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Trasloca la grande archeologia -
Beatrice Manetti
La Repubblica, ed. Firenze, 25/06/2005

La Chimera e tanti altri pezzi celebri diventeranno una "vetrina" del museo Archeologico a due passi dagli Uffizi

In San Firenze un nuovo museo con tutti i capolavori

I CAPOLAVORI etruschi e greci delle collezioni medicee lasceranno il museo Archeologico per essere esposti nella grande aula del tribunale di piazza San Firenze. Pezzi celebri come la Chimera, l'Arringatore, l'Idolino di Pesaro e molti altri allestiranno la nuova sezione del museo nell'ex aula giudiziaria sullato di borgo dei Greci, non appena la sede del tribunale traslocherà nel nuovo edifìcio di Novoli.


DOPO quattro anni alla direzione dell'Istituto Francese, Jerome Blóch lascia il suo incarico per tornare a Parigi, dove continuerà a occuparsi di cultura. «E' un arrivederci, non un addio -dice - perché a Firenze ho messo un po' di radici e sono intenzionato a frequentarla ancora. Anzi, potrei essere di nuovo qui già a novembre per il ventesimo anniversario di trance Cinema: per una volta mi piacerebbe seguire il festival da spettatore e godermi ifilm senza al tre preoccupazioni». Il suo arrivederci ufficiale alla città è fissato per il 14 luglio, il giorno della presa della Bastiglia, che l'Istituto festeggia a partire dalle 12.30: un discorso breve per ringraziare i suoi collaboratori, poi Blóch, che è anche un raffinato pianista, lascerà parlare il linguaggio che ama di più, quello della mu-sica:«A Firenze, dopo il tradizionale cocktail nellasala intitolata a Daniel Arasse, ci sarà un concerto di canzoni italiane e francesi, mentre la sera sarò a Montecatini con il Quartetto Regina per un concerto alle Terme. Ma il mio incarico scade il 31 agosto e fino a quella data resterò a Palazzo Lenzi».

Il suo successore, che assumerà ufficialmente l'incarico dal 1 settembre, è Bernard Micaud, direttore uscente dell'Istituto Francese di Lubiana, in questi giorni alleprese con il primo "problema" fiorentino: il trasloco dei suoi quattromila libri.

In Slovenia ha lavorato molto, e bene, non solo per promuovere la cultura francese contemporanea, dalla danza al cinemaalle arti visive, ma anche per consolidare e moltiplicare i rapporti di collaborazione tra la Francia e il paese ospitante, soprattutto in vista dell'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea.
«Micaud è già venuto a per qualche giorno a Firenze, che conosce bene e ama molto, per discutere con me del passaggio di consegne. Sa quali sono lepriori tàdell'Istituto:la cultura, la formazione linguistica, il completamento dell'informatizzazione della biblioteca per trasformare Palazzo Lenzi in un centro multimediale di risorse sulla Francia contemporanea. E poi il restauro delle aule e delle residenze. Sono sicuro che tra i nostri due mandati ci sarà un rapporto di dialogo e di continuità. Firenze merita persone completamente dedite alla città, e Micaud è la figura ideale».

Anche Blóch ha lavorato nella stessa direzione. L'evento che meglio di altri riassume la sua politica di questi quattro anni è per lui «l'inaugurazione delle sale al pianterreno dell'Istituto, nell'inverno di quest'anno. Abbiamo aperto un portone murato da decenni e ci siamo finalmente affacciati su piazza Ognissanti. Non è soltanto il frutto di una ristrutturazione necessaria, ma il segno simbolico diun dialogo conlacittàe con la regione che in questi quattro anni ho cercato di intensificare. Spero di esserci riuscito, in ogni caso questo è il senso che ho voluto dare alla mia esperienza fiorentina.
Sono convinto che l'Italia e la Francia non abbiano soltanto un grandepassato condiviso, ma anche un futuro di creazione di innovazione e di proposte comuni».
Guidata da questa idea, la gestione Blóch si chiude con qua-rantanuove convenzioni firmate con associazioni, istituti e fondazioni toscane, il rafforzamento della rete dei corsi di francese anche al di fuori di Firenze, l'attivazione di corsi di italiano per ifunzionari del consolato e per i francesi che lavorano in città. «Ma quello che mi ha colpito di più - prosegue - è stato il cambiamento della tipologia dei frequentatori di Palazzo Lenzi. In quattro anni l'età media si è abbassata di almeno quindici anni, adesso attiriamo studenti, lavoratori e studiosi tra i 25 e i 45 anni, che seguono i corsi di francese per magistrati ed economisti, ma anche gli atelier di arti applicate. Sono loro che hanno dato una nuova vita alle sale dell'Istituto».



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