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Un parcheggio per macchine super-sceniche
Orsola Casagrande
il manifesto, 28/06/2005

Il cantiere di piazza San Carlo a Torino suscita polemiche contro le automobili nel centro storico. In mezzo a resti archeologici venuti fuori con gli scavi e sottopassi, gli artisti e i musicisti provano a inventare un set creativo

Le trasformazioni che stanno coinvolgendo Torino sono ben visibili, girando per la città. Cantieri ovunque, polvere, caterpillar, trattori. A cui vanno aggiunti naturalmente disagi per i cittadini, proteste; traffico deviato, nuova segnaletica. E poi polemiche, tante polemiche. Ci sono i cantieri della metropolitana, quelli delle Olimpiadi del 2006, ma anche quelli del passante ferroviario, quelli della Spina 3. E ancora i cantieri edili, con le gru che spuntano come funghi in quartieri che una volta erano operai o occupati da fabbriche ora dismesse o crollate. Si costruiscono centinaia di case per improbabili inquilini. Infine, ci sono i cantieri per i nuovi parcheggi. C'è quello di piazza Vittorio, e quello contestatissimo di piazza San Carlo. Quest'ultimo è stato di recente oggetto di polemiche perché scavando sono emersi resti romani ritenuti dagli archeologi preziosi e importanti. Pei la verità, le polemiche hanno accompagnato il cantiere di piazza San Carlo fin da quando il progetto di parcheggio sotterraneo è stato annuncialo. Contro questo parcheggio si sono mobilitati nomi altisonanti della cultura torinese. Nel primo appello, del giugno 2004, c'era una richiesta all'Unesco «che ha tutelato tanti beni monumentali» di prendere «di adottare piazza san Carlo. Chiediamo - si leggeva ancora - all'amministrazione comunale di sospendere scavi sotto la piazza, e di aprire una discussione sulla opportunità di moltiplicare nei prossimi mesi i cantieri per parcheggi e sottopassi in una città che ha bisogno di selezionare i lavori pubblici e di curare con
attenzione il proprio futuro».
L'appello ha avuto tra i tanti sostenitori il filosofo Gianni Vattimo, lo scrittore Alessandro Baricco, gli attori Bruno Gambarotta, Beppe Rosso, ma anche politici, docenti universitari (il preside della facoltà di lingue Paolo Bertinetti, la germanista Anna Chiarloni) e poi ancora storici (Nicola Tranfaglia), artisti (Max Casacci dei Subsonica), architetti, il direttore del Teatro stabile Gianbeppe Colombano, il direttore del Torino film festival Steve della Casa. E poi sindacalisti (Vanna Lorenzoni, segretaria regionale della Cgil), politici (dall'ex sindaco Diego Novelli alla senatrice Ds Chiara Acciarini) e naturalmente tantissimi cittadini. Insomma una mobilitazione enorme per proteggere il salotto di Torino.
Spulciando le risposte di alcuni dei firmatari alla domanda «perché ha firmato la petizione», si trovano per esempio le dichiarazioni di Steve Della Casa: «mi sembra giusto quanto è stato richiesto. Credo che sia sbagliato realizzare cose che attraggono auto nel centro, penso che sia anche uno spreco dal punto di vista delle risorse. Meglio sarebbe proporre alternative, come per esempio parcheggi, di interscambio fuori dal centro e l'uso per gli spostamenti interni del servizio pubblico. Certo, meglio sotto che sopra, ma meglio ancora che non ci sia per niente». Bruno Gambarotta invece sostiene di aver firmato perché è molto affezionato a Torino. «Trovo che un parcheggio in piazza San Carlo sia una ferita nel cuore della città. Lì le auto non dovrebbero esserci, né sopra, né sotto. È come farlo in piazza dei Miracoli a Pisa o in piazza San Marco. Mi sembra assurdo. Sono molto radicale su questo punto: piazza San Carlo è di un'eleganza straordinaria, e andrebbe conservata così com’è. E non mi importa affatto di essere considerato un conservatore».
Una quasi rivolta dunque. Che però si è dovuta scontrare con l'intransigenza del comune di Torino, rappresentato in questa battaglia pro-parcheggio dall'assessora Maria Grazia Sestero. Che non si è mai data per vinta, nemmeno quando il Tar, a fine 2004, aveva bloccato (dopo l'esposto delle associazioni ambientaliste e dei cittadini) i lavori del cantiere. Il comune ha saputo rovesciare quel verdetto e i lavori sono andati avanti. Proprio qualche settimana fa la polemica è riesplosa dopo le dichiarazioni del ministro ai beni culturali Rocco Buttiglione che aveva sollevato dubbi sulla legittimità del cantiere. Ma anche in questo caso il comune di Torino è sceso in campo più battagliero che mai. «Tanto rumore per nulla», hanno commentato i Ds che hanno sottolineato come i resti archeologici rinvenuti sono stati debitamente trattati e trasferiti. Sotto piazza San Carlo, infatti, è stato scoperto un vero piccolo tesoro. A parte il rifugio antiaereo risalente alla seconda guerra mondiale, è stata rinvenuta una necropoli delimitata da un muro di cinta con corredi funerari: vasetti in ceramica e urne in ceramica e vetro. Sono state reperite anche 26 tombe con scheletri. E sono state ritrovate le fondamenta di una casa romana del 1° sec. d.C. Un'abitazione comune e non una villa. Al '600 invece risalgono i piloni di un ponte disposti in tre file per sei campate, che reggevano un tavolato di legno. L'opera fu in uso per circa vent'anni finché fu demolita e interrata durante la realizzazione della piazza. Sempre al '600 risale un bastione murario eretto a difesa degli assalti nemici.



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