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EMPOLI - Rubata e ritrovata dopo 30 anni
di Lucia Aterini
12 marzo 2016 IL TIRRENO

Il capolavoro, gi bersaglio di un furto in precedenza, era in vendita in una mostra

EMPOLI. Dopo trenta anni ritorna a casa. E non era questa la prima volta che aveva lasciato la citt e ci era stata poi riportata. Due volte rubata e due volte ritrovata, una tavola su fondo doro che raffigura una Crocifissione attribuita a Niccol di Tommaso, pittore vissuto intorno alla met del Trecento. Il piccolo capolavoro alto 54 centimetri per 24 di larghezza, era stato trafugato gi nel 1922 dal Museo della Collegiata. E venne riportato a Empoli nel 1925. Poi di nuovo la triste sorte nel 1985. Stamani verr presentata e restituita alla citt durante una cerimonia con il sindaco Brenda Barnini e il parroco, don Guido Engels, che ha preparato gi da tempo il posto per questa parte di un altare mobile del valore di circa centomila euro che era nel monastero delle Benedettine. Lopera infatti stata ritrovata a fine dellanno scorso grazie al lavoro certosino dei carabinieri del nucleo tutela e patrimonio culturale di Firenze.

Era esposta alla mostra biennale internazionale dell'Antiquariato di Firenze e il 30 settembre scorso part il sequestro della tavola, con cuspide, in uno stand di un importante antiquario fiorentino che laveva messa in vendita.

Lopera era stata sottoposta al controllo dell'ufficio Esportazione oggetti d'antichit e arte della Soprintendenza perch era stato richiesto l'attestato di libera circolazione. Come avviene di routine, gli investigatori del nucleo di Firenze avevano verificato i vari oggetti in vendita nelle giornate precedenti all'apertura della Biennale.

Come spiegato dai carabinieri, la banca dati dei beni culturali rubati ha consentito di accertare la provenienza illecita dell'opera e di risalire al furto avvenuto nel marzo del 1985 nel museo empolese che ha poi permesso di procedere al sequestro. L'antiquario stato ritenuto possessore dell'opera in buona fede e ha consegnato la tavola ai carabinieri. Da quanto si appreso l'oggetto era stato ereditato dal padre, anche lui antiquario a Firenze che lavrebbe acquistato incautamente tra il 1985 e il 1990, poco dopo il furto dunque.

Successivi accertamenti all'archivio storico della Soprintendenza fiorentina, alla fototeca informatizzata del catalogo della Fondazione Zeri e all'archivio dell'istituto tedesco di storia dell'arte di Firenze, con la collaborazione di funzionari dell'arte e docenti universitari, hanno permesso di appurare che la tavola era gi stata rubata una prima volta nell'aprile del 1922 insieme ad altre tre opere, tutte successivamente recuperate.

L'autorit giudiziaria fiorentina ha convalidato il sequestro e disposto la restituzione del bene culturale al museo ecclesiastico.

Lopera risulta catalogata nella pubblicazione del Museo della Collegiata, redatta da Antonio Paolucci nel 1985, come tavola numero 3. E lo storico dellarte empolese Alessandro Naldi spiega: Era entrata nel museo nel 1863 con la soppressione del convento delle Benedettine che si trovava in piazza XXIV Luglio, dove ora situato ledificio dellex Sert. Una costruzione che era del Cinquecento. La tavola era stata riferita a vari pittori fino allattribuzione nel 1981 a Niccol di Tommaso.

Poi nel 1985 la sparizione quando il sovrintendente Paolucci stava lavorando al catalogo. La notizia del furto venne tenuta segreta anche perch allora mancava un impianto di allarme capace di garantire la sicurezza per tutte le opere esposte. Soprattutto per quelle pi piccole come questa e come unaltra tavola, la numero 4, trafugata sempre nel 1922. Mini-capolavori, questi, che si potevano portare via anche utilizzando un semplice giubbotto. Tra laltro, dopo il furto, il museo della Collegiata venne chiuso per un periodo di tempo.

Poi il rientro a Empoli, in piazza Farinata degli Uberti. Mi hanno informato del ritrovamento una decina di giorni fa - spiega il preposto della Collegiata, don Guido Engels - una notizia che ci ha sorpreso favorevolmente. E stamani la piccola tavola doro ritrover una collocazione degna nella sua casa, non lontano da dove, per secoli, generazioni di suore gli avevano affidato le loro preghiere.



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