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Il gioiello di Malatesta memoria dell'Umanit
Renato Rizzo
La Stampa 9/7/2005

CESENA. Quel che pi affascina questa luce, quasi da chiesa. Il rosone la spara longitudinalmente nella parte centrale come un riflettore, le finestre la diffondono senza raggi allagando dolcemente le due navate laterali. Miracolosa cattedrale laica di volte a botte e a crociera che profuma di secoli, atmosfera che induce al bisbiglio. il guscio d'una idea che riunisce l'orgoglio di un io ipertrofico e l'altruistica voglia di rendere partecipi tutti del proprio tesoro: la Biblioteca Malatestiana di Cesena, sogno umanistico d'un principe illuminato che bruci gran parte delle sue sostanze inseguendo antichi codici, oggi corona la sua vita d'eccellenza. E il primo bene italiano a essere inserito nel Registro Internazionale della Memoria del Mondo redatto dall'Unesco, la lista di tutte le raccolte di patrimonio documentario "rispondenti a criteri di interesse universale. A far compagnia a questa collezione, altri 90 "monumenti": dalla Bibbia di Gutenberg conservata all'Universit di Gottinga, alla Dichiarazione dei diritti dell'Uomo e del Cittadino della Rivoluzione Francese, all'Archivio del Ghetto di Varsavia, al fondo letterario di Goethe a Weimar, al giornale di bordo dell'Endeavour, la nave comandata da James Cook.
Questa biblioteca che, fin dal Rinascimento, venne chiamata pietra preziosa ha ottenuto il sigillo pi formidabile: superando diverse selezioni, la sua candidatura stata esanimata dal Comitato consultivo internazionale durante una riunione tenutasi a Lijang, in Cina, che ne ha approvato l'ingresso tra i Mmoires du Monde definendola, tra l'altro, completa e meravigliosa collezione conservata dalla met del XV secolo, appena prima dell'avvento della stampa. Spiega il sindaco di Cesena, Giordano Conti: un premio per l'intera citt che, da oltre 550 anni, identifica in questo bene -al quale, nel tempo, sono stati aggiunti altri fondi con circa 400 mila volumi - la propria civilt, la propria storia e la propria immagine. Compiacimento al quale fa eco Sandro Gozi, consigliere politico della presidenza della Commissione europea che ha seguito, sin dall'inizio, l'avventura della Malatestiana lungo il cammino verso la proclamazione di Memoria dell'Umanit.
La biblioteca voluta da Malatesta Novello racchiude, in un'architettura d'assoluta armonia che qualcuno fa risalire a un progetto di Leon Battista Alberti, 341 preziosissimi codici in latino, greco ed ebraico acquistati da signori d'altre corti o giunti, dopo immaginabili traversie, dal lontano Oriente, o prestati per essere riprodotti. Circa met di queste opere sono state, infatti, realizzate da uno scriptorium composto da copisti e miniaturisti al servizio del principe : "fuoriclasse dell'epoca pagati a peso
d'oro. Dalle loro mani sono uscite edizioni superbe come quella del De civitate dei di Sant'Agostino o le Epistulae di San Girolamo, o il De Musica di Severino Boezio.
Una contabilit nella quale s'intrecciano arte e materia, poesia e prosa, ci rende noto che per ottenere la pergamena con cui realizzare questi manoscritti vennero uccisi e scuoiati 10 mila capretti. Ma c' pure un'altra contabilit che, come ricorda la direttrice della biblioteca, Daniela Savoia, testimonia la forza dell'umanistico demone di cui era preda il Malatesta: assediato dalle spese sempre crescenti legate alla nascita e alla gestione della sua creatura, dovette vendere parecchi beni, tra i quali anche le fruttuose saline di Cervia.
Neppure un soldo fu sottratto all'erario per questa raccolta favolosa che il signore di Cesena non volle lasciare n agli eredi n ai bibliotecari francescani, ma al Comune perch tutti potessero usufruirne. Dicono che abbia maturato questa decisione dopo aver scoperto, in casa d'un funzionario di corte, un prezioso volume medievale sottratto alla collezione. Ma bello pensare che l'apertura al pubblico d'un patrimonio cosi a fatica riunito sia dovuta a un'altera magnanimit, a un atteggiamento prodigale sprezzante anche delle critiche. E, cos, forse non solo per regalarsi una speranza d'immortalit che Novello impresse le proprie iniziali e l'emblema della casata sui capitelli delle 22 colonne bianche, su ogni campata e sullo splendido portale della basilica del libro. Nello stemma riprodotto un pachiderma e un orgoglioso motto latino: L'elefante indiano non teme le zanzare.



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