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Cos lAccademia raddoppia
Fabio Isman
Il Messaggero 26/6/2005

Venezia. Giovanna Nepi Scir, lintrepida soprintendente che pi di chiunque altro lha voluto, conta letteralmente i giorni: Millecento, ma tre mesi sono gi trascorsi; quindi 1.010; nel 2008, per Pasqua, Venezia avr finalmente il museo che si merita, e la penisola una grande pinacoteca, a livello mondiale, in pi. Le Gallerie dellAccademia raddoppiano lo spazio espositivo; traggono dai depositi molti capolavori assoluti, finora interdetti alla vista, per esporre forse 200 opere in pi; recuperano centinaia di quadri, anche di autori assai importanti, che per lassoluta asfissia delle aree a sua disposizione, erano state costrette a destinare altrove; pongono finalmente termine alle lunghe code, cui, per il necessario contingentamento degli ingressi, erano spesso obbligati i visitatori. Il progetto definitivo della ristrutturazione stato presentato ieri, a Palazzo Ducale (lo pubblica Electa: Progettare un museo ); e i lavori sono in pieno svolgimento. LAccademia di Belle Arti, che finora soffocava le Gallerie, si gi trasferita nellex complesso degli Incurabili alle Zattere, sulla Giudecca, lasciato libero dal Tribunale dei Minori, a sua volta trasferito in unarea industriale dismessa a Mestre, come in un puzzle di complessa soluzione. Tutto lex convento della Carit, nato nel 200 ma dove lavora pure Andrea di Pietro dalla Gondola (1508-80), infinitamente pi noto come Palladio, sar cos al servizio duna pinacoteca tra le pi rilevanti al mondo, almeno per i secoli in cui Venezia stata regina assoluta nel campo dellarte: il formidabile Cinquecento, (Bellini, Giorgione, Tiziano, Lotto, i Palma, Tintoretto, Veronese), ma anche il Sei e il Settecento (Guardi, Longhi, Tiepolo, Canaletto, Bellotto, Piazzetta).
Raddoppiare gli spazi dun museo posto in un contenitore (ma che brutta parola!) storico, impresa da far tremare davvero i polsi: e oggi, con il progetto definitivo, arriva a compimento un iter iniziato nel 97, quanderano ministri Walter Veltroni, Giovanni Maria Flick e Giovanni Berlinguer (Beni culturali, Giustizia, Pubblica istruzione), e sindaco di Venezia, proprio come adesso, Massimo Cacciari. Non sono mancati, da allora, pause, incertezze, rallentamenti; ma i lavori sono ormai, se si pu dirlo, finalmente decollati. E porranno fine a quella che, ahinoi davvero troppo a lungo, stata unautentica italica vergogna: in certi (non brevi) periodi, le Gallerie hanno potuto esporre solo il venti per cento delle opere e capolavori che possiedono. Abbiamo gi iniziato a ritirare i dipinti concessi in prestito, giusto per non tenerli eternamente in deposito, spiega Giovanna Nepi; e dagli inventari, risulta che li avevamo mandati un po dappertutto in Italia: anche al Quirinale, alla Camera e Senato, in ambasciate fuori dal nostro Paese. Infinite altre, in tutte le maggiori istituzioni veneziane: Ca Pesaro, Ca Rezzonico, la Ca dOro (ben 237 numeri dinventario, tra cui due modelli di Bernini per la fontana di Piazza Navona), e quasi tutti i musei veneti e del Friuli.
Presto, saranno ricomposti interi cicli pittorici, come quello dei Camerlenghi di Tintoretto: Uno dei pochi giunti intatti alle Gallerie, dopo le soppressioni napoleoniche, sottolinea la soprintendente; e fa quasi male pensare che, fino ad ora, non stato possibile per ragioni di spazio. Per ovviare alla cui carenza, nel 94, Giovanna Nepi aveva perfino aperto una quadreria, uno spoglio corridoio, che si poteva visitare quasi soltanto a richiesta. Del resto, a Venezia esiste ancora, allultimo piano di Palazzo Ducale, lultimo dei depositori creati in epoca napoleonica: 300 opere che nessuno ha visto ormai da un paio di secoli; e gli spazi espositivi erano gi valutati insufficienti poco dopo lapertura dellAccademia, istituita nel 1807, quando tutto il complesso subisce profonde modificazioni.
Il nuovo progetto, assai lodato da Francesco dal Co che invece non risparmia le critiche al restauro degli Uffizi, salva, sostanzialmente, il primo piano come : preservando quindi il lavoro compiuto da quel grande facitore di musei che stato Carlo Scarpa. Lo si deve a un gruppo di autori, tra cui Renata Codello e Tobia Scarpa, figlio di Carlo. Il sindaco Massimo Cacciari lo reputa solo una tappa verso una citt nuova, fatta di un museo contemporaneo a Punta della Dogana, del recupero della Scuola della Misericordia, della sdemanializzazione, recupero e riutilizzo dellArsenale; che sar, promette, il vero appuntamento di questa amministrazione. Se non sono soltanto sogni, fioriranno.







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