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Metamorfosi. Lurbanistica rivela la crisi della societ
di Lino Cattabianchi
L'Arena, Giornale di Verona, Marted 12 Luglio 2005




Spariscono elementi storici del tessuto urbano sostituiti dallarchitettura di grande e anonima periferia
Ma che bel paese che non c
Negli anni Trenta cominciano le grandi demolizioni: gi le case di corso Carlo Alberto. Nellultimo dopoguerra addio ai Sette Cantoni e a Sottovia, sacrificata per ampliare lospedale



Nel corso dei secoli lassetto urbanistico del paese ha trovato una sua definizione in relazione alla rete viaria e ai limiti geografici del territorio, costituiti a nord dallAdige e, in tempi recenti, dal tracciato della superstrada che lo collega alla Valpolicella. Le nuove zone di espansione si ritrovano in Val di Sole, a San Vito, nella zona Monti, nel quartiere di Ca Filippi e nella zona a sud degli impianti sportivi sulle due storiche direttrici di via Molinara, Ca di Capri e verso Lugagnano. La cerniera fra il vecchio e il nuovo abitato costituita dal piazzale San Valentino, oggetto in tempi recenti di concorsi di idee per una sua utilizzazione ottimale che tenga conto di questo nuovo dato.
Il cuore antico del paese, come lo chiama Elio Bonizzato, ha conosciuto molte trasformazioni che hanno comportato spesso prezzi elevati: abbattimenti di edifici storici significativi e in grado di determinare il volto del paesaggio urbano. Una lunga serie di perdite che comprende la chiesa della Disciplina, il saponificio Pinali nella vasta area a ridosso della Gardesana dove ora si stende il centro direzionale Acropoli, la monumentale scuola elementare della Citella, abbattuta negli anni Settanta per far posto a un nuovo complesso, lasilo Bacilieri, la casa delle suore Ancelle, la filanda Danese che aveva chiuso il ciclo della produzione della seta nel 1957, la vecchia sede della Cassa di Risparmio, il macello comunale in lungadige Trento.
Il centro storico stato definito in alcuni tratti fondamentali: allinizio degli anni Trenta, labbattimento delle case di corso Carlo Alberto (ora via Mazzini) spiana la via alla costruzione della Casa del Fascio (attuale sede di una parte degli uffici comunale e della sala consiliare); la demolizione della casa dei Sette cantoni costituir la base per la realizzazione della moderna via De Gasperi, una parallela che da piazza Nuova sfocia sulla Gardesana (inaugurata nel 1957 per alleggerire il traffico nel centro storico) e apre lo spazio urbano su piazza Nieder-Olm; le case di Sottovia vengono abbattute per ampliare lospedale Orlandi.
Del fervore edilizio tra fine degli anni Venti e inizio degli anni Trenta rimane ancora in piedi la palestra di via Citella (nata in stile littorio come Casa del Balilla), inaugurata nel 1934 e realizzata su progetto Avesani-Marconi con una spesa di 84.097 lire. Molti degli edifici dellattuale via Mazzini e delle zone limitrofe sono stati abbattuti e ricostruiti. Degli insediamenti produttivi in centro storico rimane in piedi ancora il fatiscente edificio delle ex cantine Biscardo. Il complesso dellospedale Orlandi ha subito numerosi ampliamenti e rimaneggiamenti fino alla costruzione dellala nuova: al suo interno stata abbattuta la cappella dei conti Orlandi, con il suo caratteristico tetto a capanna. Gli edifici abbattuti, a volte, anche se umili e di non grande rilievo artistico, commenta Beppino Zocca, entravano nelliconografia del paese, non rompevano schemi e non usurpavano lo spazio. Adesso prevale al contrario una sorta di atomizzazione; manca un rapporto organico con lesistente urbano. I motivi sono chiari: allessere si sostituito lapparire e ogni individualit architettonica pretende una sua visibilit assoluta che prescinde dal contesto. Anche attraverso lurbanistica possiamo constatare la crisi della comunit che crea il proprio habitat. Non pi citt, ma una disordinata periferia. Non tuttavia superfluo sperare (la storia lo insegna) che la citt riesca, prima o poi a ricostituire un suo ordine. questo il compito che attende le amministrazioni presenti e future.
Fin dagli albori, stata leminente funzione di centro commerciale e di passaggio a influenzare anche le vicende urbanistiche di Bussolengo. Se consideriamo, scrive Giorgio Maria Cambi, che la maggior arteria commerciale della preistoria, la Via dellAmbra, passava per la Val dAdige, e che il guado permetteva un comodo collegamento con le popolose zone della Bassa Veronese e dellAlto Mantovano dove fioriva la civilt dei palafitticoli, vediamo come i primi abitanti di Bussolengo abbiano scelto a loro dimora un luogo ideale per il controllo del traffico che si svolgeva attraverso il guado dellAdige, restando al sicuro da attacchi nemici. Il villaggio era inoltre a breve distanza dal rifornimento dacqua del fiume e in una zona collinosa che ospitava numerosa selvaggina.
Una vocazione commerciale che si sposa naturalmente con quella agricola: le due fiere di san Valentino e di san Rocco, non a caso, capitano quando lAdige basso allansa di Pol e il guado facile per le mandrie da nord a sud. Ecco perch Bussolengo un polo di riferimento annonario per le popolazioni limitrofe e perch nasce la spianata del mercato, tratto saliente dellurbanistica tradizionale. Al mercato del gioved si sono aggiunti nel tempo esercizi commerciali o figure professionali indispensabili e legate al mondo dellagricoltura: la farmacia dove era facile trovare rimedi anche per gli animali, il veterinario, il consorzio per i prodotti da impiegare nel lavoro dei campi.
Una terra dura, quella di Bussolengo, piena dei sassi delle colline moreniche. Solo la bonifica dellAlto Veronese ha consentito, nella prima parte del Novecento, lo sviluppo, come del resto a Pescantina, di frutteti specializzati orientati in gran parte verso la peschicoltura. La seconda fase dello sviluppo economico del paese coincide, alla fine dellOttocento, con la filanda della famiglia Danese che lavorava le seta dei bozzoli prodotti nelle campagne. Ma questa attivit, come del resto quella trentennale del saponificio Pinali, non serv a diffobndere industralizzazione, mentre dal primo calzaturificio dei fratelli Trevisani, nel 1934, partirono molti dei protagonisti di quella che sarebbe stata lepopea della scarpa a Bussolengo. I calzaturifici, secondo Cambi, si moltiplicarono in unautentica partenogenesi industriale che arriv al punto di massimo sviluppo tra gli anni Sessanta e Settanta.
Il calzaturificio Maria Pia, fondato da Pietro Vassanelli, gi in forza ai fratelli Trevisani, arriv ad avere 350 operai, oltre a creare lindotto delle giunterie, che trovavano spazio nei luoghi pi impensati. Trasferitosi poi nel 1967 in localit Pizzilli, in Comune di Cavaion, il calzaturificio raggiunse gli 800 occupati.



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