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Brera, bufera su Caravaggio. Agosti attacca e si dimette
Pierluigi Panza
Corriere della Sera - Milano 26/10/2016

Dal 7 novembre «Giuditta e Oloferne» sarà a Brera. L’opera è stata ritrovata in una soffitta di Tolosa e sull’attribuzione a Caravaggio è in atto un vivacissimo dibattito. Proprio per questo motivo all’interno della stessa Pinacoteca è scoppiato un caso. In polemica con la scelta del direttore James Bradburne di esporre il quadro si è dimesso dal Comitato scientifico lo storico dell’arte Giovanni Agosti. «Si accettano in modo acritico le attribuzioni proposte dai proprietari», dice. La replica: «Creiamo dibattito, giusto così».

Un Caravaggio con asterisco sarà esposto dal 7 novembre a Brera. Si tratta della Giuditta e Oloferne trovata in una soffitta a Tolosa e presentata lo scorso 12 aprile in Francia come un Caravaggio dal proprietario, l’antiquario Turquin, con alcuni storici d’arte. Con la cura di Nicola Spinosa, che lo ritiene un Caravaggio (a contrario di Mina Gregori) l’opera sarà esposta a fianco della Cena in Emmaus di Brera e di una copia della stessa Giuditta e Oloferne realizzata dal fiammingo Finson di proprietà di Banca Intesa e custodita a Palazzo Zevallos di Napoli. La battaglia di Brera è tutta intorno all’asterisco.

Il 16 e il 23 settembre il direttore di Brera, James Bradburne, sottopone al Comitato scientifico e al Cda l’idea di ospitare il quadro di Tolosa attribuito a Caravaggio che, pur vincolato dal Governo Francese, può uscire dallo Stato. Milano sarebbe la prima tappa. Non ci sono nette opposizioni ma progressivamente lo storico Giovanni Agosti, membro del Comitato scientifico, solleva perplessità, prima e dopo il 14 ottobre, data in cui si decide di procedere alla mostra.

Agosti lamenta vari aspetti. Intanto che Bradburne avrebbe avvertito il Comitato scientifico dopo aver preso già accordo con l’antiquario privato che ha in gestione il dipinto; quindi che si tratta di un quadro potenzialmente in vendita e presentarlo a Brera gli conferisce autorevolezza; peggio, che il proprietario «impone» che il cartellino nelle sale di Brera rechi il nome Caravaggio: è in gioco una «questione di autorevolezza». A seguito di ciò, Agosti chiede che, nella premessa al libro che accompagnerà l’esposizione siano ben chiariti l’imparzialità dall’attribuzione, anzi, quasi il distacco da essa (ma Spinosa, che è il curatore, è per l’attribuzione a Caravaggio!).

In accordo con il consigliere Stefano Baia Curioni e con il membro del Comitato scientifico Fulvio Irace (così scrive Agosti), lo storico dell’arte, in una lettera fitta di richiesta di rettifiche al testo che Bradburne sta preparando per la mostra (rileva 70 imprecisioni), chiede al direttore di scrivere che la decisione di fare l’esposizione è stata presa senza consultare preventivamente il comitato scientifico, che parte dei suoi membri ha espresso perplessità, che c’è disaccordo sull’esporre opere di provenienza privata specie «accettando in modo acritico le attribuzioni richieste dai proprietari». Si tratta di rilievi duri, anche nel metodo, come un po’ nel carattere di Agosti. Al quale non dev’essere servito essere sottoposto allo stesso vaglio anni fa, quando lo storico Marino Viganò pubblicò un saggio intitolato Bramantino a Milano: Precisazioni Trivulziane nel quale elencava i possibili «errori» presenti nei testi di Agosti su Bramantino.

Sta di fatto che, dalle dimissioni ventilate si arriva a quelle presentate. L’altro ieri Agosti ha scritto al numero uno del ministero per i Beni Culturali, Antonia Pasqua Recchia presentando le dimissioni dal Comitato scientifico di Brera.

A dire il vero, nelle brossure che si stanno preparando per la mostra e nel catalogo (Skira) l’«equilibrista» Bradburne si fa in quattro per dire che l’attribuzione a Caravaggio si sottopone all’attenzione di studiosi e pubblico (Agosti suggeriva una modalità diversa). Più precisamente, oltre all’asterisco a fianco del nome che rimanda all’intera storia del quadro, nel catalogo si dovrebbe leggere qualcosa come: «Si tratta di un confronto con finalità scientifiche e conoscitive attraverso cui si intende porre all’attenzione dei visitatori e studiosi alcuni problemi di attribuzione». Di più: «Il museo non si assume alcuna responsabilità in merito alle attribuzioni suggerite dai proprietari». A voce, Bradburne aggiunge: «Il compito di un museo vivo e coraggioso è quello di creare dialogo, non di decidere. La nostra è una funzione di trasparenza. Abbiamo organizzato una giornata perché gli studiosi vedano le opere e discutano. E l’assicurazione dell’opera è pagata da uno sponsor. Quando uno presta un’opera, però, non può lasciare che il museo a cui l’ha prestata cambi l’attribuzione». Esattamente quello che fece Agosti con il Luini che l’Ambrosiana gli prestò un paio d’anni fa per la mostra di Palazzo Reale: lui lo depotenziò come opera di scuola e il prefetto dell’Ambrosiana andò in mostra a riprenderselo.



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