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La Strega del libro
Indipendente, Roma, 1/7/2005

Puntuale - come il cannone di mezzogiorno, il calcioscommesse e i richiami della Ue sui conti dell'Italia - scoppiato lo scandalo (scandaletto) del premio letterario. Luned tutto al Ninfeo per lo Strega di quest'anno, per un rituale pressoch immutato (polemiche comprese) dal 1947, quando vinse Ennio Flaiano con Tempo di uccidere.
Stavolta ha protestato un editore (Quiritta) - che si pu rispettosamente definire minore - dopo l'esclusione dalla cinquina del romanzo (che era, manco a dirlo, il pi bello) di un suo autore. Le ragioni del verdetto sono sempre le stesse: a farla da padroni - allo Strega come in tutti gli altri grandi premi letterari - sono gli editori pi importanti, e non c' margine per le sorprese, ancorch meritevoli.
Qualcuno - in difesa dei quattrocento Amici della Domenica - sostiene che le lobby funzionano oggi meno di ieri, e che i premi sono l'unica occasione in calendario che permetta (persino ai critici) di leggere i romanzi e discuterne serenamente con altri critici e lettori illustri. Sar anche vero, ma non si tocca in questo modo il cuore del problema. Gli accordi fra potenti hanno permesso in passato di premiare (nel Ninfeo di Valle Giulia, quando maestri di cerimonie erano Maria Bellonci e Guido Alberti) libri come II Gattopardo, II nome della rosa, La bella estate, I racconti di Moravia e autori (oltre a quelli implicitamente gi citati) come Cardarelli, Bontempelli, Soldati, Bassani, la Morante, Alvaro, Arpino, Primo Levi, eccetera eccetera, chiedendo scusa per le omissioni.
Oggi i nomi dei candidati sono meno eclatanti e i loro romanzi meno promettenti. Le grandi case editrici non sono criticabili per gli accordi di potere, quanto per la povert dei cataloghi. Si dir: questo offre il mercato, e gli editori sarebbero anche disposti a pubblicare la Divina Commedia, se ci fosse in giro qualche autore in grado di scrivere la Divina Commedia. Il problema questo: se qualcuno scrivesse oggi un poema di quel livello e lo mandasse a una casa editrice (soprattutto quelle importanti), il manoscritto non verrebbe letto da nessuno, perch gli editori sono troppi pigri e conformisti per perdere tempo a leggere.







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