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PAESAGGIO - Bloccata la nuova centrale idroelettrica sul Rio Tovo, nel Vicentino
08 agosto 2016 IL MATTINO DI PADOVA



Lo stop dei Beni culturali, esulta il Comitato. I progetti approvati dalla Regione e i molti dubbi sul business dei micro-impianti



Sono centinaIa le richieste di micro-centrali idroelettriche presentate alla Regione Veneto. Una partita politica, economica ed ambientale di grande rilievo, che in genere sfugge allattenzione proprio per la sua grande frammentazione.

Le derivazioni sui piccoli corsi dacqua - ma anche su colossi come il Piave - producono reddito, ma anche il rischio di gravi danni agli ecosistemi locali e alla fauna fluviale. In questo campo, accade alle volte che Davide batta Golia, anche se la complessit delle procedure e i lunghi iter impediscono spesso di porre la parola fine.

E il caso della centrale che la Astico impianti srl vorrebbe costruire sul rio Val di Tovo, nel Comune vicentino di Arsiero. Un gruppo di proprietari dellarea riunito in Comitato e difeso dallavvocato padovano Maria Pia Rizzo riuscito a bloccare il progetto, costringendo la Conferenza dei servizi della Regione a congelare unapprovazione che sembrava ormai scontata.

Maria Pia Rizzo
Maria Pia Rizzo

Un caso apparentemente isolato che, per, potrebbe fare scuola. La Astico impianti srl partecipata al 100 per cento da oltre venti Comuni del Vicentino tra cui Thiene (che socio di maggioranza), Arsiero e Velo d'Astico di cui Giordano Rossi, presidente della stessa Srl, sindaco.

Il rio in questione misura solo tre chilometri e mezzo, ha un andamento carsico e presenta gi alcune derivazioni verso gli acquedotti. Secondo i calcoli dei progettisti, la portata media sarebbe di 70 litri al secondo, ma i legali dei resistenti hanno osservato come per questo calcolo sia stata presa in esame la piovosit del 2014, un anno eccezionale con il 57 per cento in pi di precipitazioni rispetto allanno precedente. Un aspetto non secondario, visto che la fattibilit economica della centrale legata a una produzione minima di 600 mila kilowattora allanno.

E una previsione probabilmente sovrastimata, si osserva: il perito di parte del Comitato ritiene che non si arriver neppure a 450 mila kilowattora/anno. Inoltre, il rio Tovo ha un bacino imbrifero di soli tre chilometri e mezzo, dunque largamente inferiore a quei dieci chilometri indicati da vari decreti come dimensione minima per installarvi microcentrali idroelettriche.

I ricorrenti minacciano ricorso alla Commissione europea, che ha gi intrapreso due procedure dinfrazione contro lItalia e la Regione Veneto, per laffermazione del sacrosanto diritto allambiente e del territorio, essendo perfettamente a conoscenza di come, tra le fonti rinnovabili, gli impianti idroelettrici e tra questi i mini e microimpianti, siano tra i pi devastanti per il territorio e i pi antieconomici rispetto alle altre fonti di energia pulita.

La Conferenza dei Servizi ha escluso la necessit di procedere alla valutazione dimpatto ambientale, ma lo stop alla Regione arrivato direttamente dalla Sovrintendenza ai beni culturali che, modificando un suo precedente parere favorevole, ha espresso parere negativo al progetto, non ritenendo idoneo il sito in questione per la valenza dei caratteri paesaggistici.

Secondo il sovrintendente Fabrizio Magani, il piano di monitoraggio (presentato dalla Astico, ndr) non comprende alcun elemento di tipo paesaggistico, n in fase di costruzione, n in fase di esercizio, relativamente agli aspetti quantativi: dal cosiddetto deflusso minimo vitale (cio il flusso di acqua che rimane dopo la presa dell'impianto idroelettrico, per garantire la vita del fiume/torrente per la fauna acquifera dopo l'intervento), ai dati sulla piovosit e sulla portata.

Il progetto comprometterebbe un ambito paesaggistico tutelato (mettendo a rischio, sottolinea Rizzo, anche la scomparsa di un raro gambero di fiume), e comunque per la Sovrintendenza e questo un principio generale che potrebbe impattare su molti altri progetti simili - sarebbe opportuno localizzare le opere in ambito che abbiano gi caratteri di antropizzazione.

Secondo Rizzo, la Regione si fa beffe della sostenibilit ambientale, omettendo una reale valutazione del rapporto tra costi e benefici e privilegiando il mero vantaggio economico degli investitori, scaricando per lo pi sui cittadini lintero costo dellopera.

La Conferenza dei servizi che fa capo al dipartimento Difesa del suolo della Regione, preso atto della bocciatura della Sovrintendenza parere vincolante, dunque non superabile - e dei rilievi mossi dallavvocato Rizzo, ha ravvisato la necessit di un supplemento distruttoria, rinviando a una prossima seduta a data da definirsi.

E adesso? Sinora, nel 2016, sono state presentate in Regione 12 nuove domande di derivazione. Secondo il dossier idroelettrico del Cirf, il Centro italiano per la riqualificazione fluviale, in Veneto ci sono 283 impianti e 202 nuove istanze di nuove concessioni, ma la cifra in difetto perch il dossier risale al settembre del 2014.

Un dato significativo: mentre la potenza complessiva degli impianti esistenti di 1.123 megawatt, quella degli oltre 200 che andrebbero ad aggiungersi di appena 116,8 megawatt: tantissime microcentrali per un business non si sa quanto redditizio, ma con un sicuro contraltare in termini di sostenibilit paesaggistica. (p.c.)



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