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Cosenza, la farsa della caccia al tesoro dAlarico. Il Comune non ha chiesto autorizzazioni. Stop della Soprintendenza
di Thomas Mackinson
il Fatto quotidiano | 19 novembre 2015



L'amministrazione del sindaco Occhiuto aveva annunciato la campagna di ricerche in Parlamento e sui Tg nazionali. Sei mesi per individuare la tomba del re dei Goti e trovare qualche reperto per il nascente "Museo di Alarico", che coster 7 milioni ai contribuenti. Due giorni dopo le ricerche si fermano: mai autorizzate

La caccia al tesoro era appena partita tra aspettative, incredulit e polemiche. La notizia che dopo due giorni si gi fermata, la Soprintendenza archeologica della Calabria ha bloccato tutto. Il motivo? La campagna di scavi lungo il fiume Busento non era mai stata autorizzata. Annunciata in pompa magna, doveva servire a individuare il leggendario tesoro di Alarico che le antiche scritture indicano in 25 tonnellate doro e 150 dargento, il bottino favoloso dei Goti dopo il Sacco di Roma. Se non tutto, almeno a rinvenire qualche pezzo utile al fantomatico museo che lamministrazione cosentina ha deciso di dedicare al Re massacratore, senza che si sia mai rinvenuto uno straccio di reperto, un sesterzio o anche solo un coccio di vaso rotto riferibile ai Goti. A volte si scava per non toccare il fondo. Parecchio da fare si data lamministrazione guidata da Mario Occhiuto che ha scommesso molto su uniniziativa di marketing territoriale che accalora e divide studiosi e appassionati di storia. E forse non a torto, perch ai contribuenti coster svariati milioni di euro.

Schermata 2015-11-20 alle 15.42.03Partiamo dalla fine. Tra meno di un mese a palazzo dei Bruzi si apriranno le buste con le offerte per abbattere lorrido Hotel Jolly che dagli anni Cinquanta offende la vista del centro storico. Lamministrazione ha cercato a lungo un pretesto per tirarlo gi e risistemare le sponde fluviali su cui affaccia. In ultimo, su impulso del sindaco-architetto di centrodestra Occhiuto, ha trovato quello di realizzare un polo espositivo dedicato al Re barbaro che antiche scritture e leggende vorrebbero sepolto da qualche parte laggi, lungo il greto del Busento insieme a un immenso tesoro di sesterzi, ori e pietre preziose frutto del saccheggio di Roma del 410 dC. Problema: la tomba di Alarico non c, solo un mito, tanto che in 1600 anni di ricerche nessuno lha trovata. Ci hanno provato fior di storici, archeologi, comuni tombaroli, perfino i tedeschi con apposite spedizioni comandate da Himmler. Niente di niente. Cos, ed il primo aspetto grottesco della vicenda, il catalogo del nascente museo al momento ha le pagine bianche e probabilmente tali resteranno. A oggi il suo primo e unico tassello una collezione di otto fibule visigote del V secolo donate alla citt dalla famiglia Bilotti che dovrebbe trovare dimora nelle future sale. Altro, davvero, non c. E tuttavia per racchiudere ed esporre questo nulla si spenderanno sette milioni di euro. Tante sono le risorse autorizzate dal Cipe nel 2012, a valere sui Fondi Sviluppo e Coesione destinati alla Calabria: 3,3 serviranno per realizzare la nuova struttura, 2,2 per acquistare lhotel Jolly da abbattere. Il Comune partecipa anche con 500mila euro di fondi propri, nonostante abbia i conti in rosso per 140 milioni di euro.

Nel frattempo il sindaco ha deciso di scavare oltre, rilanciando le ricerche del tesoro lungo il fiume. E qui la vicenda diventata farsa. Le premesse: in giro, per quanto li si cerchi, non si trovano tanti studiosi disposti a giocarsi la reputazione rincorrendo la leggenda tramandata da Cassiodoro e dallo storico Jordanes. Nei testi antichi raccontano che Alarico fu inumato con i suoi tesori secondo la tradizione funeraria dei Goti e che per rendere la tomba inaccessibile fu scelto il letto del fiume che fu deviato temporaneamente usando i prigionieri che poi furono uccisi uno a uno. Qualcuno per ci crede davvero. A farsi avanti uno sparuto gruppo di novelli Indiana Jones che, armati di droni e georadar, tenteranno di riscontrare con tecnologie moderne quel che ricerche archeologiche e predoni non hanno rinvenuto in cinque secoli di tentativi. Limpresa ardita e viene anche presentata in Parlamento, con tanto di conferenza stampa. I lavori di perlustrazione partono il 16 novembre per durare sei mesi. E poi? Sono durati due giorni soltanto. La soprintendenza ha appena notificato lo stop al Comune. Nessuno, in tutto questo, ha pensato di chiedere le autorizzazioni necessarie. Non ci ha pensato il Comune, non ci hanno pensato i finanziatori (privati) dellimpresa. Per poche decine di migliaia di euro a farsi avanti era stata la Fondazione Cassa di Risparmio della Calabria e della Lucania. Perch di sicuro non c, ma se mai ci fosse un tesoro meglio metterlo subito in banca.

Come nei migliori copioni esiste quello alternativo, il piano B. Il sindaco ha anche messo insieme un comitato tecnico-scientifico che annovera figure di spicco, come lex rettore dellUniversit di Reggio Calabria ed ex ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. Alla testa il professor Pietro De Leo, ordinario di storia medioevale. Nessuno di loro andr con pala e pile a cercare il tesoro. Laccordo tra Comune e Consorzio Cultura e Innovazione prevede lo sviluppo di modelli virtuali che raccontino la leggenda di Alarico. Attaverso luso di touch screen. Ebbene s, se i Predatori dellarca perduta non trovassero alcunch per dare un contenuto (purch sia) al museo sar la multimedialit a colmare il vuoto: il museo di Alarico sar uno spazio virtuale sostanzialmente privo di reperti. Questo nulla sar per racchiuso in un manufatto basso e dalle linee modernissime, quasi un cubo, che nei rendering fa gi a pugni con gli edifici alle sue spalle, segnati dal tempo e traforati dai colpi sparati in guerra. Non mancher, a quanto dato sapere, una statua equestre del Gran Barbaro che emerge dalle acque.

Studiosi, residenti, intellettuali, appassionati di storia seguono increduli questa strana commedia senzarte n parte. A molti non piace neppure lintroduzione e si chiedono perch mai rimestare e incensare il fantasma del re dei Goti, il cui nome resta indissolubilmente legato a uno degli eventi pi traumatici del mondo antico, l11 settembre della civilt romana. Ci va gi durissimo, tra gli altri, larcheologo Battista Sangineto, rilevando lautolesionismo che accompagna loperazione: Si spendono soldi per una leggenda quando il centro storico va a pezzi. Alarico, poi? Stermin centinaia di cosentini, non pu costituire la spinta propulsiva, il riferimento culturale e identitario di un progetto museale che attragga turismo culturale. Onorarlo in maniera ossessivo-compulsiva, titolando piazze e pizzerie al re dei Goti come scolpire nella pietra il marchio della citt iettatrice. Farne un brand anche umiliante per Cosenza che nel Medioevo fu una piccola culla di democrazia. Alarico ci mor per caso, una cosa appiccicata l. Come gli adesivi vota durante le elezioni.

Perch non si pu capire fino in fondo questa storia senza un dettaglio essenziale: a primavera in citt si vota e sulle memorie di Alarico il sindaco di centrodestra si gioca la rielezione. Il museo vorrebbe essere il fiore allocchiello del suo mandato, simbolo e prova della strenua volont di modernizzare la Cosenza decaduta, spenta, funerea di certe cartoline ingiallite. Quella che gi secoli fa i viaggiatori descrivevano come terra di morti o tomba dei re e degli eroi. Non a caso alla spedizione dei geologi lungo il letto del Busento, fermata dalla Soprintendenza, erano stati concessi sei mesi di tempo. E cio di andare oltre lappuntamento elettorale. Cos, se un domani si scoprisse mai che la tomba col tesoro non c, lurna sar gi chiusa.

La replica del sindaco Occhiuto:

Nessuno scavo archeologico e nessuna indagine invasiva sul fiume Crati. I rilievi effettuati sullalveo del fiume Crati e sul Busento, nei giorni scorsi, erano, come pi volte sottolineato, del tutto non invasivi. Altra cosa erano i lavori di bonifica che la Provincia, gi da diversi giorni e con tutte le autorizzazioni, stava effettuando proprio a tutela del fiume e del suo ambiente. La campagna di scavi per Alarico sar infatti debitamente pianificata, solo in presenza di indizi reali e, naturalmente, non sar avviata prima di aver richiesto tutte le autorizzazioni necessarie. Un enorme malinteso, dunque, creato da chi ha deciso di agire in malafede e presentare una denuncia senza minimamente documentarsi su quello che stava accadendo. Pertanto, nel giro di 48 ore, la vicenda, che ha visto la richiesta di chiarimenti della Soprintendenza, stata debitamente chiarita dal dirigente del settore Viabilit e manutenzione del territorio della Provincia.

Ecco il testo della risposta inviata alla Soprintendenza.

Oggetto: Provvedimento di sospensione dei lavori di Riqualificazione della confluenza dei Fiumi Crati e Busento e realizzazione del Museo di Alarico riscontro allatto notificato dal Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio culturale, Nucleo di Cosenza in data 18/11/2015

Premesso che latto notificato si riferisce al progetto di Riqualificazione della confluenza dei Fiumi Crati e Busento e realizzazione del Museo di Alarico, di competenza del Comune di Cosenza e non della Provincia di Cosenza, si evidenzia quanto segue:

Che tale progetto in carico al Comune di Cosenza attualmente in fase di appalto come risulta dalla consultazione dellAlbo Pretorio On Line del Comune stesso;
Che la Provincia di Cosenza sta realizzando i lavori relativi al progetto di Interventi di mitigazione dei rischi e ripristino officiosit idraulica dei fiumi Crati e Busento nel comune di Cosenza;
Che detti lavori riguardano la sistemazione idraulica dellalveo finalizzata alla protezione dei muri dargine di antica costruzione, mediante il posizionamento di massi naturali tali da centralizzare la corrente idrica e a protezione delle sponde;
Che gli stessi lavori rivestono carattere di urgenza con lapprossimarsi della stagione invernale e per i conseguenti fenomeni di piena, essendo i lavori in alveo;
Che pertanto, la sospensione ordinata, potrebbe essere di nocumento sia al prosieguo dei lavori che alla sicurezza degli argini e delle limitrofe aree urbane.

Per quanto sopradetto evidente che i lavori che sono in esecuzione non riguardano in alcun modo la ricerca di beni dinteresse archeologico, ma sono esclusivamente finalizzati alla mitigazione del rischio idrogeologico. E da rilevare, infine, che questo Ente si preoccupato dincaricare per la fase esecutiva dei lavori un geologo e un archeologo per monitorare le fasi preliminari al posizionamento dei massi con lutilizzazione di specifica strumentazione non invasiva per indagini geognostiche superficiali. Tutto ci, al fine di garantire la sicurezza sia della manovalanza che degli edifici limitrofi per la eventuale presenza di ordigni bellici. Lo stesso dicasi per il ritrovamento di eventuali reperti archeologici. Ad ogni modo, si fa presente, che da numerosi colloqui intercorsi con il Presidente del Provincia, che anche Sindaco della Citta di Cosenza, si evinto che lo stesso ha inteso utilizzare lattivit preliminare dindagine anche per una prima superficiale ricognizione di elementi utili per limpostazione di una effettiva campagna di ricerca archeologica per la quale saranno attivate tutte le procedure e/o autorizzazioni previste dalla normativa vigente.

La nostra replica

Pubblichiamo volentieri la precisazione del sindaco. Ciononostante rileviamo che la soprintendenza archeologica della Calabria ha ritenuto di bloccare i lavori ravvisando la violazione di tre articoli del Codice dei beni culturali, e per la precisione gli articoli 88, 85 e 96 del Dgls 22 gennaio 2004, n. 42. Rileviamo, inoltre, la curiosa circostanza per cui a seguire i lavori bloccati che per lamministrazione non riguardano in alcun modo la ricerca di beni dinteresse archeologico il Comune ha chiamato proprio un archeologo.

Aggiornato da Redazione Web il 20/11/2015 ore 15:24



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