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IMMOBILI, LEGGI E AFFARI: Le mani sulla citt
ROBERTA CARLINI
Il Manifesto, 01/07/2005

Ricucci, Coppola, Statuto, le loro fidanzate e mogli, le Bmw e gli amici, i loro protettori politici...

Sono il tema del giorno, della politica e dell'economia; sono da mesi sulle prime pagine dei giornali, forse perch molto appariscenti o forse perch qualche giornale vogliono comprarselo; danno corpo e facce alla rendita immobiliare, l'unica realt dell'economia italiana che gode di ottima salute e che hanno rivestito e travestito con uno spigliato look finanziario. Del tutto fuori dai riflettori, anzi seminascosta al grande pubblico, passata invece una notizia che con la rendita immobiliare e con i suoi eroi ha parecchio a che vedere: l'approvazione da parte della camera dei deputati di una riforma urbanistica che premia al valore i suddetti eroi - e tanti altri, anche pi antichi -chiamando i proprietari fondiari a scrivere i piani regolatori.

La riforma porta il nome di Maurizio Lupi, astro emergente - anzi ormai emerso - di Forza Italia, ramo lombardo-ciellino, che gi ne aveva ideato il prototipo da giovane assessore all'urbanistica milanese.


Uno dei suoi capisaldi la sostituzione degli atti autoritativi con gli atti negoziali.

La scelta linguistica abile: come non essere d'accordo?
Non siamo tutti per il negoziato e contro l'autoritarismo? Senonch tradotto in urbanistica questo vuoi dire che i comuni dovranno contrattare i piani regolatori e le loro varianti con i soggetti economici interessati: i costruttori, i proprietari delle aree, gli intermediari, i fondi immobiliari. Come far scrivere alle volpi le regole sui pollai.
Ma non tutto. La riforma - che per diventare legge attende ancora il via libera del senato - elimina anche i vecchi e rigidi standard urbanistici, quell'antico armamentario in base al quale ognuno di noi cittadini di un certo quartiere aveva diritto, almeno sulla carta, a un tot di verde, un tot di servizi collettivi, un tot di spazi comuni. Con l'urbanistica nuovo modello, il livello minimo di servizi e spazi solo un auspicio mentre gli standard diventano flessibili e - manco a dirlo - contrattati.
Ciliegine: si introduce il silenzio assenso per le concessioni edilizie; la tutela del paesaggio scorporata, non ha pi niente a che vedere con la pianificazione delle citt.
Tra gli addetti ai lavori che seguono la riforma, i fautori - tutta la destra ma anche, con distinguo vari, parte del centrosinistra - la dipingono come una modernizzazione, che sancisce la fine del dirigismo del vecchio piano regolatore a favore di una pi disinvolta gestione della realt. Mentre il drappello degli urbanisti in solitria rivolta contro la legge Lupi parla di trionfo della rendita.

Sta di fatto che siamo al termine di un decennio eccezionale per tutto il settore economico che gravita intorno agli immobili: compravendite, valorizzazioni, affitti, intermediazioni, ristrutturazioni, e adesso anche nuove costruzioni, sono le sole voci con segno pi nei bilanci italiani. Alla fine della corsa, arriva una legge che da un ruolo pubblico ai privati miracolati dalla bolla immobiliare. Chiamandoli a sedere attorno a un tavolo che possiamo immaginare cos: di qua, i sin-daci e gli assessori dei nostri comuni sempre pi poveri e indebitati; di l, i soggetti economici privati con i portafogli ben rigonfi.
Chiss chi condurr il gioco.
Ma al di l del merito della legge, quel che colpisce il silenzio-assenso generale nel quale sta passando, soprattutto se confrontato con il gran chiasso che circonda in questi mesi il boom della rendita immobiliare. Qualcosa di simile si Visto sulla questione della giustizia, quando mezza Italia si mobilitata contro la norma particolare salva-Previti e poi ha smobilitato quando si passati all'assalto generale alla giustizia. Anche stavolta, si guarda al singolo caso presente -l'exploit di un oscuro intermediario immobiliare che adesso ha la pretesa di comprare banche e giornali - e ci si disinteressa della generalit dei casi futuri. Cio, della faccia delle nostre citt.



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