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Piazze storiche, niente competenze accentrate
Ester Palma
Corriere della Sera - cronaca Roma 30/6/2005

Sì, no, forse. Sono contrastanti, e in qualche caso accese, le reazioni all'intervento di Monica Cirinnà, vicepresidente del Consiglio comunale, che sul Corriere di ieri ha proposto, come antidoto al degrado delle piazze più celebri di Roma, una «task force che si occupi di pulizie, ambulanti e vigilanza».
«Sono sbalordito, la Cirinnà parla di "tolleranza" del Municipio - esordisce Giuseppe Lobefaro, appunto presidente del I Municipio -. E un proclama assurdo, altro che accentrazione di competenze, semmai è vero il contrario: è meglio dare più poteri e mezzi a chi il territorio lo conosce perché ci vive ogni giorno». Da anni Lobefaro lamenta proprio una carenza di personale e di mezzi per combattere degrado e abusivismo: «Proprio qualche giorno fa avevo avvisato Veltroni che la situazione in piazza Navona stava degenerando. Ma ormai neanche il prefetto Serra mi invita più alle riunioni sull'ordine pubblico. Ho dovuto sapere dai vigili che proprio piazza Navona sarebbe stata affidata alla sorveglianza della polizia, mentre altre piazze sarebbero toccate a carabinieri e finanzieri».
Ma la presenza delle forze dell'ordine deve essere, per Lobefaro, capillare: «Fare i blitz ogni tanto contro il singolo pakistano che vende le bolle di sapone o il cinese che scrive sulla scatola di cartone, serve solo a gettare fumo negli occhi dell'opinione pubblica, magari subito dopo che l'ennesima denuncia sui giornali. Altro sarebbe scoprire e bloccare chi rifornisce gli ambulanti e tiene le fila del giro. Impossibile? Non credo, basterebbe pedinare i venditori. Se non si riesce a fare neanche questo, allora è inutile lamentarsi del resto». Il presidente cita un esempio: «Sì, gli invalidi, più o meno veri, di corso Vittorio. Le forze dell'ordine sanno benissimo chi li porta sul posto ogni mattina e li rileva la sera. Ma non intervengono. Perché?». Un Lobefaro sfiduciato, insomma, ma non rassegnato: «Quello mai, significherebbe gettare la spugna - conferma -. Però dispiace stare in trincea, aspettare aiuti che non arrivano e sentirti anche accusare di inefficienza».
Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la Bellezza, parla invece di «volontà politica»: «Se c'è, il centro può salvarsi. Ma se invece prevale la logica del divertimentificio, della città palcoscenico, allora non c'è niente da fare. Non è questione di task force o municipi». E se la prende con la mancanza di sorveglianza: «Ogni sera dalle 8 in poi, il centro è abbandonato a se stesso, chiunque può fare quello che vuole. Un esempio? L'altra sera ero in piazza delle Coppelle, un piccolo capolavoro a cielo aperto, ora ridotto a oscena mangiatoia pubblica: i tavolini erano ovunque, le auto in sosta pure, non c'era spazio neanche per passare a piedi, non parliamo di un eventuale mezzo di soccorso». Per Emiliani serve una riflessione «su cosa si vuole fare della città, su cui si è montata una macchina di consumi turistici enorme, che Roma forse non è in grado di reggere».
E d'accordo con la proposta della Cirinnà Viviana Piccirilli Di Capua, presidente dell'Associazione abitanti per la tutela del centro storico: «Ai tempi di Rutelli avevamo ottenuto il Pics, il pronto intervento centro, che funzionava bene, perché i tempi di intervento erano ridotti. Si potrebbe pensare ad una cosa simile». Comunque, «aldilà delle beghe politiche», secondo la Piccirilli, il problema è stato centrato: «E se c'è un organismo in più ad occuparsi del centro, tanto meglio, no?». Favorevole, «ma solo in parte» è anche Guido Campopiano, presidente regionale dell'associazione dei ristoratori della Confesercenti: «Le risposte sul centro devono venite da chi ci vive e ci lavora. Per questo sto organizzando un tavolo comune fra imprenditori e residenti per preparare delle proposte da presentare al Comune. Sperando di essere ascoltati».



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