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La mafia, Caravaggio e quel quadro maledetto
Saverio Lodato
LUnit, 11 luglio 2005

II CARAVAGGIO LATITANTE

MICHELANGELO MERISI ha vissuto in Sicilia tra il 1609 ed il 1610. In questo periodo il grande pittore ha prodotto diversi capolavori a Messina, Siracusa e Patermo. In quest'ultima citt il Caravggio realizz la Nativit. L'opera rimase nell'oratorio di San Lorenzo fino alla notte del 17 ottobre 1969.

Non ha ancora raggiunto il primato di quaranta-due anni di latitanza, come Bernardo Provenzano. Ma con i suoi trentasei anni di irreperibilit, la "Nativit" del Caravaggio, trafugata a Palermo in una notte d'inverno del 1969, viene definita, dai carabinieri che si occupano del caso, un autentico equivalente del Padrino, sotto il profilo artistico, s'intende; ma non per ci meno appetibile, meno ricercato, meno misterioso. Il lettore deve essere avvertito che siamo nel campo aperto delle leggende.
Avvolta dalla leggenda la vita turbolenta del caravaggio, avvolta dalla leggenda e contraddittoriamente documentate la sua presenza e la sua produzione artistica in Sicilia, persino discussa la causa della sua morte sulla spiaggia di Porto rcole, dove era giunto alla notizia che il Papa lo aveva finalmente perdonato d tutti suoi delitti.
Di certo c', per, che fra il 1609 e il 1610, Caravaggio, dopo essere evaso dal carcere di La Valletta, a Malta, in Sicilia che si era rifugiato; un periodo artistico intensissimo, seppur breve, che lo vedr seminare opere d'arte fra Messina, Siracusa e Palermo. E qui, nel capoluogo siciliano, ultima tappa di Sicilia prima di imbarcarsi sul postale per Napoli, aveva accettato di lavorare per la Compagnia di San Francesco. E qui, nell'oratorio di San Lorenzo a cui si accede dalla Basilica di San Francesco e nel cuore del centro storico cittadino, la sua "Nativit" ripos indisturbata sino alla notte del 17 ottobre 1969.
360 anni dopo, infatti, la tela dell'autore maledetto per antonomasia - 2 metri e 68 centimetri per un metro e novantasette -, si invol per mano di mafia. Da allora, un doppio carico di leggenda Venuto ad abbattersi sulla "Nativit". Chi fu? Come? Perch? Va detto che ai tempi, l'opera, come tutte le opere d'arte che si rispettano, non era esposta al pubblico. Che l'oratorio era quasi sempre chiuso, che l'allarme scatt con undici ore di ritardo, che nessuno nel quartiere vide nulla, sent nulla, o comunque rifer nulla di particolarmente significativo agli investigatori.
Leggende ne fiorirono tante. Ma un antefatto curioso indiscutibile: qualche giorno prima del furto, una trasmissione televisiva, segnalando il ben di Dio artistico nascosto in Italia al pubblico, proprio di quella "Nativit" caravaggesca, con tanto di domicilio, aveva fatto clamorosa menzione. Insomma, qualcuno apr gli occhi (e la porta dell'oratorio) o su commissione (come alcuni credono), o pi semplicemente perch un'occasione del genere fa l'uomo ladro (come credono altri). Fatto sta che la tela, tagliata con affilatissimo coltello lungo i bordi della cornice, portata a mano o con pi comodo furgoncino, quella notte - notte di diluvio universale - cambi casa per sempre. Si dice - la seconda ipotesi parrebbe la pi plausibile - che a mettere a segno il colpaccio furono due ladruncoli fai da te, e che la mafia, quando esplose l'affaire, apr un inchiesta nel quartiere e scoperta velocemente la loro identit si fece consegnare gentilmente la refurtiva. Ma anche per Cosa Nostra, se la ricostruzione fondata, Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, si rivel essere, caratterialmente parlando, la brutta bestia che era stato da vivo. sempre stata una tela talmente conosciuta e fotografata da non essere facilmente svendibile al mercato nero dell'antiquariato clandestino. Quando ancora c'era la lira, il suo valore veniva approssimativamente stimato fra i sessanta e i cento miliardi. Essendo ingombrante, i mafiosi non trovavano mai il luogo ideale per nasconderla.
Chi, indagando, ha seguito le sue tracce, si dice convinto che innanzitutto venne parcheggiata in un appartamento in via Archirafi, alle spalle della Stazione centrale, proprio nei giorni in cui quell'appartamento era dimora di un latitante; poi spostata in una fabbrica di ghiaccio a Ponte dei Mille, alle porte di Brancaccio, una delle borgate pi ma-fiose della citt; quindi, dopo essere stata chiusa in una cassa d'acciaio, pruden-zialmente trasferita, in un nascondiglio super segreto dove giacerebbe tutt'ora. La scelta dei luoghi, per, in vicende di mafia che si rispettano, non mai dettata dal caso. All'epoca del furto, la cupola mafiosa era guidata da un triunvirato: Stefano Bontate, Gaetano Badalamenti, Tot Riina. Un Tot Riina non ancora pronto per l'assalto finale alla vecchia mafia, rappresentata, appunto, da Bontate e Badalamenti. Ci spiega quanto si sempre detto - e in questo dovrebbe esserci del vero - : che a essere coinvolta fu la vecchia mafia. L'appartamento di via Archirafi ospitava un latitante che apparteneva alla cordata dei Bontate. La fabbrica di ghiaccio era dei Vemengo, famiglia a suo tempo le-gatissima ai Bontate. E Francesco Marino Mannoia, pentito storico insieme a Buscetta, anch'egli fedelissimo del Bontate, della "Nativit" del Caravaggio parl a Giovanni Falcone. Per dire cosa?
Dichiar d'avere avuto magna pars nel furto, di averlo realizzato su richiesta di Pippo Cal, ai tempi "cassiere" di Cosa Nostra, di avere preso parte a un trattativa con un non meglio identificato collezionista milanese. Ma che l'opera era ormai talmente in cattivo stato da aver perso qualsiasi valore commerciale (il collezionista proruppe in lacrime), al punto che Vemengo (fabbrica di ghiaccio), ne decise la definitiva distruzione. Secondo gli investigatori, anche se non per malafede, il pentito avrebbe confuso un quadro per un altro (parecchie le tele trafugate in Sicilia dalla mafia negli ultimi decenni). E chi sarebbe il famoso latitante che in via Archirafi, convisse con la tela? Top secret. Pi noto, invece, il nome di Gerlando Alberti, soprannominato '"u paccar" (uomo saggio, di rispetto), arrestato dalla polizia il 25 agosto 1980, nell'hotel Riva Smeralda, insieme a tre chimici marsigliesi insieme ai quali si stava recando in un laboratorio a raffinare eroina. Condannato pi volte all'ergastolo, Alberti, che non si mai pentito, ormai vecchio e malato. Pare che sull'argomento ne sappia parecchio.
Comunque sia, a ondate ricorrenti, si riaccendono i riflettori. Noi stessi ve ne stiamo parlando sull'onda della recente lettura di un gustoso libro (// muro di Vetro, scritto da Giuseppe Quatriglio, firma storica del Giornale di Sicilia, Flaccovio editore, euro 8) che trae spunto dalla cronaca per raccontare la storia romanzata di un etnologo veneziano il quale, venuto a Palermo su richiesta della sua Universit, si aggiudica in affitto l'appartamento sequestrato a un latitante. E l, in un nascondiglio segreto, salta fuori un misterioso involucro.... Le leggende, attorno al quadro, rimangono! A provare di dipanarle, ancorandosi a pochi fatti certi, c' il tenente colonnello Ferdinando Musella, comandante del reparto operativo dei carabinieri che si occupa a tempo pieno di attivit di contrasto al traffico illecito di opere d'arte. Musella fa notare che il reato ormai caduto in prescrizione e chi sa, a questo punto, potrebbe finalmente parlare e riconsegnare ci che resta della tela ai suoi legittimi proprietari, i siciliani. Ma su quali basi poggia la certezza che la "Nativit" non sia mai andata distrutta?
Il certificato di esistenza in vita della tela dato da riscontri e testimonianze che si fermano al 1981. Sino a quella data, Cosa Nostra ne era in possesso. Sino a quella data esistono le prove dei suoi tentativi di venderla sottobanco. E dopo? Da quel momento, Gerlando Alberti, che ne sarebbe diventato il depositario per conto dei boss, diventa ergastolano definitivo. Attenzione: gli investigatori, in questo caso, affermano che non di prove, ma di indzi si tratta. Ma perch mai il padrino dovrebbe portarsi la tela nell'aldil? Ai misteri se ne aggiungono altri. Voci di mafia dicono che anni fa, prima della sua cattura, Alberti, nello stesso nascondiglio occult 2 milioni di dollari. Se qualcuno dei familiari, in questo quarto di secolo, ha avuto le giuste coordinate per recuperare il tesoro, perch, il vecchio Padrino, tranquillo ormai su questo punto, non si decide, quantomeno, a restituire un inservibile Caravaggio? La leggenda continua.



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