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I musei italiani sono un affare solo per i privati
di Paolo Fantauzzi e Francesca Sironi
ESPRESSO 08 gennaio 2015



Bookshop, visite guidate e gadget: lo Stato incassa solo briciole dai servizi aggiuntivi. Ma il ministro ora vuole cambiare tutto. Ecco come

Gennaio: il mese delle grandi speranze. A giorni il ministro Dario Franceschini dovrebbe rendere noti gli strumenti con cui intende districare uno dei grovigli pi spinosi del suo mandato: il gomitolo gordiano dei servizi aggiuntivi, le attivit che ruotano attorno a monumenti e musei - dalle visite guidate ai libri, dalla ristorazione alla prevendita dei biglietti online - affidate in base a contratti scaduti da anni e prorogati o rappezzati fino ad oggi. A beneficio di pochi privati. E spesso a discapito del pubblico.

Il ministro si deciso ad aprire queste finestre per avviare il tanto agognato new deal della valorizzazione, e promette (come daltronde quasi tutti i suoi predecessori) di mettere mano alla giungla di ricorsi e rinvii in cui si sono ossidati i rapporti fra soprintendenze e imprese. Fra i pochi che ci guadagnano dallattuale sistema, infatti, di certo non c lo Stato. Le aziende che noleggiano audioguide o vendono t-shirt di Leonardo nel cuore dei luoghi della cultura hanno incassato dal 2001 pi di mezzo miliardo di euro. Grazie a una generosa ripartizione mai ritoccata, al ministero hanno versato meno di 75 milioni. Neppure il 15 per cento.



Dellanomalia si sono accorti in parecchi: Corte dei conti, Antitrust, giudici amministrativi. Ma nulla ha impedito fino ad oggi che questa ricchezza si concentrasse nei bilanci di pochi. Societ quali il gruppo Civita (che fa capo a Luigi Abete e Gianni Letta), Electa-Mondadori e Coopculture (affiliata alla rossa Lega delle cooperative) si spartiscono alcune delle principali cornucopie turistiche nazionali, come il Colosseo o gli scavi di Pompei. Dietro la triade politicamente corretta c poi una selva di soggetti grandi e piccoli che da Trieste a Reggio Calabria seguono ricami ogni volta diversi, rendendo impossibile comporre un quadro nazionale.

SOTTO IL SEGNO DI CONSIP
Voglio trasparenza assoluta. Dobbiamo finirla con questi monopoli mascherati, batte i pugni Franceschini presentando a lEspresso la sua idea di riforma: Trovo assurdo che lo Stato non partecipi direttamente alla gestione della parte pi redditizia dei musei. un tema su cui stiamo lavorando dallinizio del mio mandato e su cui non mi rassegno. Penso si debba tornare, almeno in unopzione di scelta, alla titolarit pubblica. Il modello la Francia, dove una societ statale, la Rmn (Runion des Muses Nationaux) compete con i privati per aggiudicarsi castelli e gallerie. Lopzione parigina sarebbe resa possibile in Italia proprio dal nuovo accordo, atteso a giorni, attraverso il quale verranno selezionate le aziende che si occuperanno dei servizi di base (pulizie, manutenzione) e delle attivit rivolte ai visitatori. E pur considerandola non ancora pronta, Franceschini ha gi deciso quale sar la pedina che rappresenter lo Stato alla partita: Ales, una societ dal passato tormentato contro cui gli operatori di mercato sono gi pronti a dichiarare guerra.

La nouvelle vague statalista dei beni culturali passa anche dalla struttura chiamata a elaborare criteri e contenuti delle nuove gare. Il compito stato affidato alla Consip, la centrale dacquisti per la pubblica amministrazione. La discesa in campo artistico dei burocrati del risparmio dipinta dagli amanti del Rinascimento come la Golconda di Magritte: una calata dal cielo di uomini in nero, compratori di matite e contrattatori di pulizie inadatti a giudicare ci che meglio per il nostro patrimonio. Alle critiche i signori con la bombetta ribattono snocciolando promesse iperboliche: il progetto pi bello e importante dei nostri 18 anni di storia, afferma entusiasta lamministratore delegato di Consip, Domenico Casalino: Il nostro obiettivo far esplodere il fatturato dei monumenti dagli attuali 380 milioni stimati a livello nazionale a due miliardi e mezzo nel 2017. Le nuove gare, assicura, attrarranno societ straniere e sapranno resistere ai ricorsi, a differenza di quelle bandite nel 2011 con nuove linee guida costate 200mila euro solo di consulenze e impallinate dai Tar di mezza Italia. Non sar la sola apertura alla globalizzazione delle nostre bellezze: il governo ha appena fatto pubblicare sul settimanale The Economist il bando per la selezione di 20 super-manager di caratura internazionale per altrettanti super-musei nati per decreto poco prima di Natale (fra i quali ci saranno poli come gli Uffizi, Brera, la Reggia di Caserta).

SPRECO CAPITALE
Lannunciata rivoluzione non sar impetuosa: per avere risultati concreti bisogner aspettare la primavera del 2016. Un anno almeno sar necessario, dicono da Consip, per selezionare le aziende e poi permettere ai soprintendenti di elaborare i progetti, pubblicare i bandi, fronteggiare eventuali ricorsi... Potr quindi sonnecchiare ancora per un po anche Roma, caso emblematico dei grovigli arrugginiti rappresentati oggi dai servizi aggiuntivi. Nella Citt eterna, che ogni anno richiama oltre 12 milioni di visitatori, lo Stato racimola solo le briciole dal tourbillon di acquisti culturali. Nel 2013 fra visite guidate, merchandising, prenotazioni, spuntini e caff, monumenti e musei statali hanno incassato oltre 17 milioni di euro. Introiti virtualmente balsamici per le finanze esangui del Mibact, ma finiti quasi tutti nelle tasche dei privati: 15 milioni sono rimasti ai concessionari. Il Colosseo, icona universale dellantica Roma, anche lemblema del suo paradosso, lincapacit di farsi ricca col proprio patrimonio: otto milioni infatti sono stati trattenuti dai concessionari e solo 1,2 sono andati alla soprintendenza. Appena il 13 per cento, una delle quote pi basse in Italia fra i grandi catalizzatori di presenze.

Non solo. Per quanto strano possa apparire, da audioguide e visite guidate (che solo nellAnfiteatro Flavio valgono tre milioni lanno) alle casse pubbliche non finisce nemmeno un centesimo. La ragione? Laccordo coi privati non prevede royalties per queste voci. Come contropartita, la Soprintendenza archeologica ha ottenuto un servizio di guardaroba gratuito in quattro musei e visite istituzionali in tutte le lingue quando ci sono ospiti di riguardo. Non proprio lo stesso peso, forse, sulla bilancia.

Si resta interdetti anche allingresso della Domus aurea, la meravigliosa dimora di Nerone per il cui ripristino lo Stato ha speso 18 milioni di euro e ora chiede aiuto sul Web ai cittadini in modo da ottenere i restanti 31 milioni necessari. Oggi che i turisti arrivano a frotte e potrebbero contribuire alla rinascita, la soprintendenza incassa soltanto quattro euro su 12 di ogni biglietto strappato. Cos a brindare dellavvenuto restauro, oltre a tutti gli appassionati, sono soprattutto i concessionari: la berlusconiana Electa-Mondadori e la rossa Coopculture, a dimostrazione che nella capitale le larghe intese non sono una novit, visto che laffidamento risale al 1997 e dal 2009 va avanti a colpi di proroghe.

PARADOSSI NAZIONALI
Nessuno per considera gli investimenti che i privati devono sostenere ogni anno per le strutture e la promozione nei musei, sostiene Patrizia Asproni, presidente di Confcultura, lassociazione di Confindustria che riunisce gli operatori del settore: Noi svolgiamo servizi che lo Stato non in grado di fare. In ogni caso, non detto che debba andare sempre come a Roma. Da Pompei, ad esempio, al ministero va oltre un terzo dei proventi: la biglietteria della citt sepolta frutta 20 milioni di euro lanno e ai privati resta solo il 7 per cento (uno dei tassi pi bassi di tutta Italia), gli incassi delle audioguide vengono ripartiti a met, mentre caffetteria e ristorante pagano un canone mensile da 37 mila euro. Quasi il triplo di quanto versa Electa per gestire i bookshop del cuore archeologico di Roma, che pure fruttano cinque milioni lanno grazie a siti deluxe quali il Colosseo e i Fori. Oltre alla percentuale sui ricavi, infatti, a volte le aziende pagano pure un contributo stabile. A Venezia, per il circuito che comprende le Gallerie dellAccademia, Ca dOro e Casa Grimani, alla soprintendenza viene riconosciuto un quarto degli introiti e un assegno fisso di 125mila euro allanno. Come a Brera.

Da Napoli a Venezia i confronti possono apparire paradossali. E non sono i soli. Gli Uffizi, nonostante la mole assicurata di turisti e profitti, trattengono solo il 14,2 per cento dei ricavi e riconoscono ai privati il 25 per cento degli incassi da biglietteria (il massimo, per legge, il 30). Al Cenacolo di Milano, al contrario, la soprintendenza trattiene il 90 per cento dei guadagni dingresso e ben il 44,6 delle vendite di poster, calamite e riproduzioni dellUltima Cena. Significa che lo Stato nel 2013 ha ricevuto 725mila euro su 1,6 milioni fatturati intorno al capolavoro di Leonardo, mentre dal porto romano di Ostia antica, che ha incassato poco meno (un milione), ne sono arrivati appena 92mila: il 9 per cento.

Se nella capitale non si riesce a ottenere di pi, ancora meno riconosciuto allo Stato per la conservazione di una delle pi alte testimonianze del Rinascimento: ad Arezzo solo un euro ogni 20 guadagnati dagli affreschi di Piero della Francesca nella Basilica di San Francesco va alle casse pubbliche. Il resto rimane ad unassociazione dimprese composta da Mosaico, Munus e da una cooperativa locale. Munus una societ di Alberto Zamorani, lex manager statale coinvolto nel 92 in Mani Pulite ed detenuta al 100 per cento dalla stessa Mosaico, i cui proprietari risultano Giulia e Giovanni Zamorani.

CHI TIENE I CONTI?
A chiedere spiegazioni su questo rebus di spettanze e contributi, si ottiene sempre la stessa risposta: quello che prevede il contratto. Il riferimento per magari a rapporti ingessati da un decennio. Quando si trattato di prorogare lo status quo, poi, lo Stato si dimostrato spesso disponibile ad andare incontro ai privati. Raro il contrario.

Nel 2003, allatto di rinnovare il contratto firmato quattro anni prima, i gestori della biglietteria della Reggia di Caserta chiesero aiuto alla soprintendenza: i visitatori calavano e non erano pi sostenibili le condizioni pattuite. La percentuale riconosciuta allazienda fu cos pi che raddoppiata e portata dall11 al 25 per cento. Nel 2009, a causa dellemergenza rifiuti, anche gli altri concessionari ottennero uno sconto che tuttora consente loro di versare il 15 anzich il 25 per per cento degli incassi. Il principio non pare essere reversibile: nelle ultime stagioni i proventi sono tornati a salire (quasi due milioni di euro al botteghino dal 2010 in poi) ma la ripartizione non stata ritoccata. vero, bisognerebbe rivedere le percentuali ma in attesa della riforma siamo tutti nel limbo, ammette il soprintendente Fabrizio Vona.

LA SCOMMESSA DEI PICCOLI
Nelle realt marginali, dove non ci sono appetiti da soddisfare, capita che i grandi nomi non nutrano alcun interesse alla partita. Cos ci si arrangia come si pu. Con risultati magrissimi, come nel caso dellarcheologico La Civitella, a Chieti, un museo di nuova generazione con tanto di laboratorio e auditorium per conferenze. Quando fu inaugurato, una quindicina danni fa, richiam 20 mila visitatori. Poi scivolato ai 6 mila attuali (di cui un migliaio appena paganti). Non c da stupirsi, dunque, se nel 2013 laccordo con la libreria cittadina per il bookshop ha fruttato appena 30 euro e 9 centesimi.

Viste le cifre cos modeste, pi che far cassa lobiettivo pu diventare allora solo quello della legge Ronchey che nel 1993 ha istituito i servizi aggiuntivi: ampliare la fruizione del patrimonio culturale. il progetto del Molise, dove il direttore regionale Gino Famiglietti ha affidato la gestione di scavi e musei a una cooperativa di laureati under 40: la Memo cantieri culturali, formata da archeologi e storici dellarte, che paga un canone agevolato di 3400 euro allanno, un quinto dellultimo incasso realizzato. La scommessa non fare pi soldi, perch impensabile riuscirci coi luoghi minori, spiega Famiglietti, ma aumentare i visitatori creando un indotto per un turismo che non sia mordi e fuggi. E dare la possibilit di svolgere questo lavoro a chi ha studiato per farlo ma raramente ci riesce.



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