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NAPOLI - Zevi: " qui la pi grande raccolta di leggi romane"
08 ottobre 2016 LA REPUBBLICA



L'ARCHEOLOGO VISITA LA COLLEZIONE EPIGRAFICA CHE SAR INAUGURATA NEL MARZO 2017

TRA gli ospiti illustri, accorsi ad ammirare la nuova sistemazione della collezione Egizia dell'Archeologico, c'era ieri Fausto Zevi, uno dei principali archeologi italiani, 78 anni e oltre 250 pubblicazioni alle spalle di archeologia romana e antichit italiche incentrate su Magna Grecia, mondo etrusco, Pompei, Pozzuoli e l'area flegrea, Ostia. Ma da grande studioso di Pompei (affont da soprintendente archeologo di Napoli l'emergenza del terremoto del 1980 nei siti vesuviani), Zevi stato richiamato dalla nuova sistemazione della collezione Epigrafica del Mann contigua alla sezione Egizia, che sar inaugurata ufficialmente a marzo 2017 con la pubblicazione della guida. Qui, grazie alle ricerche di numerosi studiosi, tra i quali Carmela Capaldi della Federico II, e sotto la guida di Valeria Sampaolo, esposto il corpus pi rilevante di lapidi, graffiti e iscrizioni dipinte o su incise su metallo del mondo classico. Ecco la sala dedicata a Roma. Il museo di Napoli il centro del diritto romano - spiega Carmela Capaldi - qui, e il professore Zevi lo sa bene, c' la pi grande collezione di leggi romane originali inscritte su bronzo, tavole che erano nel Tabularium sul Campidoglio, finite nella collezione Farnese, sono ora qui. Roma non ha questo patrimonio . Fausto Zevi annuisce: cos. Poi si ferma nella prima sala, quella dedicata ai graffiti e alle iscrizioni dipinte da Pompei. Ed eccolo avvicinarsi ai tre grandi blocchi di intonaco che furono staccati nel XIX secolo dalla parete nord della Basilica di Pompei, il tribunale della citt vesuviana. Il professore Zevi, allievo di Rannuccio Bianchi Bandinelli, accademico dei Linceii, ordinario alla Federico II e alla Sapienza, avvicina lo sguardo alla superficie intonacata. E cerca con entusiasmo crescente di rileggere i graffiti in corsivo latino lasciato dagli antichi pompeiani. Quelle pareti sono state per lungo tempo nei depositi, oggi il loro studio certamente pi agevole. Tiberio Caesare tertio Germanico Caesare iter consules legge Zevi, e riconosce il graffito che fissa una data consolare certa, tra 18 e 19 dopo Cristo, prima della morte di Germanico. Poi legge salutem e altri nomi. Ora si capisce bene come queste pareti fossero piene di graffiti - commenta il professore - sono giustamente collocate nel nuovo allestimento alla stessa altezza d'uomo in cui erano a Pompei. Per questo sono piene di graffiti. Una popolazione assai letterata, quello di Pompei, scrive molto bene, con grafia elegante, riporta versi a memoria. Accanto a Zevi, Carmela Capaldi annuisce. Il fatto che i Borbone staccassero non solo affreschi belli, ma anche pareti con iscrizioni, ci dice che avevano attenzione per la vita quotidiana, al contrario di quanto si pensi. Lo dimostrano le pareti con iscrizioni dipinte staccate nel 1755 dalla Villa di Giulia Felice qui esposte .

(antonio ferrara)



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