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MOSE - VENEZIA: Ferrovecchio irreversibile
Casson, Felice
Da la Nuova Venezia, 16 luglio 2005 - Sito Eddyburg


Data di pubblicazione: 16.07.2005

Autore: Casson, Felice

La puntuale presa di posizione di un protagonista della battaglia per salvare Venezia, a proposito di una tragedia di rilevanza universale, che prosegue nellindifferenza dei grandi media.

La chiamano gi ferrovecchio, anche se dovrebbe entrare in funzione soltanto tra otto-dieci anni (per ben che vada). E che del sistema Mose si parla ormai da un trentennio. Non so se fero vecio sia il termine pi indicato. Fatto sta che nellepoca attuale, tecnologicamente cos frenetica, qualsiasi macchinario che abbia una progettazione cos datata viene pacificamente ritenuto obsoleto. Mi viene da pensare a certi impianti industriali di Porto Marghera, che pur coetanei del Mose sono gi ritenuti pericolosi, oltre che fuori mercato. Ma ho limpressione che la vicenda-Mose assomigli sempre di pi ad un dialogo tra sordi. E con qualche sgradevole sensazione in pi.

Se da un lato infatti si continua a invocare almeno un attimo di ripensamento e di approfondimento soprattutto di fronte alle profonde e irreversibili modifiche del territorio cagionate dagli affannosi lavori in corso, dallaltro lato (Consorzio Venezia Nuova e Magistrato alle acque) si procede imperterriti, sempre pi a spron battuto e in barba a qualsiasi anche minima richiesta di chiarimenti, di trasparenza e di verifica.

Proprio in questo ultimo periodo, il sindaco di Venezia ha provveduto alla nomina di un nuovo gruppo di esperti, con lincarico di riesaminare liter delle procedure e dei lavori relativi alla attuale fase propedeutica al sistema di chiusura delle bocche di porto. Lintento (persino ovvio) quello di riportare il Comune al centro di ogni decisione concernente le politiche di salvaguardia di Venezia, riappropriandosi un ruolo che gli stato sottratto, soprattutto negli ultimi anni, a seguito di tendenze assolutistiche e accentratrici, di cui la normativa Lunardi si resa chiara interprete.

Ma questa nuova richiesta di altol oggi ancor pi pressante e rilevante rispetto alle richieste del passato, proprio perch si colloca in un momento storico ben preciso, che costituisce per cos dire il punto di non ritorno. Chi abbia avuto occasione o voglia di recarsi in questultimo periodo allisola del bacn o al porto di Malamocco, o sui Murazzi, ha potuto riscontrare personalmente lo stravolgimento ambientale in corso. Ma, pur grave, il problema non soltanto di tipo estetico o ambientalistico. Il fatto ancor pi grave che i lavori sono giunti a un punto di non ritorno, perch si stanno per iniziare dei lavori di cementificazione e di costruzione di barriere e fondali non pi reversibili. E ci, ancora una volta, in barba alla normativa generale di salvaguardia e di tutela dalle acque medio-alte, ma soprattutto senza tener conto di alcune novit, tecnologiche e scientifiche, che sono emerse negli ultimi anni.

Da un lato, infatti, le nuove emergenze sulle mutazioni climatiche e sulla situazione delle acque marine e dei fondali consiglierebbero (sarebbe meglio dire imporrebbero) la rivisitazione di unopera concepita ormai qualche decennio fa. Daltro canto, sono stati presentati negli ultimi anni alcuni progetti tecnologici alternativi al Mose, che hanno sicuramente il pregio della reversibilit, che sono molto meno impattanti e che danno la possibilit di verificarne efficacia ed efficienza sul campo rapidamente ed in modo definitivo; ma hanno forse un grave difetto: quello di costare troppo poco rispetto al sistema Mose, anche dieci o venti volte di meno.

Ma su questi progetti alternativi, per il momento, nulla di specifico concreto e serio dato di sapere da parte del Magistrato alle acque (e da parte del suo concessionario unico): caso esemplare di totale mancanza di trasparenza e di correttezza nei confronti non solo dei proponenti, ma della stessa citt. N il Comune di Venezia o altri sembrano per il momento in grado di interloquire o di imporre alcunch, tanto meno una rapida sperimentazione.
A meno che, nei prossimi giorni non venga dato contenuto concreto alle critiche di irregolarit amministrative e di violazioni della normativa statale e comunale formulate da pi parti (Legge speciale per Venezia, norme urbanistiche come il Piano regolatore e le sue Varianti, norme paesaggistico-territoriali come il Palav ed i suoi vincoli, norme europee di tutela ambientale). E in tal caso si imporrebbe allora, da parte comunale, un forte e deciso intervento per il blocco dei lavori, da richiedere per e purtroppo in sede nazionale.

Non mi nascondo le difficolt di tale percorso, soprattutto di fronte ad una maggioranza regionale e governativa nazionale, che anche del Mose sembra aver fatto quasi una bandiera di efficienza. Il guaio che dei guasti e degli sperperi dovuti a tale sistema si potranno rendere conto anche tutti coloro che finora, per ragion di partito, si sono comportati da ciechi e sordi solo quando sar ormai troppo tardi.

Lo squadrone di persone (tecnici e dirigenti, pubblici e privati) messo in campo dagli aficionados del Mose (e dei suoi rilevantissimi benefit, presenti e futuri) si sempre guardato bene dallincorrere in qualsiasi pur minimo vizio formale o giuridico. Non so quindi se sar possibile cogliere costoro in flagranza di qualsiasi svista o irregolarit, pur banali. Ritengo per che la questione vada affrontata principalmente da un altro punto di vista, che quello della politica: fatti e non parole.

Ed sotto questo punto di vista che si dovr giocare la partita, da una parte imponendo un ruolo di centralit decisionale per lamministrazione comunale, dallaltra pretendendo con la massima urgenza una convocazione del cosiddetto Comitatone, allinterno del quale far pesare politicamente la volont espressa dai cittadini in occasione delle elezioni di questa primavera. Volont espressa con lapprovazione dei programmi di tutti i partiti del centrosinistra da una maggioranza ampiamente contraria alla prosecuzione di questi lavori. Sulle orme delle prescrizioni e dei giudizi formulati dal precedente Consiglio comunale, che aveva unanimemente deliberato che il parere al progetto definitivo non pu essere che negativo. Per di pi in presenza di sistemi alternativi meno impattanti, sicuramente reversibili e molto meno costosi.

Un'ampia descrizione della Laguna e degli interventi che la stanno distruggendo negli scritti di E. Salzano La Laguna di Venezia e gli interventi proposti (2003) e Venezia: un presepio vuoto per i turisti (2005). Numerosi altri articoli e documenti nella cartella Venezia e la sua Laguna








http://eddyburg.it/article/articleview/3105/0/37/


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