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MANTOVA - ARIA NUOVA IN DUCALE GRAZIE AD ASSMANN
14 settembre 2016 LA GAZZETTA DI MANTOVA



Raccogliendo la chiamata del dottor Paolo Predella, sulla Gazzetta di marted 13 settembre, vorrei associarmi alla sua esternazione di apprezzamento del lavoro che sta svolgendo il direttore di Palazzo Ducale Peter Assmann. Avrei voluto farlo tempo fa, ma sarei stato sospettato o tacciato di manifesta parzialit, avendo avuto modo di collaborare felicemente con lui gi in due occasioni quest'anno (per l'allestimento della scultura Vortici e per la mostra Abitare Gonzaga). Assmann ha portato cambiamenti, nuove strategie di visione della gestione del bene pubblico, ha reso pi elastica e complessa l'attivit ordinaria di un museo statale, rendendo ogni giorno straordinario e tutto ci richiede mentalit adeguate o almeno pronte al cambiamento. So per esperienza che questo non pu avvenire in poco tempo, soprattutto in un'istituzione che ha la storia di Palazzo Ducale e una tale vastit. La linea impostata da Assmann (portare la contemporaneit, ma non solo, dentro il museo di arte antica) quella che musei come il Louvre, il Prado, la National Gallery di Londra, l'Accademia di Firenze, la Reggia di Versailles, i Fori Romani, il Museo Archeologico di Napoli, tanto per fare pochi illustri nomi, stanno perseguendo da anni. La linea di ammodernamento gestionale che alcuni dei venti direttori italiani eletti con bando internazionale poco meno di un anno fa stanno perseguendo, ha provocato in alcuni casi malcontento in parte del personale (come nel caso della Reggia di Caserta), il che ovviamente si giustifica con l'aver aumentato flussi turistici, azioni curatoriali, aver rotto logiche gestionali antiquate, pur senza costringere il personale ad aumentare l'orario di lavoro (il che sarebbe impossibile in Italia). Un conto guardare una sala in cui non accade niente di rilevante, un altro custodire uno spazio in cui oltre ai normali visitatori in costante aumento (questi sono dati alla mano) si aggiungono lavori di allestimento, inserimento di opere d'arte contemporanee, visite guidate straordinarie, inaugurazioni. Aprire letteralmente, come sta facendo Assmann, straordinarie sale del Palazzo chiuse da decenni, significa aumentarne il valore, il potere di attrattivit, ma anche render un servizio al monumento stesso, mostrandone la bellezza in modi insospettati. Tutto questo richiede lavoro e sforzi da parte di tutti al suo interno, ma credo sia la migliore strada percorribile: come se Palazzo Ducale cambiasse ogni giorno, divenisse pi grande e pi seducente, pur rimanendo sempre lo stesso. Non fosse altro che per questa inattesa apertura, Assmann avrebbe realizzato il suo obiettivo. La cosa paradossale che a volta non si capisce che questo lavoro aggiuntivo significa aumento degli ingressi, dell'attenzione mediatica al museo, quindi potenziali ricavi e risorse in pi, quelle stesse che in clima di autonomia museale possono fare la differenza, anche per il personale. Detto ci, Assmann sta rendendo moderno un Palazzo che ha sulle spalle secoli di storia, una storia che lo ha visto ingrandirsi, modificarsi, reinventarsi in passato centinaia di volte. La sfida sta proprio nella capacit di continuare questa storia, innovandola, aggiornandola, pur nella continuit e nel rispetto delle sue criticit. Basterebbe vedere com' cambiata, grazie alla nuova direzione, l'accoglienza del visitatore in attesa alla Camera degli Sposi per capire che queste azioni fanno parte di una visione organica e all'avanguardia e in linea con quell'Europa che, seppure in crisi, rappresenta sempre la culla originaria della cultura del museo e della conservazione della memoria, fatta di opere che sono state, in passato, contemporanee alla loro epoca e di manufatti contemporanei che sono gi parte della storia attuale. Vedere un museo vivo e ravvivato da cambiamenti quotidiani, seppure richieda sforzi e attenzioni costanti e rinnovate (da parte sia dei funzionari, che del personale che dei visitatori, tutti costretti a continui aggiornamenti), pu comunicare in modo pi eccitante la consapevolezza di far parte di un momento privilegiato e non sepolto dalla polvere dell'immobilismo che spesso scorre nel sangue di chi, come noi in Italia, vive sulle rovine e sui reperti, giustamente inamovibili, della storia.




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