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Ramesse II, testimonial del Museo Egizio
Maurizio Lupo
La Stampa, Torino, 21/6/2005

Pininfarina ha trasfigurato con i colori del sole e del deserto la nera statua di Ramesse II, che Champollion, padre dell'egittologia, predilesse fra i tesori destinati a costituire il primo Museo Egizio di Torino. L'estro creativo della celebre casa torinese, famosa nel mondo per il suo «car design», ha voluto cimentarsi con la ieratica figura del faraone che tredici secoli prima di Cristo fermò gli Ittiti a Kadesh, sul fiume Oronte, in Siria. Il suo busto è stato scannerizzato, «sezionato» e rivisitato dal computer, per riapparire come un'icona illuminata da tinte calde e solari, su cinque fondi differenti, che evocano la luce, le sabbie, e le azzurre notti d'Egitto.
L'opera, che verrà modulata su svariati supporti, quale nuovo logo della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, è stata presentata ufficialmente ieri al Museo Egizio da Paolo Pininfarina, amministratore delegato di Pininfarina Extra e da Alain Elkann, presidente della Fondazione. Alla cerimonia sono intervenuti il professor Andrea Comba, presidente della Fondazione Crt e il giornalista Alberto Nicolello, in rappresentanza del Consiglio di amministrazione della Fondazione. Mentre l'egittologo Alessandro Roccati ha rappresentato il Comitato scientifico della Fondazione.
Tutti hanno manifestato entusiasmo per l'elaborato ideato da Pininfarina. «E' un segno grafico importante come il nostro Museo - nota Elkann -. Unisce la semplicità e l'eleganza cara a Torino con la forza espressiva di una statua unica al mondo». «Jean Francois Champollion - spiega Roccati - la paragonava per bellezza all'Apollo del Belvedere di Leocare», della quale i Musei Vaticani espongono una copia marmorea.
«Il legame fra Pininfarina e Museo Egizio - ricorda Paolo Pininfarina - ha lunga tradizione. La struttura tecnica che sostiene il "Tempio di Ellessija", conservato al Museo, venne concepita da mio nonno - il fondatore dell'azienda - e fu realizzata da mio padre, nel 1967. L'azienda Pininfarina da sempre è molto attenta alla cultura. Per questo si è sentita onorata di creare il nuovo logo del Museo. Siamo certi che la nostra esperienza nell'ambito del design grafico e della comunicazione, maturata attraverso imnportanti progetti sviluppati con il Toroc, lo "Staff College delle Nazioni Unite", la Consulta, con GTT, SNOSS e altre istituzioni, potrà aiutare la Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino a distinguersi per completezza artistica ed esprimere al contempo il primato del design torinese nel mondo».
Quale idea ha guidato l'elaborazione grafica del volto di Ramesse II? «Abbiamo scelto la sua immagine frontale, per poterla dimezzare in una parte esposta e in una celata, al fine di suscitare curiosità e desiderio di scoperta nel visitatore». Il tutto è stato arricchito «con i colori del sole, della sabbia, dell'Africa, interpretati da una tecnologia innovativa, sviluppata con l'aiuto del computer, per trasmettere l'idea che Torino è città di memorie antiche, ma anche di ricerca e di innovazione».



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