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VENEZIA-Codex Publicorum. Atlante
Francesco Erbani
www.eddyburg.it, 09/11/2016

Un volume decisivo per la comprensione della Laguna di Venezia, costruito da Lidia Fersuoch sulla base di un'immensa congerie di documenti testuali e cartografici d'archivio stato presentato recentemente a Venezia. Tra i commentatori Francesco Erbani, che ci ha concesso di pubblicare il testo del suo intervento.


Lasciate come prima cosa che denunci limbarazzo per la mia scarsa titolarit quale relatore alla presentazione del volume di Lidia Fersuoch. Inadeguatezza nei confronti delloggetto, questo poderoso, fondamentale contributo alla storia, alla geografia e direi al presente vivo, un presente cos minacciato della Laguna (con la L maiuscola, come ho imparato da Lidia: nomina sunt consequentia rerum). Inadeguatezza, poi, nei confronti degli altri due relatori, Luigi DAlpaos e Francesco Vallerani, molto pi accreditati di me a misurare lentit scientifica di questo contributo.

Conosco Lidia Fersuoch da tanti anni. Siamo amici. Conosco la sua competenza sulle complesse, fascinose e drammatiche vicende della Laguna. Stimo la sua passione militante. Le volte che mi sono occupato di Laguna come cronista lho considerata al pari di una specie di Corte di Cassazione, ritenendola in possesso della parola per me definitiva, quella che consente di orientarsi, di non sbandare, di andare allessenziale, di fiutare dove stanno le ragioni della Laguna e dove stanno quelle di chi, agli interessi della Laguna, antepone i propri.

Ora, con questo volume, Codex Publicorum. Atlante (edito dallIstituto veneto di lettere, scienze ed arti) possibile per me percepire pi compiutamente la profondit storica delle competenze spese, insieme a Italia Nostra, nelle battaglie per lintegrit della Laguna, contro le Grandi Navi e i progetti di nuovi canali, contro il Mose. una quantit di saperi che in questo volume transita dalle discipline umanistiche a quelle idrauliche con sorprendente agilit, per nulla fiaccata dalla mole di documentazione. come se si completasse un circuito virtuoso fra cultura e politica, un circuito in cui luna e laltra si alimentano reciprocamente e che va dalle carte dellArchivio di Stato alle bocche di porto e dalle bocche di porto torna allArchivio di Stato.

Questo Atlante restituisce su mappe le misurazioni effettuate dai giudici del piovego, i giudici che dal XIII secolo avevano giurisdizione sulle propriet pubbliche, erano addetti a redigere una specie di catasto di queste propriet pubbliche e dunque vigilavano su canali, strade, saline, valli da pesca, barene, ponti, testimoniando attraverso le vicende processuali, i contenziosi, il mutevole assetto lagunare di quello e dei secoli successivi. Svolgevano quei giudici, se non capisco male, una fondamentale funzione di tutela del patrimonio pubblico e dunque in quelle sentenze si potrebbero rintracciare gli antecedente delle denunce, degli esposti, delle battaglie di questi anni.

Daltronde questo il frutto di un lavoro ventennale, di cui con Lidia qualche volta ci siamo trovati a parlare e i cui presupposti sono in un lavoro che risale al 1995 e che sviluppava la sua tesi di laurea: San Leonardo in Fossa Mala e altre fondazioni medievali lagunari.

Allestremo opposto del volume di cui si parla questa sera, allestremo opposto come dimensioni, ma non come peso specifico o intensit della riflessione, c Confondere la Laguna, 35 essenziali pagine nella coraggiosa, benemerita collana Occhi aperti su Venezia della Corte del Fontego di Marina Zanazzo. L si legge della multiforme bellezza della Laguna, del suo equilibrio precario tra un orizzonte di mare e uno di terra, dei potenti e tortuosi canali che si diramano in venature di sempre minore sezione a partire dalle tre bocche di porto, delle terre sommerse, i bassifondi, o a pelo dacqua, le velme, oppure appena rilevate, le barene. Insomma, tutto, tranne che un semplice e passivo vaso liquido, tutto, tranne che unindistinta distesa dacque.

Per molti di noi, non veneziani, per molti di coloro che sono abituati a paesaggi pi netti, pi rocciosi, a mari profondi, di colore blu cobalto, oppure per chi incapace di cogliere il dettaglio incerto di un paesaggio, il fascino che genera questa impressione di grigio, una sorpresa salutare leggere le parole con le quali Lidia descrive il funzionamento delle barene, che proteggono le aree stabilmente emerse, le isole abitate della Laguna, partecipano alla fitodepurazione e sono dotate di una vegetazione capace di catturare i sedimenti sospesi nelle correnti, attuando cos un perenne processo di autorigenerazione.

Sono terre, le barene, ma in fondo appartengono di pi al mondo dellacqua: ecco la loro seducente incertezza. Quellincertezza, quella mutevolezza che induce a percepirle con pazienza, dubbiosi e incerti noi stessi, persino un po spaesati, a bandire oltre le osservazioni frettolose, anzi sbrigative, anche atteggiamenti sbrigativi, iniziative che non calcolano le conseguenze.

Daltronde anche questo Atlante del Codex publicorum, che Lidia assimila a un testo medievale, costituito per gemmazioni successive, riferendosi ai territori della gronda lagunare da San Martino in Strada a San Leonardo in Fossa Mala, come recita il sottotitolo, tratta di territori incerti e mutevoli, territori ai margini, paesaggi fragili, anfibi, gi raccontati nella tesi di laurea e nel volume del 95. un paesaggio sfuocato, forse smarrito, che in queste pagine viene come rimesso a fuoco e persino resuscitato, fatto di fiumi, di laghi, di punte di terra, di vigne. Unaltra Venezia, scrive Lidia Fersuoch, largamente obliterata e perduta.

Sopravvive comunque e anzi invoca attenzione la trama di un sistema delicato, gli urbanisti lo definirebbero territorio lento, che sopporta interventi di salvaguardia, di cuci e scuci (oggi va di moda lespressione rammendo) e che invece destinato a soccombere se trattato con supponenza scientista, con prepotenza tecnologica. Sono luoghi che leggo nellAtlante interessati dalle sentenze dei giudici sono animati da vivide presenze, storie, controversie e rivalit, e recano segni di mestieri antichi che, pur inesorabilmente spariti, lasciano nella memoria un deposito di saperi e di metodi che ancora possono servire per orientarsi e non restare sopraffatti di fronte alle imposizioni globali. Hanno dunque bisogno, questi luoghi, di una parola che li descriva, di una rinominazione che restituisca loro vita e freschezza. Le sentenze e lAtlante ci provano.

A Venezia invece si perdono incessantemente residenti e anche barene: Lidia racconta che nel Seicento una stima estende la superficie totale delle barene a 255 kmq, allinizio del Novecento si era a 170, nel 2003 si scesi a 47.

Prima si parlava di incertezza. Incerti, invece, leggendo i volumetti di Lidia, oltre Confondere la Laguna, anche A bocca chiusa, dedicato alle gravi criticit del Mose, e persino Nostro Fontego dei Tedeschi, che non parla di Laguna, ma anche i nuovi templi del lusso, micidiali attrattori turistici gravano sul fragile sistema Venezia-Laguna, e quindi questo poderoso Atlante, incerti, dicevo, non bisogna essere di fronte alla pi terribile tragedia che pu abbattersi in Laguna, il suo dissesto morfologico, la sua erosione.

Quali danni abbia provocato il Canale dei Petroli, realizzato a met degli anni Sessanta, lo ha raccontato magistralmente DAlpaos (il quale, con ragioni assai convincenti, lo ha indicato come responsabile solo parziale dellalluvione di cinquantanni fa). Non scender nei dettagli, nellatrofizzazione della venatura di canali dovuta al fatto che la marea, controllata dal nuovo, pi profondo e pi largo canale, entrando in Laguna corre sulla superficie dei bassifondi e solleva materiali che vengono sospinti in mare aperto. N mi soffermer su quel che accade quando passano enormi navi che producono onde le quali anche loro sollevano grandi quantit di materiali dai fondali i quali poi tornano a depositarsi nel Canale dei Petroli o finiscono in mare aperto.

A proposito del passaggio delle navi nel Canale dei Petroli, ricordo il racconto che faceva Lidia (che poi ne parla nel volume del 95 che citavo prima) delle ricerche dellarcheologo Ernesto Canal, il quale per individuare i resti della chiesa di San Leonardo in Fossa Mala attendeva, appunto, il passaggio di una nave e il risucchio che questo provocava. Poi Lidia ha adottato lo stesso accorgimento per fotografare quei resti prima sommersi e poi emersi.

La Laguna rischia di diventare un cratere: cent'anni fa, calcola D'Alpaos, la profondit media era di 40 centimetri, ora, a causa di un milione di metri cubi di sedimenti che finiscono in mare aperto ogni anno, siamo a un metro e mezzo. E se non si porr rimedio, fra cinquant'anni si scende a due e mezzo. La Laguna sar un braccio di mare.

Per me valgono a documentare plasticamente il dissesto che quotidianamente si perpetua da cinquantanni in Laguna, due immagini: una cartografia della Laguna che restituisce, nella Laguna nord, lordito di canali, quasi fosse una forma vegetale che nella ramificazione custodisce lessenza della propria vita; nella Laguna sud, invece, un azzurro intenso, compatto, una distesa liquida che lantitesi della Laguna (la Laguna sud quella dove c il Canale dei Petroli); laltra immagine il video che documenta londa sollevata dal passaggio di una nave lungo il Canale dei Petroli, unonda che poi spazza la superficie della Laguna per centinaia e centinaia di metri. Quella cartografia e quel video restano ai miei occhi la prefigurazione di quel che, moltiplicato, potrebbe accadere in Laguna se si scaveranno o si approfondiranno altri canali.

Ci sono altri fattori che alterano la morfologia lagunare. La velocit delle barche a motore e il moto ondoso che provoca. La coltivazione delle vongole. Ma intanto su questo dissesto, oltre che sullassenza di politiche per regolare e contenere il turismo, sul passaggio in bacino San Marco delle Grandi navi, ha attivato la sua attenzione anche lUnesco, sollecitato ancora nel 2011, sempre da Lidia Fersuoch e da Italia Nostra, e che nel luglio scorso ha spedito al Comune un voluminoso rapporto, 78 pagine, che si conclude con un ultimatum: se entro il primo febbraio del 2017 non verranno prese misure urgenti, Venezia finir in una lista nera dellUnesco, la List of the World Heritage in Danger. Un passaggio che pu provocare luscita della citt e della Laguna dai siti patrimonio dellumanit (Venezia si era guadagnata il riconoscimento nel 1987).

II riconoscimento Unesco ha un valore culturale e politico, pi che giuridico, perch dichiara patrimonio dellumanit inscindibilmente citt e Laguna, raccomandando la tutela di questultima al pari dei palazzi e delle chiese. E per questo lorganismo dellOnu guarda con preoccupazione anche lo scavo di altri canali in Laguna per farvi passare le navi tenendole lontane da San Marco: prima il Contorta, pi recentemente il Tresse. Secondo molti, un rimedio peggiore del male.

Sul futuro della Laguna nel suo insieme, comprendendo anche Venezia, gravano incertezze e minacce, cinquantanni dopo quel 4 novembre 1966. Le Grandi navi, lo scavo di nuovi canali, il Mose: sono tre questioni maledettamente legate fra loro. Sembra gi sfumato nel tempo il clima dindignazione seguito allinchiesta della Procura di Venezia del 2014 che ha rivelato quale gigantesca corruzione avvolgesse il Mose. E quale impressionante mistificazione scientifica, tecnologica e politica abbia oscurato le ragioni della salvaguardia della Laguna, che comprende la salvaguardia di Venezia dallacqua alta, ma che non si riduce a questa.

Ebbene chi simmergesse nella lettura dello studio di Lidia Fersuoch, approfondirebbe una storia che si riferisce ai secoli dal XIII in poi, ma ogni tanto sollever lo sguardo alloggi e ne ricaver utilissimi elementi di conoscenza.



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