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Il Pac riesce a riconciliare arte, politica e religione
Andrea Indini
Il Giornale cronaca Milano, 4 luglio 2005

Dalle 18 alle 21 Palazzo Isimbardi aperto al pubblico

Stasera, a partire dalle 18, Palazzo Isimbardi aprir le porte al pubblico. Fino alle 21 i milanesi potranno partecipare a una serie di visite guidate passeggiando per le stanze dell'edificio di corso Monforte 35 e ammirarne i locali e gli affreschi. Un giro nella storia dell'antico palazzo importante, quindi, non solo a livello amministrativo, ma anche culturalmente. La struttura comprende veri e propri capolavori dell'arte, primo tra tutti l'Apoteosi di Angelo della Vecchia nel segno delle Virt dipinta dal Tiepolo a met del settecento e contenuta nella sala della Giunta. Da vedere il Cortile d'onore realizzato nel 1552 e l'ingresso con balconcino barocco. Notevoli anche il soffitto neoclassico della sala Musica e lo stemma della famiglia Isimbardi. L'appuntamento verr ripetuto mercoled 13 luglio.
Un concetto nuovo un po' per tutti. Un legame che non si vedeva da almeno un paio di secoli. Il Padiglione di Arte Contemporanea propone una mostra dedicata ad : Arte, religione, politica, curata da Jean-Hubert Martin, in programma a partire da venerd.
Le tre principali espressioni delle culture e delle civilt umane saranno rappresentate in un'unica esposizione che vedr la partecipazione di numerosi artisti provenienti da tutti i continenti. Si tratta - afferma Stefano Zecchi, assessore alla Cultura - di una rassegna di opere di ispirazione sacra che si articolano attorno a religioni di diversa matrice storica e culturale che sono radicate fra le popolazioni dei cinque continenti. La mostra, che sar aperta fino ali 8 settembre, apre con un'introduzione sulle radici storicamente cristiane dell'arte occidentale, concentrando nella prima sala opere di grandi artisti come Joseph Beuys, Dan Flavin, Lucio Fontana e Yves Klein. Nelle sale successive saranno esposti i lavori di interessanti artisti di culture lontane dalla nostra. Un miscuglio di intuizioni profonde, sapere accumulato da millenni, saggezza popolare, valori etici e credenze spirituali. In tutti i casi - conclude Zecchi - i lavori esposti conservano un ruolo di affermazione e di difesa di un'identit culturale e sociale.
I termini politica e religione sono raramente associati nell'ambito dell'arte contemporanea, essendo in ogni caso il secondo escluso dalla discussione in virt del dogma hegeliano su cui si fonda la modernit. Dal romanticismo in poi la politica divenuta il criterio ineludibile del giudizio estetico, costituendo cos la pietra angolare della valutazione artistica. A questo s aggiunga il fatto che il luogo comune della religione come oppio dei popoli resta uno dei retaggi marxisti pi deleteri e pi difficili da scalzare. stata la filosofia dei lumi a strappare le masse all'oscurantismo religioso e superstizioso, inserendo per l'Occidente in un agnosticismo dilagante. Ma le culture del mondo non hanno seguito la stessa evoluzione storica. Nella stessa Europa sta prendendo vita un fenomeno molto simile. Ci che oggi viene essenzialmente censu-rato dai musei - spiega Martin - la nuova arte religiosa collegata ai riti funerari o alle pratiche magiche>>. Si parla di no irian's land per intendere una cultura senza spazi e fatta di minoranze che si oppongono all'assimilazione e all'omogeneizzazione creando e sviluppando elementi identitari.
. La fede nella virt liberatrice della filosofia illuminista si b rivelata un'utopia, chiosa lo studioso francese. Queste rinascite -conclude Martin - si verificano come difesa dagli effetti della mondializzazione: considerate da alcuni come il semplice riaffiorare di un universo arcaico, queste devono invece essere poste in rapporto dialettico con la modernit.
Il duo francese formato da Benoit Magia e Marion Lval-Jeantet e votato alla denuncia del cinismo umano, l'antropomorfismo del cubano Jos Bedia, la dominicana Charo Oquet studiosa di cosmogonie animiste e il monaco buddhista Kazuo Shiraga sono solo alcuni dei molti nomi in cartellone. Tutti gli artisti porteranno al Pac una selezione di lavori che rimandano al problematico rapporto tra arte, religione e politica, vissuto da questi nuovi protagonisti dell'arte contemporanea. Per l'occasione, Jos Bedia e Charo Oquet allestiranno anche due installazioni site specific.
L'ingresso alla mostra, che si terr al Pac di via Palestra 14 (02-7600.9085), di 5,20 euro (ridotto: 2,60).



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