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Studiando i "pentimenti" tornata alla luce la Piet del Bramantino
Igor Principe
Il Giornale, Milano, 12/7/2005

A suo modo, una scoperta. E non di poco conto. Dietro l'identificazione della tavola del Bramantino, Piet artaria, che il mondo dell'arte credeva scomparsa da quasi un secolo, si nasconde l'Italia dell'eccellenza tecnologica.
Milano a esprimerla in una storia che coinvolge la Sovrintendenza dei beni artistici earchitettonici di Brera e il Politecnico. Tutto comincia due anni fa a New York dove, nel corso di un'asta, una coppia di collezionisti parigini, Claire e Giovanni Sarti, acquista una tavola che si sospetta essere una Piet. Non se ne conosce il prezzo. Posso ipotizzare una cifra inferiore ai centomila dollari, visto che in catalogo sulla tavola la base di partenza era di poco pi bassa, racconta Pietro Marani, docente di Storia dell' arte moderna e museologia alla facolt di disegno industriale del Politecnico. lui - insieme con la sovrintendente di Brera Maria Teresa Fiorio - l'esperto cui gli acquirenti si rivolgono per il restauro dell'opera. E per la verifica della sua autenticit.
Il dipinto era sporco e ossidato, cosa che non permetteva di capire se fossimo o meno davanti a una delle opere fondamentali del Bramantino - prosegue Marani -. Dell'artista esistono solo 17 lavori su tavola. La Piet artaria di importanza centrale. Whilelm Suida, uno dei massimi studiosi del pittore, la colloca nel periodo in cui oper a Milano per Giangiacomo Trivulzio.
Suida colui al quale si deve la riscoperta del Bramantino, ritenuto fra i massimi allievi di Bramante e Leonardo.
Su questo punto non esiste certezza assoluta, malgrado il nome faccia presumere un rapporto strettissimo con il Bramante - precisa il professore -. Sicuramente Bramantino ha cominciato a lavorare a Milano nel 1480, periodo in cui i due maestri rinnovavano l'arte lombarda. L'attenzione degli studiosi si concentra sulla Piet, detta artaria dal nome dei due editori musicali viennesi che la conservano. Fino a quando, fra le due guerre mondiali, se ne perdono le tracce.
Si pensava fosse scomparsa con i beni della famiglia, caduta in disgrazia. O che fosse finita in America, essendo proprietari fuggiti da Vienna in seguito alle persecuzioni naziste. Ora dall'America tornata in Europa, per il ricovero a Brera. Qui rimasta i attesa per sei mesi. I macchinari per gli studi erano in prestito in altri musei italiani spiega Marani, che ha diretto il restauro come storico ed esperto dell'autore. Ero convinto della sua autenticit. Ma c'era bisogno di un riscontro scientifico. La tavola stata inviata ai laboratori Scarpelli, a Firenze. Nel contempo, ho chiesto a Antonietta Gallone, del dipartimento di fisica del Politecnico, di fare prelievi sul dipinto per analizzare i pigmenti e il loro legante.
qui che entra in gioco il centro d eccellenza tecnologica. Il primo in Italia ad aver compiuto analisi dettagliati sui materiali della pittura. L'uso di strumenti all'avanguardia nelle analisi di tipo riflettografico, che bombardando la tavola con emissioni combinate permette la lettura sottopelle del colore, e quindi la scoperta del disegno della tecnica (matita o incisione) con cui realizzato.
Sono stati rilevati i "pentimenti" dell'artista, cio le modifiche della prospettiva e delle figure che un semplice copista non avrebbe avuto ragione di apportare - dice Maran -. Questo, insieme con gli studi sulle dimensioni della tavola ci ha fatto capire che si trattava dell'originale. E che non risaliva al 1513, ma a una decina di anni prima.
L'opera stimata intorno a tre milioni di dollari. Molti musei sarebbero disposti ad aggiudicarsela. Soprattutto in Francia e negli Stati Uniti, dove del Bramantino non esiste quasi nulla.




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