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Ripartire dall'Arte
Alessandro Carollo
Milano Finanza 9/7/2005

L'Unesco ha 800 siti di massima importanza culturale censiti in giro per il mondo. Di questi, 39 sono in Italia. Uno la citt di Roma, un altro Pompei. Nella stessa lista, con pari dignit, compaiono Fort Alamo, in Texas, o le fortificazioni romane nella citt di Arles in Francia. Belle differenze, vero? Eppure cos come l'Unesco non sembra aver compreso le differenze quantitative e qualitative nella classificazione dei siti mondiali, le istituzioni italiane stentano ancora a comprendere le reali potenzialit legate alla presenza di uno straordinario patrimonio culturale come quello nazionale. Un esempio? Il fatturato merchandising di tutti i musei italiani (guide, libri, riproduzioni, stampe, cd, poster ecc.) secondo alcune stime di circa 20 milioni di euro all'anno. Il solo museo del Louvre a Parigi fattura 20 milioni all'anno. Per non parlare del British museum, che di milioni ne fattura 25, cos come la Tate gallery. Ma il non plus ultra sono gli 80 milioni di euro che il merchandising rende al Metropolitan museum di New York. Si dir: per forza, la solita arte di arrangiarsi fa s che se il museo non vende allora gli affari li fanno gli ambulanti intorno ai musei. Sbagliato. Altre stime basate su dati della Federazione ambulanti reputano in non pi di 20 milioni il fatturato di questo tipo di commercio in tutta la citt di Roma. Basso in s, ma comunque superiore a quello che combinano tutti i musei d'Italia messi assieme. Per avere un'idea delle potenzialit c' anche un'altra cifra: la Ferrari ricava dal merchandising 200 milioni di euro all'anno.
E questo solo un esempio di quale sia il potenziale di crescita del pil italiano avvalendosi di punti di forza incontestabili. Tutto sta a comprendere come valorizzare l'indotto accanto al bene culturale con un'ottica al passo con i tempi. Chi lo ha capito e ha cominciato a mettere a frutto la vasta esperienza maturata nel campo della consulenza e della finanza Ettore Pietrabissa, direttore generale di Arcus, che sotto la presidenza di Mario Ciaccia da un anno lavora nella direzione dello sviluppo economico del patrimonio artistico. Con una formula originale: la societ una spa in cui il capitale del ministero del tesoro, ma il referente per delega il ministero dei beni culturali, che collabora con quello delle infrastrutture. E il controllo sotto la Corte dei conti. Finora il team ha mostrato di lavorare bene, se vero che nel primo anno di vita (e con un team di sole nove persone) Arcus ha deliberato una quarantina di interventi per 50 milioni di euro (su 60 di budget) e, Dpef permettendo, si appresta ad avere un budget di 100 milioni per il 2006 con una quota tratta dal budget del ministero delle infrastrutture che salita dal 3 al 5%. Le direttrici lungo le quali Arcus si muove non sono convenzionali. Per esempio, Pietrabissa ha varato un progetto pilota per favorire l'adeguamento globale alle necessit dei portatori di handicap di tutti i siti monumentali di una citt, partendo da Bergamo, Mantova, Assisi, Perugia, Ferrara e Paestum. Nel giro di 24 mesi questi progetti, che vedono Arcus come incubatore ma sui quali poi convoglieranno altri finanziamenti privati (fondazioni) e pubblici, verranno realizzati. Un'inezia? Non tanto, se si pensa che la Spagna ha registrato un boom del turismo d'arte anche grazie al fatto che le citt e i siti sono fortemente orientati all'utilizzabilit da parte dei portatori di handicap. Un altro progetto finanziato stato Cuspis (Cultural space identification system), un sistema di protezione satellitare di precisione dei tesori artistici e archeologici che costa 2,5 milioni di euro, per met finanziato da Galileo Joint Undertaking (la struttura operativa di Galileo, costola dell'Agenzia spaziale europea). Cuspis permetter la sorveglianza dei beni di valore durante il loro trasporto, la cosiddetta archeologia preventiva, quella subacquea, il turismo culturale, tramite terminali capaci di fornire una pluralit di informazioni in tempo reale. Questo progetto, sostiene Ciaccia, presidente di Arcus, rappresenta il modo in cui assolviamo alla nostra funzione di fare da collante tra le istituzioni pubbliche e private. Il prossimo step appunto il merchanda-sing d'autore, che negli enti museali del resto del mondo fattura le cifre esposte in precedenza. Un progetto di valorizzazione complessiva per il quale Pietrabissa non esclude di andare a cercare qualche alleanza internazionale, per portare a casa il know how. L'obiettivo quello di applicare gli stilemi delle societ private, per cui il capitale deve essere impiegato a un tasso di ritorno ben preciso: a questo proposito Arcus lavora a un Rac, ovvero il Ritorno dell'asset culturale che sia analogo al Roca, il Return on current asset delle imprese industriali. E chiss che la scossa non parta proprio dalla cultura.



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