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II corteo per riavere la Pala ritorna a mani vuote
Gazzettino Treviso, 26 giugno 2005

I duecento partecipanti guidati dalla Pro Loco si sono trovati di fronte al portone sbarrato e all’assenza di risposte dalla Soprintendenza

Protesta a Venezia davanti alla sede dei Beni culturali per sollecitare una data certa sulla restituzione dell'opera del Giorgione

Castelfranco
C'era tutto l'orgoglio di essere castellani nelle facce di chi ieri mattina ha accettato l'invito della Pro Loco ed è sceso in marcia su Venezia per "riprendersi" la Pala. Castelfranco è la città di Giorgione. E la sua Pala per i castellani, prima che un capolavoro artistico, è un simbolo, parte stessa dell'identità culturale e delle radici di una comunità.
Questa comunità, spesso anonima e indifferente, ieri si è mobilitata. È scesa in piazza, armata di cartelli di protesta, per difendere quel simbolo, e un po' anche se stessa. Alle 8.30 lo "squadrone" messo in riga da Gherardo Battistel e dagli uomini della Pro Loco è pronto alla partenza. Circa 200 i partecipanti, molte di più erano in realtà le adesioni ma il caldo torrido ha fatto desistere tanti. Durante il tragitto in treno c'è chi distribuisce cappellini con lo slogan "Riprendiamoci la Pala" e magliette con l'immagine della Madonna, chi da istruzioni per il corteo. Intanto, si commenta il senso del viaggio.
«È un segno di affetto, la manifestazione tangibile di quanto i castellani tengano a quest' opera. Ma ora - fa notare il vi-cesindaco Fiorenzo Vanzetto -passate le elezioni regionali, il processo per il rientro ha avuto una accelerazione». Insomma ci sono anche ragioni politiche dietro l'incomprensibile permanenza del quadro in Laguna? «Non apro polemiche: si sono create le condizioni perché i soldi, da sempre a disposizione, trovassero riscontro con un progetto per la climatizzazione della cappella Costanze Perciò questa manifestazione è l'annuncio di un sicuro ritorno».
Dal canto suo il vicepresidente dell'Ascom Gianfranco Giovine sottolinea che «1a rivitalizione di Castelfranco, anche per il commercio, passa attraverso una diversa consapevolezza verso i propri beni artistici». Ma soprattutto c'è la gente comune: signore di una certa età che hanno sfidato la calura su e giù dai ponti veneziani e anziani come Francesco Amezzoli, 69 anni. «Togliere la Pala a Castelfranco è come portare via la Gioconda dal Louvre, sarebbe innaturale vederla in un altro posto».
Giunte a Venezia le "truppe" si schierano. Il gruppo, colorato e rumoroso, attira la curiosità di veneziani e turisti. C'è il tedesco che chiede se si tratta di una manifestazione religiosa, e gli orientali che si fanno la foto ricordo con corteo sullo sfondo.
La marcia si arresta a palazzo Soranzo-Cappello sede della Soprintendenza per i Beni artistici. Il portone è sbarrato ma i castellani allestiscono il presidio. Il presidente della Pro Loco Battistel imbraccia il megafono e legge la lettera indirizzata all'architetto Stefano Filippi della Direzione regionale per i Beni culturali del Veneto, cui era stata chiesta udienza.
«Non siamo troppo sorpresi di non essere ricevuti - osserva Battistel - sia perché non ha risposto a una nostra lettera, sia perché, telefonicamente, ha detto che "al sabato non si lavora". Noi comunque siamo qui in tanti a ricordargli che a Castelfranco aspettiamo la Pala»
«Forse - prosegue - se ci avesse accompagnato qualche onorevole o un consigliere regionale, le cose sarebbero andate diversamente, ma abbiamo preferito che fosse la gente comune e i rappresentanti delle associazioni a protestare, civilmente e senza condizionamenti politici, seppure davanti agli uffici sbarrati».
Sono venuti per avere, dopo tre anni, una data certa sul rientro. Non c'è stata risposta, solo l'auspicio che la soluzione arrivi entro fine anno. E la certezza che ora a Venezia la voce dell'insofferenza dei castellani è arrivata, chiara e forte. Gli striscioni di protesta sono rimasti fino a sera davanti al palazzo. I castellani, invece, si sono diretti alle Gallerie dell'Accademia dove, quantomeno là, hanno avuto un trattamento speciale. La possibilità di entrare gratuitamente, a piccoli gruppi, per rivedere il dipinto portato a nuovo splendore dopo il restauro.



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