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Venezia, un presepio vuoto per il turismo
Edoardo Salzano
Sito Eddyburg, Data di pubblicazione: 17.07.2005




Autore: Salzano, Edoardo

Il conflitto tra difesa del bene comune e dominio dei poteri forti nella citt e nella Laguna, in un articolo scritto per la rivista mensile Carta etc n.1, luglio 2005

Una citt unica al mondo

Il conflitto a Venezia come in molte altre citt italiane: tra la difesa del bene comune e il dominio dei poteri forti. Questi ultimi, dove governa il centro destra sono smaccatamente nella sala di comando, mentre dal centro sinistra sono privilegiati nella ricerca del consenso. Nella Laguna veneziana questo conflitto ha una luce particolare, perch particolarissime sono le caratteristiche assunte dal bene comune.

Domandiamoci perch Venezia (come si dice) una citt unica al mondo. Perch una citt che ha conservato quasi intatta la sua forma: le grandi trasformazioni avvenute negli ultimi due secoli, se lhanno indubbiamente guastata, non hanno cancellato il predominio dellimmagine progressivamente composta nel corso di un millennio. Perch una citt ancora viva: non solo un palcoscenico sul quale recitano compagnie forestiere, e neppure ridotta a parte (centro storico) imbalsamata o irrimediabilmente trasformata a frazione di unarea urbana pi vasta, ma una citt dove cittadini stabili abitano, lavorano, si incontrano, si sentono (ancora) cittadini normali di quel luogo millenario. Perch, infine, una citt che testimonia ancora, nella sua forma e nella sua vita, una capacit di governare il rapporto tra intervento delluomo e ambiente utilizzando la natura la sua forma come le sue risorse, la trama del suo disegno come i suoi elementi senza negarla, senza violentarla, senza distruggerla n degradarla.

Tensioni distruttive

Questa singolarit di Venezia lha resa soggetta a due grandi tensioni di trasformazione.

Da una parte, come ogni luogo eccezionalmente dotato di qualit particolari, divenuta il bersaglio di correnti di visita e dinteresse sempre pi vaste. Il turismo dlite dei tempi di Thomas Mann si rapidamente trasformato (soprattutto nellultimo mezzo secolo) in un turismo di massa sempre pi devastante: sia per lincompatibilit dei grandi numeri (oramai oltre dodici milioni di presenze allanno) con le dimensioni limitate, spesso anguste, comunque commisurate alluomo, della citt e dei suoi spazi; sia per gli effetti che esso provoca attraverso la mediazione delleconomia sulla vita stessa della citt. La fortissima riduzione delle case in affitto, la scomparsa dei negozi legati alla vita quotidiana, laumento dei prezzi al consumo, limpoverimento della qualit dei servizi di cittadinanza, tutto ci contribuisce a impoverire la vita sociale della citt e a ridurla al rango di una qualsiasi San Marino: vuoto presepio mantenuto a vita artificiale per la rappresentazione turistica.

Dallaltra parte, la costante tendenza allomologazione della citt e del suo territorio ai modelli dintervento caratteristici del resto del mondo. Mi riferisco soprattutto al particolarissimo rapporto che lega storicamente Venezia e il suo governo allambiente ambiente (alla Laguna), che un possibile modello per uno sviluppo della societ in armonia con la natura, e che negli ultimi secoli stato sistematicamente violentato: negato nella sua autentica modernit in omaggio a una mercantile modernizzazione. Ma su questo punto conviene soffermarsi.

La Laguna

Venezia non comprensibile e governabile senza la sua Laguna: ignorare questo sarebbe come ragionare su Roma riducendola al Colosseo. La Laguna un sistema unico al mondo, in equilibrio instabile tra i suoi due possibili destini (un braccio di mare, o una distesa di terra), Un sistema la cui sopravvivenza stata garantita per quasi un millennio da un governo assiduo delle acque e delle terre, orientato ad adoperare le forze della natura guidandole accortamente.

Le tre parole dordine, che costituivano precise direttive per i governanti della Serenissima, erano: sperimentalit, cio studiare, verificare, monitorare, provare anche per decenni; gradualit, cio progettare gli interventi in modo che la loro attuazione nel tempo avvenga per successione di elementi discreti; reversibilit, cio possibilit, in ogni momento, di ripristinare la situazione preesistente. Parole dordine dun ambientalismo ante litteram, rivelatrici di unattenzione agli ecosistemi naturali e alle condizioni del loro uso da parte delluomo che appaiono oggi duna modernit sconcertante: una sapienza da riscoprire.

Caduta la Serenissima, le logiche della modernizzazione otto-novecentesca hanno provocato un degrado costante: con opere pubbliche coerenti con la mentalit cementizia, con labbandono dellattivit diuturna e severa di manutenzione dellambiente, con linterramento e la privatizzazione (la sottrazione alla natura e al governo pubblico) di vaste porzioni di Laguna. Lalluvione del 1966 ha svelato gli effetti del malgoverno ma ne ha prodotto altri, pi devastanti: la decisione del governo nazionale (ministro Nicolazzi) di affidare a un consorzio di imprese, sostanzialmente edilizie, i compiti di studio, progettazione, sperimentazione e attuazione degli interventi sulla Laguna, sostanzialmente costituiti dai faraonici interventi alle bocche di porto: il cosiddetto progetto Mo.S.E. (acrostico di Modulo Sperimentale Elettromeccanico). Questo consorzio diventato il vero padrone della citt, indubbiamente il pi forte dei poteri che in essa (e su di essa) agiscono. Rispetto ad esso e alle sue scelte le forze che hanno governato la citt hanno dimostrato una debolezza sconcertante, a volte si sono rivelate apertamente complici.

Riprendere una vigorosa iniziativa politica contro il Mo.S.E., denunciare i suoi primi devastanti effetti, documentarli sollecitando una presa di coscienza dellopinione pubblica nazionale e internazionale (assolutamente disinformata della reale consistenza dei problemi e della pericolosit delle soluzioni in atto), sostenere le iniziative delle associazioni ambientaliste che tentano di contrastare i malanni, lanciare iniziative che rendano esplicita la possibilit di vivere la ricchezza paesaggistica, ambientale, culturale della Laguna in modo compatibile con la sua sopravvivenza, sperimentare in questo la possibilit di ricostruire un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente: questo dovrebbe essere limpegno centrale di un governo intelligente di Venezia, che voglia sottrarre il bene comune della citt e del suo ambiente al dominio dei poteri forti, per conservarlo intatto nellinteresse dellumanit.

Il turismo e la casa

Turismo e residenza sono due aspetti, strettamente connessi, della vita sociale della citt e, oggi, del suo degrado. Per combattere questultimo in primo luogo necessaria una politica del turismo che lo renda compatibile con la citt (e quindi capace di contribuire alla ricchezza dei suoi cittadini ma non distruttivo della risorsa di cui si nutre). Ci richiede la definizione e lattuazione di una rigorosa politica di razionamento programmato dellofferta turistica, quale fu proposta ai tempi della battaglia contro lExpo. Si tratta di una linea che indispensabile praticare per contenere uninvasione ormai insostenibile. Per farlo, bisognerebbe cominciare a rinunciare a tutti quegli eventi e quelle opere che accrescono il richiamo di Venezia sulle correnti turistiche: dai grandi eventi (la citt seppe opporsi allofferta di un Expo, e vincere la sfida), dallapertura a ogni iniziativa commerciale che si proponga di utilizzare lo scenario offerto dalla citt per celebrare i suoi prodotti, dallipotesi folle di una metropolitana sublagunare che accrescerebbe lafflusso di massa dei visitatori.

La difesa della residenzialit normale aveva costituito a Venezia una linea costante delle forze politiche della sinistra e del centro, dagli anni Settanta allinizio degli anni Novanta. La chiave di volta era stata quella di privilegiare lintervento pubblico, in particolare nel campo delle nuove costruzioni, di arricchire il patrimonio abitativo pubblico, di difendere la residenza contro ogni cambiamento delle destinazioni duso. In quegli anni, tutti i partiti hanno rigorosamente tenuto fede allimpegno neppure una nuova costruzione per abitazioni a Venezia che non sia pubblica e destinata ai veneziani.

A partire dagli anni Novanta il governo cittadino ha operato un drastico mutamento di rotta. Non si fatto nulla per la programmazione del turismo, cedendo invece a ogni iniziativa di commercializzazione, e anzi stimolandole: dalle esposizioni di automobili nel luogo sacro di piazza San Marco alla proposta di una metropolitana sublagunare. Si condotta una politica della casa pienamente coerente con quella sintetizzato nello slogan meno Stato e pi mercato, che si manifestava in quegli anni nella sinistra a livello nazionale. E si sono frettolosamente smantellati tutti gli strumenti che avrebbero consentito di controllare le destinazioni duso: dalla revoca della delibera comunale di recepimento della legge nazionale sui vincoli alle tipologie di attivit commerciali e assimilabili nei centri storici, al piano regolatore della citt storica, profondamente snaturato proprio sulla sua capacit di controllo delle utilizzazioni degli spazi edilizi.

Controllare luso degli spazi, per finalizzarne lutilizzazione allinteresse comune: questo ci che la Repubblica Serenissima ha saputo fare per secoli, e che ha prodotto il miracolo espresso nel nome di Venezia. Riprendere nelle proprie mani il controllo, contrastando i reiterati tentativi di adoperare privatizzazioni e commercializzazioni come motori di uno sviluppo misurato sul metro esclusivo della rendita: questa lunica strada che pu consentire al mondo di utilizzare il laboratorio che la citt e la sua Laguna possono diventare, nel faticoso tentativo della civilt di recuperare, dopo i secoli dellillusione sulle magnifiche sorti e progressive duno sviluppo affidato alla sfida tecnologica alla natura, gli insegnamenti di una raffinata esperienza di collaborazione tra storia e natura, tra sviluppo e ambiente.



http://eddyburg.it/article/articleview/3106/0/14/


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