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La Reggia di Caserta, il direttore secchione e lassist dei sindacati a Renzi
di Manlio Lilli
IL FATTO QUOTIDIANO | 6 marzo 2016



La nomina a direttore della Reggia di Caserta mi riempie di orgoglio. Per un dirigente pubblico che ha dedicato la propria vita professionale alla cultura un riconoscimento che fa un enorme piacere Mi attende una nuova fantastica e impegnativa sfida che mi accingo ad affrontare con umilt, volont di ascolto e desiderio di imparare, diceva allAnsa Mauro Felicori nellagosto scorso. E pi che probabile che alla Reggia debbano aver equivocato quel riferimento allumilt, allascolto e al desiderio di imparare. E poi veniva da Bologna. Ipotizzare che la sua presenza settimanale sarebbe stata ridotta quasi naturale. Insomma tutto lasciava presagire che alla Reggia tutto sarebbe rimasto comera. Bazaar abusivi, venditori ambulanti, chiromanti che predicono il futuro. Il tutto tra i rifiuti. E poi le automobili dei dipendenti che circolano indisturbate allinterno del parco. Mentre allinterno non erano poche le parti interdette alle visite. Un caos ormai cronicizzato che aveva finito per influire sugli ingressi. Letteralmente crollati.

Poco pi di cinque mesi dopo, situazione quasi capovolta. Ingressi aumentati considerevolmente. Introdotte regole chiare, soprattutto per il personale in organico. Una per tutte. Eliminato il giorno di chiusura del marted. Il sito aperto sette giorni su sette. E poi la scelta di essere in loco dalla mattina alla sera. Ben oltre lorario di chiusura. Il direttore permane nella struttura fino a tarda ora senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza. Tale comportamento mette a rischio lintera struttura, hanno scritto i rappresentanti di sindacati quali Uilpa, Ugl-Intesa, Usb e Rsu, in una lettera inviata al ministro Franceschini e ai suoi pi stretti collaboratori. Felicori trasformato in un pericolo. Per colpa della sua smania di darsi da fare. Ma bastato pochissimo perch il sassolino lanciato dai sindacati si trasformasse in una valanga che ha finito per seppellirli.

Gi perch i rappresentanti nazionali, intuendo quanto la presa di posizione fosse sbagliata, hanno fatto a gara a prenderne le distanze. Tentativo da quel che sembra fallito. Per rendersene conto sufficiente leggere i commenti pubblicati sulla pagina Facebook della Reggia. Dalla parte del direttore. Via, chi non ha voglia!, ma anche I sindacati? Non hanno voglia di lavorare. Per questo che fanno finta di difendere i lavoratori. Alla Reggia, come a Pompei nel passato recente, i sindacati hanno preso decisioni discutibili, nella sostanza e nelle modalit. Con il risultato di prestare il fianco alle facili critiche. Pressoch dellintero Paese. Circostanza che Renzi non ha evitato di amplificare chiudendo nel post su Facebook il suo ragionamento con Il vento cambiato. Viva la cultura, viva lItalia che si impegna.
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Una spruzzata di consueta demagogia su una questione seria. Perch innegabile che la Reggia sia uno dei luoghi della cultura italiana pi simbolici. Ed altrettanto innegabile che Felicori abbia creato quel corto circuito necessario per renderla maggiormente fruibile. Per restituirle quel decoro che da tempo le manca. Anche per questo le rappresentanze sindacali male hanno fatto a denunciare una non conforme gestione del personale. Sia per quanto riguarda i ruoli che gli orari. Che questo rilievo si sarebbe con buone probabilit potuto trasformare in unaccusa di scarsa dedizione al lavoro era pi di una semplice possibilit. Alla quale per le rappresentanze sindacali non sembrano aver pensato. Con il risultato che un altro rilievo non avesse la necessaria visibilit. Pur meritandola ampiamente. Utilizzare il personale in eventi organizzati allinterno del Monumento, distraendolo dal servizio istituzionale per utilizzarlo a servizio di terzi, con la conseguente riduzione degli spazi di fruizione riducendo la tutela e la sicurezza del museo non una questione secondaria. Perch travalica la querelle sulla Reggia. Riguarda lidea, evidentemente perseguita anche a Caserta, che la valorizzazione non contempli deroghe. Lazienda-Reggia deve produrre profitti, come daltra parte auspicabile che sia. Come questo obiettivo si raggiunga non poi cos importante, sostengono Renzie&Franceschini.

In questo hanno sbagliato le rappresentanze sindacali a Caserta. A non sottolineare quel che hanno scritto quasi per inciso. A denunciare quel che probabilmente andava accettato, dopo anni di anarchia. E cos, tra evidenti strumentalizzazioni politiche, Renzi gongola per linsperato autogol dei sindacati. Viva la Cultura, viva lItalia che simpegna pi che la frase di un premier sembra il refrain di una canzone di Elio e le storie tese.



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