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II sindaco: Mai più casi come San Procolo
Marcello Mancini
LA NAZIONE cronaca Firenze 23-06-2005

Signor sindaco, lei si è chiesto come a Firenze possa crollare una chiesa in pieno centro, a due passi da Palazzo Vecchio?
«E" una domanda legittima e provoca in tutti noi rammarico e amarezza profonda. Serve a poco, ormai, dire che il problema della chiesa di San Procolo affonda radici in molti anni fa, esattamente dall'anno dell'alluvione in poi. Serve a poco perché il problema resta».
Ecco, qual è il problema?
«E' quello di cercare un migliore livello di collaborazione fra le varie istituzioni competenti sulla città e sul patrimonio artistico e monumentale, a cominciare dal Comune e dalla -soprintendenza. Perché fatti come quello che è accaduto - che riguarda una proprietà privata ma riguarda anche la città, in quanto parte integrante della vita di Firenze - non accadano più».
Il crollo del tetto che ha messo in ginocchio la chiesetta dei poveri tanto cara a Giorgio La Pira in via de' Giraldj, all'angolo con via Pandolfini, ha sepolto anche molta credibilità di chi dovrebbe vigilare sulle testimonianze della nostra storia. Il fatto che la proprietà sia privata. non può assolvere Comune e Soprintendenza. San Procolo è l'emblema di quello che potrebbe succedere se non ci sarà una maggiore attenzione sull'immenso patrimonio di Firenze.
Come?
«La Nazione» lo ha chiesto al sindaco Leonardo Domenici. E ha scoperto che una proposta c'è. Deve però essere condivìsa e imparare a camminare sulle gambe di più soggetti istituzionali. Vediamo di capire in che modo.

Oh quanti soni i casi San Procolo a Firenze?
L'idea: un circuito interattivo sulla storia della città coinvolgendo i cinema del centro

«Noi possiamo ipotizzare che esempi altrettanto gravi, che presentino un incombente pericolo di crollo, nel centro storico di Firenze non ce ne siano. Tuttavia la certezza non l'abbiamo. Per cui ciò che proponiamo - forti di una iniziativa che parte dall'Unesco - è proprio una specie di rilevazione accurata di tutto ciò che esiste e della verifica del suo stato attuale. Ponendo attenzione a quei luoghi e a quei siti che sono meno utilizzati da molto tempo.
Come San Procolo?
«Sì, perché esiste una relazione fra il fatto che la chiesetta non sia stata utilizzata per lunghi anni e poi a un certo punto sia caduta giù».
La soprintendenza, che a volte è doverosamente rigorosa, perché in altre circostanze è così disinvolta e disattenta?
«Non voglio aprire discussioni e polemiche sul ruolo di altri livelli istituzionali. Guardiamo avanti: se anche abbiamo avuto in passato dei momenti di tensione con la soprintendenza - che non è detto, in futuro, non si verifichino di nuovo - ora deve esistere una collaborazione».
Come?
«La soprintendenza ci dica se le sue forze sonò limitate per andare a verificare gli Spazi e le situazioni a rischio degrado e noi, come Comune, siamo pronti a mettere a disposizione - collaborando sullo stesso piano - le nostre risorse umane. Beninteso nel rispettc della legislazione in vigore, che attribuisce la tutela alla soprintendenza, dove si presuppone ci sia un livello di conoscenza più approfondito del nostro». C'è un motivo per cui finora questa collaborazione non c'è stata o non ha funzionato?
«Diciamo che e"è una discussione in piedi da mollo tempo, che ha avuto anche momenti difficili sulla responsabilità delle istituzioni locali per quanto riguarda i beni culturali. Però a me sembra che. anche a livello regionale, la situazione si sia un poT stemperata e non ci sia più un contrasto per l'attribuzione esclusiva di poteri. Ma stiamo cercando un'intesa su una materia che richiede l'intervento di più soggetti e di più livelli istituzionali. Ecco perché in questo momento bisogna impegnarsi a superare le controversie che ci sono state».
A quali si riferisce?
«Non vorrei riaprire la polemica, ma ricordo le celebrazioni per i 500 anni dell'installazione del David di Michelangelo: è stato un po' spiacevole, e anche un po' sgradevole per noi, apprendere dai giornali pochi giorni prima, che si stava organizzando un evento alla Galleria dell'Accademia, proprio sul David. Se la collaborazione funzionasse, invece di stare a discutere sulla proprietà dell'uno o dell'altro bene, sarebbe utile pensare a una divisione di compiti proprio collegata al diverso lavoro che noi facciamo.
Non è che questa proposta del progetto David (significa Archiviazione digitale e rappresentazione virtuale del centro storico di Firenze) poi si incaglia nella solita mancanza di finanziamenti?
«Il primo passo che proponiamo, cioè la mappatura e il monitoraggio dei beni artistici e architettonici (compresi i piccoli tabernacoli) ha già le risorse. Io dico alla soprintendenza: facciamola inseme e ci offrirà già un quadro aggiornato e attendibile della situazione».
E poi?
«Da questo lavoro può nascere il protocollo di intesa in base al quale dividersi lavori e compiti di cui parlavo prima. A quel punto ci porremo il problema delle risorse da trovare. Noi possiamo cominciare mettendo a disposizione della soprintendenza il nostro personale».
Allargando il discorso: non le sembra che lo sviluppo di Firenze sotto questo profilo, sia frenato dai metodi di gestione del suo patrimonio artistico un po' superati e non al passo con le iniziative manageriali che oggi sono necessarie anche in questo settore? «Credo che nella nostra città si debba tener conto della giusta compatibilita fra la capacità conservativa e il necessario impulso alle iniziative di innovazione nella gestione. Non intervengo sul metodo di controllo di tutela de) bene culturale, ma sono convinto che se noi riuscissimo a creare anche un circuito più ampio con l'industria culturale, probabilmente avremmo la possibilità di costruire una serie di opportunità che adesso non ci sono».
Per esempio?
«Potremo utilizzare alcuni contenitori che sono attualmente in crisi nel centro storico -penso ai cinema - collegandoli più direttamente a un circuito che riguarda i beni culturali. Così i turisti, oltre ad ammirare le bellezze artistiche, potranno entrare in una di queste sale del centro per assistere a film, spettacoli e rappresentazioni, attività interattive con la storia di Firenze. Sono convinto che la nostra ricchezza non stia soltanto in un monumento, che esiste e che tutti conoscono, ma sia nella storia della città. Una storia collegata al patrimonio che il turista sta per vedere».
Sembra una piccola rivoluzione. Ma c'è dell'altro?
«Uno degli esempi concreti di nuova collaborazione con la soprintendenza può essere quello di un diverso strumento per la gestione della galleria degli Uffizi. Con il ministro Urbani, prima che venisse sostituito, eravamo arrivati al punto di predisporre un provvedimento istitutivo della Fondazione degli Uffizi, nella quale si potessero coinvolgere le istituzioni locali e anche soggetti particolari come le Fondazioni bancarie, in modo da trovare ulteriori risorse per la gestione e da avere un maggiore collegamento con il territorio».
Sindaco, non le pare che anche il Comune, nel settore dei Beni culturali, abbia perso terreno, tanto da consentire alla Provincia di inserirsi e di occupare spazi che non le erano propri?
«Se si riferisce alle manifestazioni del Genio fiorentino, quello l'abbiamo fatto praticamente insieme. Ma è bene siano tanti soggetti a intervenire, perché è un errore pensare che l'iniziativa in questo campo resti solo sulle spalle del Comune. Non è un caso che io abbia coinvolto il presidente della Provincia su Firenze mostre e poi sulla Fondazione per la cultura e non è un caso che abbia scritto una lettera a Renzi per proporgli l'ingresso come socio effettivo della Fondazione del maggio musicale. Direi che sul piano delle istituzioni un certo dinamismo c'è, quello che continuo a vedere non sempre sufficiente è la presenza dei privati».
Lei sa che questa intervista potrebbe essere letta come il manifesto di un possibile candidato a ministro dei Beni culturali in un governo dell'Ulivo?
«Ho già detto che sono stato eletto per fare il sindaco fino al 2009. Anche se io mi auguro che una città come Firenze, con un futuro governo che mi auguro diverso dall'attuale, abbia un peso maggiore nella definizione delle politiche di gestione del nostro patrimonio artistico, storico e monumentalo?.


Firenze dall'82 è inserito nella lista dei siti riconosciuti patrimonio mondiale dall'Unesco.
L'Unesco ha chiesto alle città della lista un Piano di gestione dei centri storici.
Il Comune ha creato un ufficio apposito che ha redatto il Piano e lo ha presentato alla conferenza Unesco il 20 maggio scorso.
Nel Piano ci sono obiettivi 5 strategie condivise do Comune e soprintendenze per la tutela e la gestione dei beni.
All'interno del Piano, sta per partire il progetto David (in collaborazione fra Direzioni Cultura e Urbanìstica). II progetto porterà alla moppatura e al monitoraggio di tutti; i beni storici del centro.
Questo potrà evitare eventi come quello di San Procolo.
La condizione essenziale perché funzioni è lo collaborazione di tutti i soggetti: sia i privati sia le soprintendenze.




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