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Potenza. Il museo delle meraviglie
Luigia Ierace
La Gazzetta del Mezzogiorno 29/6/2005

POTENZA- Il Museo archeologico nazionale della Basilicata «Dinu Adamesteanu» è l'ultimo nato dei musei della regione. Inaugurato a fine maggio nello storico Palazzo dei conti Loffredo, ceduto in comodato dal Comune di Potenza alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, è uno dei poli più importanti dell'archeologia del Sud.
Si realizza, così dopo 40 anni, il sogno di Dinu Adamesteanu, lo studioso rumeno fondatore dell'archeologia lucana, che, nel disegnare l'assetto museale della regione, aveva pensato ad un museo che facesse una sintesi di tutto il patrimonio lucano. E attraverso le sale di palazzo Lofiredo si vuole percorrere idealmente la Basilicata passando attraverso le aree archeologiche più importanti: le colonie greche (Metaponto e Siris Erakleia), le città romane (Venosa e Grumento), le zone e gli abitati indigeni (Lavello, Melfi, Banzi, la Valle dell'Agri, l'Enotria).
«Il Museo - ha spiegato il soprintendente archeologico della Basilicata Marcello Tagliente - è articolato su due piani secondo un criterio cronologico e territoriale che offre al visitatore un quadro generale sull'archeologia dell'intera regione ed un approfondimento sugli eccezionali ritrovamenti nel territorio di Potenza, per la prima volta presentati, in forme definitive, al pubblico italiano».
La precolonizzazione ■ Si parte con uno spaccato sulle popolazioni della Basilicata antica con i ritrovamenti della prima età del Ferro provenienti dall'Incoronata-San Teodoro (Pisticci) e da Santa Maria d'Anglona.
Le colonie greche - Nel corso del VII secolo sulla costa jonica vengono fondate le colonie greche di Metaponto e Siris. Da quella di Metaponto proviene un raffinato copricapo cilindrico (polos) appartenuto ad una aristocratica sacerdotessa, una straordinaria opera di oreficeria tarantina.
L'Enotria - Terra del vino (dal greco oinos, vino), è documentata dai reperti di Aliano, Chiaromonte e Guardia Perticara. Complesse parure con ornamenti in ambra e in metalli anche preziosi, appartenenti alle donne di rango elevato, testimoniano rapporti commerciali con il Mediterraneo orientale e con le regioni del Mar Baltico.
Il Materano - Tra il IX e l'VIII secolo a. C. genti di stirpe apula occupano le colline, particolarmente adatte all'agricoltura e alla pastorizia, che controllano la media valle dei fiumi Bradano e Basente e stabiliscono rapporti culturali e di scambio con i Greci. Ricchi i corredi funerari.
I Peuketiantes - Le aree interne montuose della Basilicata settentrionale sono abitate da popolazioni affini a quelle apule, i Peuketiantes, genti che seppelliscono i defunti in posizione fetale. Eccezionali reperti provengono da Baragiano, Serra di Vaglio e Braida di Vaglio. I gioielli più preziosi sono quelli della «Principessa bambina di Vaglio».
I Lucani - Verso la fine del V secolo a.C. gruppi di stirpe oscosannita provenienti dall'area centro-italica, i Lucani prendono il controllo della parte interna della Basilicata. Nasce così, nel corso del IV secolo a.C, quella che le fonti antiche denominano «grande Lucania», divisa dopo il 356 a.C. in Lucania e Bruttium. Nel Museo è ricostruito l'ambiente del santuario di Rossano di Vaglio e intitolato alla dea Mefite.
I Romani - Alla fine del IV secolo a. C. i Romani conquistano gran parte della Lucania. Le fondazioni della colonia latina di Venusia (Venosa) e del centro di Grumentum sanciscono il controllo militare e politico di Roma su questi ter-ritori. Nella nuova organizzazione del territorio e sino al
III-IV secolo d. C. le ville, residenze dei senatori e dei ricchi proprietari terrieri, acquistano un particolare rilievo.
A titolo esemplificativo, è stato ricostruito nel Museo un ninfeo con pavimento a mosaico, da Cugno dei Vagni.
Palazzo Loffredo - Museo Archeologico Nazionale della Basilicata «Dinu Adamesteanu», via Andrea Serrao - Potenza. Orario di apertura: lunedì 14-20, da martedì a domenica 9-20.



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