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Pan e Madre: programma assente
Elda Oreto
Roma, 28/06/2005

L'INTERVISTA. Il soprintendente Nicola Spinosa denuncia la mancanza di coordinamento per le iniziative cittadine legate al mondo dell'arte

Caravaggio ad ottobre 2004, poi Pitloo fino a Velzquez al Museo di Capodimonte. Segue una fitta programmazione della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, alla guida di Nicola Spinosa, prevista fino al 2007. Di alto livello qualitativo. Ma sulla scia di questi eventi sono nate realt "alternative" come il "Pan" a Palazzo Roccella e il Museo di arte contemporanea "Madre" a Palazzo Donnaregina. lo stesso soprintendente Nicola Spinosa a parlarne.
Non so se queste siano realt alternative alla nostra Soprintendenza; non le vorrei considerare alternative. Semmai le vorrei considerare necessariamente "integrative" alle attivit della nostra Soprintendenza. Ma c' una differenza: mentre la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano ha un programma che nasce da una chiarezza organizzativa, pur nella carenza delle risorse finanziarie, ho l'impressione che le iniziative anche importanti di altre istituzioni locali, sebbene utilmente "integrative" rispetto alle nostre, partano, invece, da una condizione ancora di gran confusione programmatica e organizzativa, con poca chiarezza di intenti, di procedure e di obiettivi: al punto che spesso non si sa chi fa che cosa o non si sa cosa sta facendo il nostro stesso vicino. Sono questi, tra gli altri, i due casi recenti del Centro per le Arti di Palazzo Roccella e del nuovo Museo o Centro per il Contemporaneo di Palazzo Donnaregina. Ma da sperare che a questa situazione si porr rapido rimedio per evitare inutili aspettative e non poca dispersione di pubbliche risorse. Anche se mi pare che con urgenza maggiore vada affrontato il problema del restauro del monumentale Albergo dei Poveri, da sottrarre a ipotesi velleitarie, all'insegna della pi grande confusione o improvvisazione e, comunque, di corto respiro, delle quali periodicamente si hanno allarmanti notizie.
In che modo possibile "organizzare" queste strutture seppure diverse tra loro?
Sedendosi tutti intorno a un tavolo, con idee chiare e nel rispetto delle reciproche competenze. Questo, tuttavia, se succede a Napoli davvero un miracolo!.
Questo sforzo di coordinamento, secondo lei, possibile attuarlo tra le varie Soprintendenze compresenti sul territorio napoletano?
No, anche questo sarebbe un altro miracolo! E io ai miracoli ancora non credo... .
Ad ogni modo, quali sono le previsioni sui progetti relativi allo sviluppo dell'arte contemporanea a Napoli: da 1 a 10 le previsioni sulla loro fattibilit concreta?
Se a Napoli dovessimo andare avanti con le previsioni numeriche, da uno a dieci mi sembra moto poco. Bisognerebbe oscillare quanto meno da uno a mille. Diciamo che siamo pi vicini a mille che a cinquecento. Ma si sa, io sono scettico per natura... .
Alcune realt "alternative" prendono forma come Fondazioni private... come il "Madre"
Sono formule miste pubbliche e private, ma di cui al momento conosciamo solo i partecipanti pubblici e nulla ancora sappiamo dei privati. Soprattutto nulla sappiamo - e questo anche pi grave - dei modelli di gestione che verranno adottati. Ci sono Fondazioni bancarie che funzionano molto bene come le fondazioni straniere, americane in particolare. Le nostre Fondazioni hanno il pregio, che qualche volta diventa un difetto, di essere costituite dalla presenza di enti e istituzioni pubbliche, che, purtroppo, sono governate e condizionate pi da scelte politiche o di parte che da autentici interessi civili e culturali. E questo, per l'attivit di una fondazione, certamente un grave limite alle sue possibilit operative.
Cosa comporta la gestione oggi di cinque musei in un tessuto urbano, sociale, culturale particolarmente impegnativo come quello napoletano?
Oggi, come ormai da molti anni, comporta grandi difficolt, perch un museo, per quanto ben gestito e ben organizzato, riflette sempre, ove pi o meno, la realt sociale, civile e culturale ad esso esterna, sia in termini di servizi urbani, di servizi di accoglienza, che, in particolare per quelli napoletani collocati per lo pi in aree periferiche e di difficile accesso della nostra citt, di controllo costante e continuo del territorio circostante, sottraendolo ai crescenti fenomeni di diffusa microcriminalit.
Qual il tassello mancante che permette ad una citt come Napoli di offrire una proposta articolata di tipo politico-culturale in grado di valorizzare anche il territorio?
L'assoluta mancanza di intese programmatiche raggiunte attraverso incontri costanti tra i responsabili delle singole istituzioni, capaci di proporre progetti fattibili di pubblica utilit e non iniziative dagli scarsi modesti contenuti culturali, per lo pi rivolti solo ad esaltare la immagine dei singoli.
Qual il ruolo del museo rispetto all'arte contemporanea?
Lo stesso ruolo che ha per l'arte antica. Il museo non deve essere solo luogo di mera conservazione, ma laboratorio e centro di produzione e sperimentazione di nuove idee e nuovi manufatti artistici, anche attraverso il confronto dialettico tra opere del passato e testimonianze del presente. Non solo per la vita del museo, ma anche per la realt territoriale umana che lo circonda. Guai se il museo operasse solo per se stesso, ignorando quanto va mutando e realizzandosi al suo esterno e nel mondo che lo circonda.
Qual il ruolo della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano nei confronti dell'arte contemporanea?
Deve essere un ruolo di indagine conoscitiva di un processo di storicizzazione degli eventi. Ogni evento artistico ha una sua attualit, una sua urgenza, ma deve essere nello stesso tempo contestualizzato all'interno nel momento storico, sociale politico in cui si colloca.
Antropologia ed economia del simbolico: smantellare l'immagine "da cartolina" di Napoli un'operazione possibile, vantaggiosa, intelligente?
Necessaria. Affinch sia possibile, bisognerebbe che il livello di civilt e di cultura dei napoletani crescesse di non poco. Meno canzonette, meno cartoline e pi riconoscimento dei valori pi autentici, reali e fondanti, di questa citt. Molti miti sono caduti da soli, molti altri ne sono nati, ma non meno effimeri e "cartolineschi" di quelli gi da tempo obsoleti e consunti.
Quali modelli di management influiscono sulla sue modalit di organizzazione?
Noi che viviamo all'interno di una struttura complessa e articolata come quella di una Soprintendenza, da cui dipendono cinque complessi museali importanti, viviamo oggi una grande contraddizione: il progetto, pi che altro la speranza o l'auspicio, che le attivit che si realizzano nei nostri musei possano avere una ricaduta positiva sull'intera citt e le sue
condizioni di civilt e di cultura; la triste constatazione che, non solo per le ormai congenite carenze di risorse finanziarie e di adeguate risorse umane e professionali al momento disponibili, la citt continui a restare sorda, disattenta o insensibile a quanto, pur con una fatica immensa, per essa si tenta di fare nel campo delle arti e della cultura per restituirne un'immagine pi autentica, pi affascinante e meno occasionale ed effimera. Ma i problemi veri sono anche di pi articolata e diversificata origine. Resta di positivo che, malgrado questi limiti, si vadano formando presso di noi nuove generazioni di operatori culturali, espressione concreta di un forte impegno civile nel campo del volontariato, ai quali vorremmo poter fornire quelle certezze per il futuro che di sicuro meriterebbero. Ma parlare di certezze, in questo momento, mi pare da un lato mera utopia, dall'altro quasi farsi gioco delle loro speranze o illusioni che siano.
Dal suo inizio con Raffaello Causa vent'anni fa in Soprintendenza cosa cambiato?
rimasto l'entusiasmo che da Raffaello Causa era passato dentro di me, la passione civile, ancor pi che culturale, per la propria attivit. cambiato completamente il modo di svolgere queste attivit. Con Causa tutto era legato alla estemporaneit, alla improvvisazione, alla frammentazione. Oggi, pur conservando la stessa passione e lo stesso entusiasmo di quegli anni, anche grazie alla quipe di tecnici e funzionari formatasi in questi anni all'interno della Soprintendenza, ai quali di recente si sono aggiunti anche numerosi esponenti delle pi giovani generazioni, operiamo secondo criteri di maggiore razionalit e su chiare basi programmatiche, spesso in stretta collaborazione con le pi prestigiose istituzioni museali italiane e straniere. Anche se, malgrado tutto questo impegno e tanta passione, non mancano motivi frequenti di rammarico, con punte di delusione se non di vero e proprio scoramento, per il molto che si fatto e il molto poco che si raccolto.



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