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La finanza creativa, ultimo piccone calato sul Bel Paese
Elio Veltri
L'Unit 3/7/2005

Il fondo Carlyle, scrivono Paterniti e Fodde, non un gruppo finanziario come un altro. la pi grande azienda privata degli Stati Uniti con interessi economici in 55 paesi e partecipazioni in 164 societ che impiegano 70000 mila persone in tutto il mondo. Bush padre il principale consigliere del Fondo Asia e prima dell'attacco alle torri gemelle partecipavano al Fondo anche alcuni membri della famiglia Bin Laden. Dell'advisory board fa parte l'ex direttore della CIA e segretario alla difesa Frank Carlucci e l'ex segretario di Stato Baker. Del Board europeo ha fatto parte Letizia Moratti e di quello italiano Chicco Testa, finch non scoppiato il caso della vendita del patrimonio culturale.
Cosa c'entra il Fondo Carlyle con la finanza creativa? C'entra, perch ha comprato una parte dei beni artistici: villa Manzoni sulla Cassia a Roma, complesso immobiliare di interesse storico,
culturale e ambientale circondato da un parco di oltre 9 ettari; un palazzo in stile Liberty a Genova, immobile prestigioso destinato ad uso terziario; due palazzi a Reggio Emilia, uno definito edificio signorile e l'altro edificio storico molto prestigioso. I palazzi sono stati acquistati con ribassi del 35%rispetto ai prezzi d'asta di partenza e sono diventati un affare, al punto che gli americani abituati a vendere dopo
tre anni, hanno venduto dopo un anno perch, spiega Guido Audagna, capo del fondo Carlyle in Italia, al Sole 24 Ore, gli immobili avevano raggiunto
l'apprezzamento obiettivo. Questo solo un piccolo esempio di svendita dei gioielli di famiglia, nonostante le raccomandazioni e le proteste.
Gi nel corso della discussione parlamentare per l'approvazione della Patrimonio SpA, il 15 Giugno del 2002, Ciampi aveva chiesto a Berlusconi precise garanzie per il rispetto dell'articolo 9 della Costituzione nel quale scritto che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione. Il Presidente della Repubblica invitava ad assicurare che la valorizzazione del patrimonio stesso sia coerente non solo con principi di economicit e redditivit, ma anche con il rigoroso rispetto dei valori che attengono alle finalit proprie dei beni pubblici.
Berlusconi, rispondeva assicurando che la nuova normativa postula in mantenimento di tutte le garanzie che la legislazione vigente prevede per il
demanio e per il patrimonio indisponibile. Le cose per non stavano proprio come affermava il Presidente del consiglio se il sottosegretario Sgarbi votava contro il decreto legge attaccando il ministro dei beni culturali per il suo silenzio e decine di esponenti della cultura lanciavano un grido di allarme. Giulia Maria Crespi, presidente del FAI (Fondo per l'ambiente Italiano) sul Corriere
della Sera scriveva che se di Azienda Italia dobbiamo parlare buona norma allora, in materia di gestione aziendale, fare tutto il possibile per non intaccare il patrimonio: che in Italia costituito dalle chiese, dai palazzi storici, dai musei e dalle loro collezioni, dalle ville, dai castelli, dai piccoli e antichi borghi, dai giardini, dalle coste marine, dai fiumi, dai laghi, dai boschi, dalle montagne. Esattamente tutto ci che sta andando alla deriva e ingrassa gli speculatori, se vero, come denuncia Lega Ambiente, che il paese conosce un boom di abusivismo, ogni 2 km di costa si rilevano 5 abusi e cresce del 7% il mare inquinato. Il regolamento del Codice di tutela dei beni culturali, denunciava Salvatore Settis, il quale ha contribuito a scriverlo, stato stravolto. In una intervista al Tirreno( 29-2-004), il direttore della Scuola Normale di Pisa rincarava la dose: Il regolamento del 2000 per l'alienazione di immobili del demanio culturale conteneva , in effetti, norme e scadenze secche, ma non espresse nei termini di silenzio-assenso. questo lo sviluppo nuovo e peggiorativo, che non era affatto necessario. Tremonti che lo ha imposto, perch in origine il codice Urbani, prevedeva tutt'altra procedura. Lo slogan diventa : La Scip ci scippa. Per emulare il governo e trovare soldi pronto cassa non si bada n alle procedure n a ci che si vende. Se il paese in svendita perch non approfittarne?. Dopo i beni dello Stato e degli Enti, arrivano quelli della Difesa, che per non possono essere venduti ai comuni, ma solo agli immobiliaristi, quelli delle Ferrovie e i beni delle Regioni. Umbria, Marche, Lazio, Lombardia, Abruzzo, Sicilia, Puglia, Valle d'Aosta, Toscana, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Liguria e il comune di Milano, utilizzano le cartolarizzazioni e vendono. La regione Lazio vende anche gli ospedali. Sotto la guida del governatore Francesco Storace, scrive Corriere Economia, ha fatto cose impressionanti. Ha addirittura creato una societ alla quale sono stati venduti gli ospedali, e che a sua volta ha emesso obbligazioni per pagare la Regione. Il servizio di queste obbligazioni era garantito dall'affitto che la stessa Regione Lazio avrebbe
versato alla societ. Interpellato, l'ex ministro Sirchia ha dichiarato che era d'accordo. Per tutte le iniziative il mercato di quotazione il Lussemburgo e per la Provincia di Napoli Londra. Le
banche che collocano i bond sono per lo pi estere, sempre le stesse, e il pi delle volte quelle che danno il punteggio favorevole alle operazioni in modo da incoraggiare ministero e regioni a vendere il pi possibile. Ma niente paura. Paolo Foschi sul Corriere Economia del 27 Giugno 2005 scrive: La finanza creativa, se davvero andr in pensione, rischia di lasciare in eredit, anche se in parte solo virtuale, un buco di 70 miliardi di Euro. Se si aggiungono le Una Tantum (condoni, privatizzazioni ecc) il conto lievita a 160 miliardi di Euro.
Naturalmente, mentre il governo vende parti importanti del Bel Paese, il capo del Governo continua a comprare: ville, quadri, mobili antichi, collezioni, promontori, parchi, e guai a chi ci mette il becco.

Domani a Roma, alle ore 18, presso la Sala Congressi di Lungotevere Flaminio 67, verr presentato il libro di Elio Veltri Il topino intrappolato. Legalit, questione morale e centrosinistra. Interverranno Andrea Camilleri, Franzo Grande Stevens, SabinaGuzzanti, Achille Occhetto, Alfonso Pecoraro Scanio e Paolo Sylos Labini. Coordina Marcelle Padovani.



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