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La geografia dei tesori fragili
Corrado Stajano
Corriere della Sera 26/10/2016

Castelli, mestieri, costumi: un viaggio nellItalia marginale ma ricca di tradizione

Ha la suggestione di un poema epico questo libro appena uscito di Antonella Tarpino, Il paesaggio fragile. LItalia vista dai margini (Einaudi). Come si pu definire un paesaggio fragile? Quello in ombra, oggi sommerso, segnato, pi che dalle linee della cartografia (margini, limiti e frontiere), dalle trame del lavoro e dellabitare, dice la scrittrice. Il libro un viaggio in un pezzo dItalia alla ricerca di lumi, tra natura e memoria, e d al lettore la percezione di esser capitato dentro antiche pagine che, nonostante il rigore scientifico dellopera, riscoprono lidea del mondo, protagoniste le passate generazioni fervide o inerti.

Al Paesaggio fragile fa da simbolo la sorte di Fabbriche di Careggine, in provincia di Lucca: Un borgo sommerso che affiora saltuariamente dalle acque della diga di Vagli, sembra un paese travolto da una sciagura naturale, con il campanile che svetta dalle superfici liquide e le mura di un edificio scoperchiato che fanno pensare alle fondamenta di uno scavo. E invece quel paese trasparente fu travolto, negli anni Cinquanta del secolo scorso, dal fiume Edron, ma questo accadde per responsabilit di una societ idroelettrica. Come nella tragedia del Vajont, nel 1963, con la diga, dalla morbida forma ondulata rimasta intatta.

Fabbriche di Careggine fuori dalla geografia del libro, Antonella Tarpino si muove in altri itinerari, le Alpi Marittime, la Liguria di Ponente, le quattro province ai margini tra la Liguria, il Piemonte, la Lombardia, lEmilia-Romagna, tra il Genovesato, lAlessandrino, lOltrep pavese, lantica Bobbio, sullAppennino piacentino, un tempo piccola capitale dove le ragazze sognavano di sposare gli ufficiali del Reggimento Cavalleggeri del Monferrato. La ricerca, infine, tocca le case di terra rossa tra il basso Piemonte e la Liguria.

Antonella Tarpino lautrice di quel bel libro, Spaesati. Luoghi dellItalia in abbandono tra memoria e futuro (Einaudi), che usc nel 2012 e vinse il Premio Bagutta dellanno successivo, quasi un pellegrinaggio tra rovine e macerie, una ricerca antropologica e sociale, espressione di un mondo colto, politico e morale, dalla montagna del Cuneese dove, dopo larmistizio dell8 settembre 1943, nacque la prima banda partigiana, fino a Riace, sul mare di Calabria, dove un giovane subacqueo scopr nel 1972 i due famosi bronzi.

Il paesaggio fragile differente da Spaesati nello stile della ricerca, soprattutto. Il rigore nella scelta delle fonti prevale sulla narrazione, anche se la scrittrice non ha certo tradito il suo mondo interiore. Parlare di paesaggio, cuore di una nazione, sembra in Italia uninutile bizzarria. (Ancora ai tempi della Costituzione del 1947 i giornali della destra codina, Il Travaso, Candido, LUomo qualunque, ironizzarono beffardi e grevi sul sacrosanto articolo 9 della somma Carta, la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.)

La scrittrice va a vedere e studia la bibliografia imponente la storia, la geografia, il vecchio e il nuovo che ora quando nasce gi vecchio, i costumi, i caratteri, i mestieri dei popoli vissuti in quei luoghi in tempi non omologati. Il racconto prende sempre lavvio da quelle parole che, come dice la scrittrice, rappresentano il fondamento della sua ricerca margini, limiti, confini di grande attualit, tra laltro, in un tempo come il nostro in cui, anzich abbattere inutili frontiere, si ricominciano a innalzare nuovi muri.

A leggere questo libro insolito si riscoprono le vite di mondi dimenticati. Dove sono finiti i bottai, i bastai, gli arrotini, i calderai che scendevano dai monti e andavano a cercar lavoro nelle cascine della pianura? E i tagliatori e i venditori di capelli? Non stupisce che alle origini mitiche dellindustria delle parrucche ci sia la leggenda di una fata dai capelli doro che avrebbe stregato gli abitanti di Elva (nel Cuneese) e che costoro da allora si siano dispersi ovunque per ritrovare i suoi capelli.

Sembra una fata anche lei, la Tarpino. Gira di castello in castello, il Castello Dal Verme a Torre degli Alberi devastato dai neofascisti nel 1944 al cnt Luchino Dal Verme fu partigiano nella divisione garibaldina di Italo Pietra col nome di battaglia di Maino, la marca della sua bicicletta e poi i disseminati castelli Malaspina, i luoghi di posta, le osterie dove sostavano i mulattieri che avevano una specie di divisa, un cappello a falda larga tipo bombetta. I muli carichi di grano, di vino custodito in otri di pelle di capra, di carbone, di castagne sono essenziali per chi vive allora intorno a Varzi, nella val Staffora e nelle altre valli vicine e lontane. I pifferai, i suonatori di cornamusa e di fisarmonica animano le sere di festa, gli orsanti, gli addestratori di animali selvatici, i saltimbanchi e i domatori, girano di paese in paese con i loro spettacolini circensi; le danze e i canti popolari buiasche, trallaleri legano le valli con londa sonora di una vecchia tradizione musicale.

E poi le vie del sale che un tempo era prezioso come loro e, in Liguria, i carretti colorati di blu degli acciugai e i librai ambulanti approdati da Pontremoli in tutto il mondo. Scrittori, poeti e pittori fanno da fondale con i loro racconti e romanzi, i loro versi, i loro dipinti, Francesco Biamonti, Italo Calvino, Giorgio Caproni, Beppe Fenoglio, Claudio Magris, Nico Orengo, Nuto Revelli, Mario Rigoni Stern, Lalla Romano, Claude Monet, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Ennio Morlotti.

Sembra quasi una favola questo Paesaggio fragile , un libro corale tra passato e presente, se non fosse terribilmente vero. Miseria e nobilt.

Nostalgia? No, soltanto affetti e verit da ritrovare.



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