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Addio al Tfr e la pensione pu salire
ROBERTO MANIA
la Repubblica, 28/06/2005

Ecco le decisioni cui saranno chiamati i lavoratori da gennaio

ROMAC' un nuovo pezzo dello "Stato-balia"che se ne sta andando. il trattamento di fine rapporto, istituto aggiornato dell'antica liquidazione. Dopo 23 anni - nato con una legge nel maggio del 1982 il Tfr sta esaurendo la sua funzione: accantonare quote di retribuzione da restituire al lavoratore, previa rivalutazione, al termine di ogni rapporto di lavoro. Da lanno prossimo dovr servire ad altro: servir per la pensione, quella integrativa Perch quella obbligatoria e pubblica non baster pi: con le nuove regole, infatti, la pensione, calcolata sulla base dei contributi versati, sar meno della met dell'ultimo stipendio.
Per l'Italia sar un cambiamento culturale profondo. Da noi, fino all'inizio degli anni Novanta, non si mai pensato che oltre quella dell'Inps potesse esserci anche"un'altra" pensione, privata, costruita attraverso gli investimenti finanziari. Il mercato non poteva essere confuso con la solidariet tra generazioni, per cui per pagare le pensioni bastavano i contributi (altissimi, il 32,7 per cento della retribuzione) versati dalle aziende e da chi lavora. E il nostro sistema finanziario rimasto asfittico, privo della forza propulsiva dei fondi pensione, protagonisti di primo piano in altri mercati, a cominciare da quello statunitense.
Poi c'era anche il Tfr (una forma di salario differito inesistente in altri Paesi) che servito alle imprese {soprattutto quelle pi piccole) ad autofinanziarsi senza dover ricorrere al pi costoso credito bancario. Ma servito anche ai lavoratori che, senza rischiare nulla, si ritrovavano alla fine del lavoro un po' di capitale accantonato dal proprio datore di lavoro. Era anche l'epoca del posto fisso: sempre nella stessa azienda per trent'anni e pi, che consentiva di maturare una liquidazione ragguardevole. Non pi cos. Si calcola che la durata media del Tfr sia di9-10anni; ci significa che il lavoratore cambia pi volte lavoro e ogni volta riceve la liquidazione.
Anche per questo si deve cambiare. E, dopo anni di discussioni (la prima legge sulla previdenza integrativa del 1993, c'era il governo Amato), potrebbe essere la volta buona. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha assicurato che al prossimo Consiglio dei ministri (quello di venerd, 1 luglio) presenter uno schema di decreto per la previdenza complementare dei lavoratori del settore privato. Entro il 6 ottobre il decreto dovr essere approvato perch scade la delega. Dal 1 gennaio, poi, dovrebbe scattare l'operazione per l'eventuale adesione ai fondi attraverso il conferimento del Tfr. Ed questa, appunto, una delle novit; immettere nel mercato finanziario una massa di denaro, teoricamente fino a 15 miliardi annui se tutti i lavoratori dovessero decidere di rinunciare al proprio Tfr maturando. D'altra parte questa l'unica strada per far decollare la "seconda gamba" della previdenza. Oggi soltanto il 12 per cento degli occupati (2,8 milioni di persone) titolare di una forma pensionistica integrativa (fondi negoziali, aperti, piani pensionistici individuali). Le resistenze e le diffidenze sono ancora fortissime. In due categorie tradizionalmente sindacalizzate come i chimici e i metalmeccanici ladesione ai rispettivi fondi complementari (il Fonchim e Cometa) supera di poco il 60 per cento nel primo caso e il 30 per cento nel secondo. La chiave di volta rappresentata dal meccanismo del "silenzio assenso": se il lavoratore non si esprime (sia per conservare il regime del Tfr, sia per aderire ad un fondo) entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto, sar iscritto automaticamente in un fondo complementare. il perno di una riforma con tante di incognite perch in molti scommettono sulla tendenza conservatrice dei lavoratori a tenersi il Tfr, tanto pi in una fase non brillante peri mercati azionali. Consapevole di questo rischio il Welfare intende affidarsi ad una campagna informativa (sono gi stati stanziati 20 milioni) per spiegare i vantaggi della previdenza integrativa.
Dunque il lavoratore potr decidere se aderire ad un fondo collettivo aperto (bancario o assicurativo), chiuso (contrattuale), a un fondo regionale o investire in un piano assicurativo individuale a contenuto previdenziale. Oppure di tenersi il Tfr, potendo in seguito anche cambiare idea.
Ma se non sceglier dove andr il suo Tfr? Le opzioni sono diverse. Di certo finir in un fondo. Quale? Innanzitutto quello previsto dagli accordi collettivi. Se l'azienda ha aderito a pi fondi (per esempio uno di categoria e uno regionale), il Tfr andr in quello individuato d'intesa con i sindacati. E ancora, in mancanza di accordo finir in quello nel quale ha pi dipendenti iscritti. Infine, ultima ipotesi: in mancanza di accordo e di un fondo collettivo, il datore di lavoro destiner tutto in un fondo residuale costituito presso l'Inps.



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