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DPEF: Sulle privatizzazioni la cifra c' ma non si vede
Il Sole 24 Ore, 16/07/2005

17-07-2005

Il "giallo" delle privatizzazioni nel Dpef 2006-2008: nel testo varato dal Consglio dei ministri scomparso ogni: riferimento alle previsioni di incassi dalle dismissioni. Eppure nella prima versione era contenuta una previsione complessiva di 45 miliardi da ricavare nel quadriennio, cifra peraltro inferiore rispetto alle slime contenute nel precedente Documento di programmazione 2005-2008, dove i miliardi erano 100.

Anche in assenza di una quantificazione esplicita dei ricavi, nel Dpef vi sono comunque riferimenti alle privatizzazioni per la stretta connessione con il risanamento dei conti pubblici e l'alleggerimento del debito; si conferma infatti che le vendite di asset del settore pubblico andranno interamente a riduzione del debito,.

Il rapporto debito-Pil nel 2005 stimato al 108,2%, per effetto del maggior fabbisogno finanziario, della minor crescita nominale e di un minor volume di privatizzazioni. In particolare la discesa stabile del rapporto debito/Pil che sar al
di sotto del 10% nel 2009 sar assicurata dal programma di finanza pubblica, con effetti sia di competenza economica che di cassa e dalle privatizzazioni.

Difficile fare marcia indietro, considerando che la principale fonte che alimenta il fondo per l'ammortamento dei titoli,di Stato rappresentata dalla voce "privatizzazioni": dal 1994 hanno permesso un afflusso superiore a 100 miliardi, secondo uno studio realizzato da Ires-Cgil. Come noto una boccata d'ossigeno quest'anno arrivata con la quarta tranche dell'Enel che consente al ministero dell'Economia di incassare 4,1 miliardi in un'unica tranche.

Tuttavia il collocamento sul mercato di quote di capitale di societ pubbliche finora non stato accompagnato dalla cessione del controllo ai privati; nella gran parte dei casi sono state cedute solo quote d minoranza, o quote di maggioranza ma con il mantenimento del controllo da parte del ministero dell'Economa. Questo "modello" italiano emerge dal rapporto del Centro studi di Confindustria che stima un ricavo lordo pari al 13,4% del Pil, frutto delle dismissioni effettuate a partire dal 1992.11 controvalore in Francia pari all'8.8% (nel periodo 1986-2004), in Germania al 5% (tra il 1987 e il 2004) e al 14,4% in Gran Bretagna (tra il 1982 e il 2004).

Siamo i primi della classe dunque? No perch l'Italia anche in Paese che presenta la differenza pi ampia in termini di Pil tra il controvalore complessivo delle cessioni e l'ammontare degli incassi per vendita di quofe di controllo (4%), che corrisponde alle privatizzazioni "effettive" (nei paesi europei la differenza in media di circa 3 punti).
Nonostante le privatizzazion la presenza della niano pubblica nell'economa italiana resta forte, soprattutto per l'ampiezza dei settori ancora controllati dallo Stato (energa, banche, assicurazioni, trasporti, Tic, servizi).

Mentre in altri Paesi come la Germania, la Francia e la Spagna la presenza dello Stato si concentra soprattutto nelle Utilities, nel settore finanziario e in minor misura in quello assicurativo, per non parlare del Regno Unito dove la partecipazione azionaria statale legata a poche societ.

Ma soprattutto in Europa spesso le privatizzazioni sono state accompagnate (o precedute) da processi di apertura al mercato, per evitare che le dismissioni si risolvessero nel semplice passaggio da un monopolio pubblico a uno privato. In Italia invece, pi che da interessi di politica industriale, le privatizzazioni sono state condizionate dalla necessit di far cassa per ridurre il debito pubblico. Un fenomeno che aumentato negli ultimi anni, quando si accentuata la tendenza a cedere quote non di controllo, con punte d incassi che hanno raggiunto il 76,5% (1999) e il 93% (2001).



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