare.
ERGELLINA essere individuata come sede di un porticciolo turistico dal nostro vicesindaco e sede di "balneazione urbana", come ha gi fatto a via Caracciolo, dall'assessore all'Ambiente; la questione rifiuti essere apparentemente avviata a soluzione, per ripiombare ancora una volta (chi in grado dare una data certa alle nostre estati al profumo di monnezza bruciata?) nel caos pi irresolubile, con discariche sequestrate, proteste stradali, interi quartieri abbandonati al "fai date".
Eppure in questi anni, e pi ancora in questi mesi, non si pu dire che la pubblica opinione non sia stata sensibile, consapevole e partecipe, almeno nelle forme che il sistema consente (e talvolta non tollera, come nel caso Albanese). Dunque vi una sordit strutturale, da parte di ogni livello della pubblica amministrazione, che si pu spiegare soltanto con l'intrinseca se-paratezza e autoreferenzialit nella quale si coltiva e prospera l'attivit politica napoletana. Una separatezza che non porge ascolto e difende il proprio operato con i generici argomenti del fare ("abbiamo fatto il possibile", " facile criticare, difficile fare"), mentre in discussione proprio la capacit di tradurre in operato sensibile i segni di tante occasioni d'infelicit urbana.
Prendiamo il caso del tunnel, quasi esempio emblematico. Si decide (da parte di chi, con quali concertazioni, secondo quale programma d'interventi?) chela disponibilit di 50 milioni di euro consentir la realizzazione di un tunnel che avvii la pedonalizzazione dell'area, dopo avere gi tentato un progetto poi rientrato di rialzamento della piazza Municipio, fino a nascondere le basi delle torri di Castelnuovo; com' pessima tradizione amministrativa, non si avvia la valutazione preliminare del costo dell'opera, preordinando successivamente i finanziamenti necessari, ma si subordina il progetto alla disponibilit attuale; si affida direttamente lo studio preliminare a una delle societ di progettazione europee pi note, allo scopo di garantirsi un risultato di efficienza nei tempi brevi richiesti dalla politica; ma il tempo delle indagini e delle prospezioni non c', n la pubblica amministrazione ha ritenuto di doverle preordinare preliminarmente: il risultato un
progetto monco, pieno di insidie di rischio (primo fra tutti quello economico, come denunciato dalla stessa Ove Arup), che si subito costretti a ridimensionare per la sua conflittualit con le istanze paesistiche e ambientali e che nella sua attuale configurazione non convince neppure chi lo vorrebbe, come chi scrive, utile ed efficiente, allo scopo di drenare almeno il 35/40 per cento del traffico verso il sistema autostradale esterno.
Nel frattempo, qualcuno si ricorda niente di meno del sindaco Lauro. E c' chi da una parte rammemora che egli "ha fatto" tante cose per Napoli (ed menzionata persino la rovinosa pavimentazione delle strade, dove il clinker sostitu gli storici basoli, prima ancora della lava dell'Etna, ma con la stessa improvvidenza) dall'altra c' chi vorrebbe consacrare alla sua memoria addirittura la piazza Municipio, oggetto di una delle sue decisioni subitanee, in barba a tutte le regole, i pareri preventivi di norma e quant'altro di democratico costume.
Certo, abbiamo la nostra storia, purtroppo, anche se molti di noi l'avrebbero voluta diversa. Ma non vorrei che - memori del celebre detto, secondo cui chi ignora la propria storia condannato a riviverla fossimo talmente maldestri da celebrare anche il peggio di essa, per il semplice fatto che " stata". Altrimenti, sar il caso di cominciare a pensare non solo di lasciare la citt cosa che sembra diventata un pensiero collettivo ma anche di rimuovere e fare emigrare con noi la toponomastica che ci cara, i monumenti che vanno in malora, le famiglie dei nostri artigiani, e quant'altro di salvabile e meritorio vi certamente, per lasciare pi posto agli scippatori, ai clan camorristici, alla mafia, all'aggressivit plebea, al sopruso quotidiano di ogni specie di prepotenza metropolitana. Forse una citt cos fatta giustificherebbe finalmente qualche azione pi concreta, oppure consentirebbe quella svolta, verso passati fasti, che l'inazione e la superbia politica sembrano inconsapevolmente preparare, suggellando il citato detto con un'altra verit: perch la storia ritorni sufficiente averla dimenticata.



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