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Veltroni e lo scippo del Museo dello Sport
Riccardo Andriani
Secolo d'Italia 25/6/2005

Realizzare un'opera pubblica in Italia è sempre un percorso a ostacoli. In primo luogo bisogna superare le opposizioni spesso preconcette, che non mancano mai. C'è quasi sempre qualcuno contrario, per mille e uno motivi di merito o di diritto, che inevitabilmente rallenta l'iter d'approvazione. Se si riesce a superare questo ostacolo, bisogna trovare le risorse finanziarie, e in un momento di crisi come quello attuale non è un problema da poco. Se e quando viene trovato il finanziamento scattano spesso ulteriori problemi come la localizzazione o le modalità realizzativi
Il Museo dello sport è un'opera pubblica che ha brillantemente superato tutti questi esami, eppure la sua realizzazione non riesce a partire. Perché?
Numerosi sono i musei dello sport nel mondo. Il più importante è indubbiamente quello del Comitato Olimpico Internazionale a Losanna. Nell'insieme costituiscono una rete di strutture museali e culturali che testimoniano l'evoluzione delle diverse forme espressive dello sport nel mondo, dall'antichità ai tempi nostri, Con sostanziale unanimità enti locali, istituzioni politiche e sportive e perfino le forze sociali hanno espresso il loro assenso alla realizzazione dell'opera. Del resto, lo sport è un fenomeno sociale, culturale ed economico, che coinvolge circa il 60% della popolazione italiana e oltre 200 milioni di cittadini europei. Lo sport è forse l'unico campo dove si riescono a raggiungere accordi trasversali a tutte le forze politiche.
Nell'ormai lontano anno 2001 è stata approvata la legge 426 che prevede l'istituzione del Museo dello sport La legge 376 del 29/12/2003 ha previsto l'utilizzazione, per la realizzazione dell'opera, di fondi relativi alla legge 412 del preistorico anno 1991, rimasti (udite udite!) da allora inutilizzati. Con decreto 17/11/1994 il ministero dei Beni Culturali ha stabilito criteri e modalità per la ripartizione e l'assegnazione di tali risorse. In particolare 25.822.800 euro sono stati destinati all'acquisto, alla ristrutturazione e all'adeguamento funzionale, degli immobili destinati a sede del Museo dello sport. Insomma, i quattrini ci sono!
Anche la collocazione dell'opera ha trovato una risposta, ampiamente condivisa, all'interno del complesso del Foro Italico: la "Casa delle Armi", che rappresenta uno dei complessi storico monumentali più significativi nell'ambito dell'architettura degli anni '30. Il complesso, progettato da Luigi Moretti e realizzato tra il 1934 ed il 1935, è stato inaugurato nel 1936 e costituisce uno dei due edifici laterali all'ingresso meridionale del Foro Italico. L'edificio rappresenta quanto di meglio l'esperienza razionalista dell'epoca ha saputo esprimere. Negli anni '80 il complesso è stato destinato ad ospitare un'aula giudiziaria d'emergenza per i processi al terrorismo e una caserma dell'Arma dei Carabinieri. Le motivazioni per quell'utilizzo straordinario sono cessate, anche per la realizzazione di nuove strutture giudiziarie e per la disponibilità di altri spazi più adatti. La destinazione a Museo Italiano delle Sport appare tra le più coerenti al progetto originario dell'edificio e, nel contempo, può assicurargli, per il futuro, oltre a una concreta funzionalità, una garanzia di conservazione nell'ambito del più ampio progetto di valorizzazione del Parco del Foro Italico, garantendo allo stesso tempo il mantenimento dell'incancellabile vocazione sportiva dell'area, minacciata da progetti di tipo quasi esclusivamente commerciale. Esistono già progetti piuttosto dettagliati per la realizzazione del museo, e il sottosegretario Pescante ha da tempo formato una commissione ad hoc con la partecipazione di tutti gli enti interessati.".
Ma allora perché il progetto non parte? Questa incomprensibile pausa favorisce inevitabilmente chi tenta di apparire il taumaturgico risolutore di problemi inesistenti. Così Walter Veltroni ha ieri sostenuto di aver concluso l'accordo col ministro di Grazia e Giustizia per restituire al Comune un bene come la Sala delle Armi, che non è più in possesso del ministero, e propone di destinarla a Museo dello Sport come già da anni è stato ipotizzato. Complimenti! Ma ancora di più spettano i complimenti a chi ha lasciato anche questa carta da giocare al sindaco di Roma per l'opera di sua prematura beatificazione che potrebbe portarlo alla leadership del Centrosinistra.



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