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AAA. Regalo capolavori d'arte. Ma l'Italia non li vuole. Intervista a Panza di Biumo
Diamante d'Alessio
Panorama 14/7/2005

Ma che vuole che le racconti... sono quasi 30 anni che cerco di donare, do-na-re, sostanziose parti della mia collezione all'Italia e, ogni volta, ricevo una porta in faccia. Sono vicende surreali, come quello che sta accadendo a Verona.
Il conte Giuseppe Panza di Biumo seccato. Addolorato, anzi. Siede sul divano di pelle bordeaux del suo appartamento di corso di Porta Romana a Milano dove le pareti sono rivestite da libri e cataloghi, pochi i quadri, e non si capacita che regalare i suoi Lichtenstein, i suoi Oldenburg, i suoi Rothko sia cos difficile. Il conte ha iniziato a collezionare nel 1956, pagando 250 mila lire un Tapies. Da allora ha comprato 2.500 opere d'arte contemporanea, in buona parte considerate gi capolavori: la sua collezione ha poche rivali al mondo.
Le ha tentate tutte, il mecenate: ha preparato sostanziosi pacchi dono per il castello torinese di Rivoli, per Vigevano, per Poggio a Caiano a Prato, per l'Arsenale di Venezia, per Villa Doria Pamphili a Roma, ma nulla. Solo il Fai, il Fondo per l'ambiente italiano, ha accettato la donazione di Villa Menafoglio Litta Panza di Biumo, che custodisce 200 opere e installazioni di arte minimale americana.
Cosa sta succedendo a Verona?
Ho commissionato a Phil Sims e Lawrence Carroll alcune opere per il Palazzo della Gran Guardia, dove i soffitti sono alti 11 metri. Nel 2000 venne sottoscritto un contratto di comodato gratuito, in pratica un prestito delle mie opere della durata di dieci anni. Il Comune mi chiese di poter utilizzare quegli spazi anche per cerimonie e convegni; io ottenni garanzie che le mie opere non venissero rovinate. Ma la condizione principale era di tenere la collezione aperta al pubblico.
Invece?
Nel 2001 arrivata la nuova amministrazione di centrosinistra e il contratto non viene rispettato. L'edificio sempre chiuso, per vedere le opere bisogna andare in Comune a chiedere la cortesia che qualcuno apra la porta. E vengono spesso organizzate manifestazioni estranee alla collezione, tanto che quattro quadri di Sims sono stati gravemente danneggiati.
Che cosa pensa di fare?
Con grande dolore sar costretto a ritirare la collezione, perch evidente che il Comune non ha alcun interesse a farla diventare patrimonio della citt. Ci sono molti documenti che dimostrano l'inadempienza e quindi far valere presso il giudice arbitrale le mie ragioni per far dichiarare nullo il contratto.
Qual il maggior rimpianto?
Ogni giorno transitano a Verona centinaia di turisti tedeschi. Basterebbe un cartello con l'indicazione di questa esposizione permanente per avere un sostanzioso introito per le casse comunali, e sottolineo comunali, non le mie, facendo pagare un biglietto d'ingresso anche di pochi euro. Non riesco a darmi una ragione sensata di questa miopia. Purtroppo si incontrano persone ignoranti che hanno responsabilit di governo, tutto l. E di fronte all'ignoranza si rimane disarmati.
E la donazione per Modena?
Siamo in attesa di essere chiamati per perfezionare la donazione di 50 opere per il Palazzo Ducale di Sassuolo dove ci sono imponenti cornici di stucco vuote realizzate nel 1640. Il sovrintendente Filippo Trevisani mi chiese di riempirle e io proposi di far dipingere a sette artisti (Ettore Spalletti, Anne Appleby, Lawrence Carroll, Timothy Litzman, Winston Roeth, David Simpson, Phil Sims) dei quadri delle misure esatte.
E cosa successo?
La burocrazia davvero frustrante: la proposta di donazione stata esaminata in questi anni da almeno sei enti competenti. Una trafila che scoraggerebbe chiunque.
Quali sono le sue condizioni?
Che le opere non vengano rimosse, per i prossimi 40 anni, dalle cornici per cui sono state commissionate. E che vengano aperte al pubblico. Niente altro.
La sua prima battaglia per donare stata quella per il Castello di Rivoli..
Una delusione terribile. Le opere che avrebbero potuto essere sistemate l sono stato costretto a spedirle in America. Nel 1984 ho venduto 80 opere al Moca di Los Angeles per la met della valuta-zione fatta da Sotheby's, a11 milioni di dollari. In seguito, nel 1992, ho regalato altre 70 opere sempre al Moca. Poi nel 1990 ho venduto al Guggenheim di New York 200 pezzi, sempre dimezzando la valutazione di Sotheby's, a cui due anni dopo ho aggiunto una donazione di circa 150 opere degli ultimi trent'anni.
E in Europa?
Al Museo cantonale d'arte di Lugano ho regalato 200 capolavori degli anni Settanta e Ottanta. Il problema che in Italia c' poco interesse per l'arte contemporanea.
Come and a Rivoli?
Era il 1984 ed eravamo a un passo dalla firma del contratto, avevo gi avuto le autorizzazioni da tutte le autorit competenti. Ma, all'ultimo minuto, l'assessore alla Cultura di allora mi disse che bisognava togliere la clausola con l'obbligo di tenere le opere esposte. A quel punto mi sono rifiutato di donare. E quelle opere sono finite al Guggenheim che ben felice di tenerle esposte.
ancora convinto che ci sia ostracismo nei suoi confronti per la sua scelta di comprare pochi artisti italiani?
Sono convinto che questo ha avuto un peso rilevante. Ai tempi di Rivoli la comunit degli artisti italiani fece sentire molto la sua voce, ci furono molte interferenze e molti risentimenti.
Quanti pezzi ha la sua collezione?
Mille sono ancora disponibili. Si tratta di opere dagli anni Sessanta in poi che sono depositate in container sigillati a Chiasso in Svizzera, in attesa di trovare una collocazione. Ed molto triste.
Non le viene voglia di smettere di donare?
No, sono un idealista. Il compito del collezionista far conoscere gli artisti che ha scelto. Il tempo mi ha sempre dato ragione. Sono italiano e vorrei dare il mio contributo al mio Paese.
ancora valida la regola dei 10 mila dollari?
S. Salvo poche eccezioni, compro opere che non costano pi di 10 mila dollari. Ho sempre cercato di puntare su artisti sconosciuti. Quando compravo i Rothko li pagavo 6 mila dollari, oggi alle aste arrivano a 17 milioni di dollari.
Cosa pensano i suoi figli di questa etica calvinista?
Molte donazioni le fanno loro direttamente, perch io ho donato talmente tanto che andrei oltre i limiti della disponibile ledendo i loro diritti di eredi.
Il vero collezionista precede il mercato: lo ha dichiarato lei molti anni fa.
Lo penso ancora. Gli artisti nuovi, se fanno davvero buona arte, hanno molte difficolt a farla conoscere perch il mercato conservatore. Oggi gli artisti creano opere pensando al gusto del pubblico. E i collezionisti sono sempre pi uomini d'affari, trader.
Qual la differenza tra il suo modo di collezionare e quello di Charles Saatchi?
Negli ultimi anni Saatchi sfrutta pi di prima le sue capacit di uomo di marketing, di pubblicitario. Segue il suo istinto, che molto aderente all'attualit, e quindi compra artisti che gi piacciono alla gente e dopo un po' di tempo li rivende con profitti immensi. Questo non il mio obiettivo, la mia collezione deve avere valore universale, non seguo l'arte del momento.
Un'allusione a Maurizio Cattelan? Per carit, non faccio nomi. Ci sono
persone cos intelligenti da saper sfruttare il momento e fare un prodotto che fa loro guadagnare molti soldi: buon per loro. Sono sicuro, per, che questo sistema non durer ancora a lungo.
Quali quadri rimpiange di non aver comprato?
Yves Klein, Andy Warhol, Agnes Martin, Barnett Newman non li ho comprati e ho sbagliato. Per esempio, nel 1962 andai nella Factory di Warhol. Era il periodo in cui facevo incetta di Oldenburg e Lichtenstein e cos non comprai dei meravigliosi Warhol che costavano solo 600 dollari. Klein non l'ho comprato perch in quel momento non l'ho capito, stata una mia deficienza intellettuale.
Le sue maggiori soddisfazioni?
Aver comprato prima degli altri Tapies, Rothko, Bruce Newman, Franz Kline.
Sta lavorando ad altri progetti per mostrare o cedere le sue collezioni?
Ho avuto colloqui con il curatore del museo di Singapore. Poi ci sono il museo di Buffalo e quello di Forth Wort appena costruito da Tadao Ando che sono interessati a un contratto di comodato o di donazione.
E in Italia?
Carlo Puri Negri della Pirelli Real estate sembra interessato a parte della mia collezione per creare un museo alla Bicocca. Vedremo.
Compra ancora molto?
Meno che in passato. D'altra parte, se i musei hanno una o due opere di un artista, io ne ho in media 20 o 30. All'inizio non avevo tanti soldi ma non posso lamentarmi: di Rothko ne ho solo sette, di Kline ne ho 16, di Tapies 14, di Oldenburg 16.
I tre pezzi che porterebbe con s su un'isola deserta...
Un Turell, se si potesse trasportare, un Rothko, un Sims.
C' un filo conduttore nella sua collezione?
Cercare la verit, un brandello di verit, attraverso gli occhi degli artisti. Non ho saputo fare altro tutta la vita.



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