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BARI: «Chiedo ai proprietari di vendere il Petruzzelli»
Lorena Saracino
Corriere del Mezzogiorno, Bari, 19-GIU-2005


II sindaco invita i Messeni-Nemagna a cedere il teatro: «Lo compri lo Stato così diventa bene pubblico»

Bari — Venerdì aveva abbandonato l'inaugurazione dello splendido foyer del Petruzzelli, restaurato e tornato alla città (anche se solo fino al 24), sentendosi scavalcato dal sottosegretario Bono. Il giorno dopo la bufera, il sindaco di Bari Michele Emiliano torna sul futuro del teatro dando la sua visione del quadro di insieme. Da una parte critica fortemente il governo, colpevole, a suo parere, di voler restituire a Bari un teatro di serie C; dall'altra si rivolge ai proprietari chiedendo loro addirittura di vendere il teatro allo Stato.
Sindaco, dalie sue dichiarazioni seguite all' inaugurazione del foyer, sembra proprio che il ministero dei Beni culturali stia per rifilare una patacca.
«E'necessario che il ministero non sia l'arbitro assoluto, ma mantenga con l'amministrazione e la Fondazione un rapporto di chiarezza che passa attraverso la verifica tecnica e finanziaria della ricostruzione».
Il ministero obietta che non si può mettere in capo alla sovrintendenza, che cura i lavori, un organismo superiore.
«E non ha tutti i torti, Infatti, ma la città e
la Fondazione non possono essere solo spettatori ed erogatori di danaro. D'altra parte è il garante stesso che da adito a dubbi: il sottosegretario Bono nel suo discorso ammette che i fondi attuali non bastano. Anzi, fa una duplice ammissione, sia quando parla di "lavori completati" e non di "restituzione del teatro funzionante", così come recita il protocollo d'intesa; sia quando dice che dovrebbero essere sufficienti 3 o 4 milioni di euro in più. Cosa che la dice lunga sulla precisione dell'importo che occorre veramente. E se le cifre non sono vincolate ad un progetto non possono essere inserite in Finanziaria. E se il progetto poi costasse di più, non si potrebbe utilizzare neanche quella parte prevista. Come vede il quadro di certezze che il garante dovrebbe offrire

non esiste».
Ma questi dubbi durante la seduta dell'ultimo
cda con Bono sono emersi?
«Altroché. Ed è stata una seduta cordialìs-sima e ho anche svolto un'opera di mediazione, di raffreddamento degli animi fra la Regione e Bono, parlando della necessità di instaurare una simpatia istituzionale, di una fiducia reciproca che poteva essere certificata con l'istituzione di una commissione super partes che fornisse ulteriori garanzie». E il sottosegretario Bono? «Bono ha rifiutato la commissione, non senza aspetti condivisibili cui accennavo prima, e cioè ,che non ci può es-^sere un sorvegliante della Sovrintendenza che è il soggetto at-tuatore. Ma noi gli abbiamo spiegato che non l'avevamo scelta noi la , Sovrintendenza, > cné è diretta parte del ministero e non può, quindi, essere arbitro. Poi, abbiamo deciso di fermare i lavori

del cela, proponendoci di riprenderli dopo il sopralluogo al foyer».
Inaugurazione, vuol dire.
«No. Noi sapevamo che si trattava di un sopralluogo. Poi, siamo arrivati là e ci siamo trovati di fronte ad una festa e questo la dice lunga su come sia stato organizzato l'evento. Ma ciò che ha fatto traboccare il vaso è stato il discorso di Bono che negava le perplessità emerse e annunciava l'ultimazione dei lavori a dicembre 2007. E, ripeto, non parlava di teatro funzionante».
Il direttore regionale dei Beni culturali Ja-cobitti, però, dice che basterebbero.
«Nel precedente eda, Jacobitti aveva detto che ne occorrevano 12 di milioni per un buon completamento dell'opera. Io l'ho fatto presente per telefono al sottosegretario e mi sono sentito rispondere: io Jacobitti lo caccio. E, infatti, Jacobitti nell'ultimo eda non ha aperto bocca, nemmeno dopo gli è stata data la parola. E per riequilibrare la situazione in capo a Jacobitti è stato messo l'ex sovrintendente Ugo Soragni. E, infine, per completare l'opera è stato impedito anche a me di parlare. Il fine dell'evento non era mostrare la reale situazione alla città, ma l'avvio della campagna elettorale del partito di Bono, visto anche che nel foyer c'è entrato al braccio del vecchio sindaco, citando in modo strumentale Tatarella. Senza nemmeno ricordare che il contributo più ingente è stato dato dalla ministra Melandri».
Ma al di là degli sgambetti, lei crede che il progetto in sé sia di seconda scelta?
«Si. Voglio dirlo e me ne assumo la responsabilità. Sospetto che il progetto sia stato finanziato al ribasso. Per ricostruire la Fenice che è un teatro più piccolo del nostro ci sono voluti 120 miliardi di vecchie lire, per il Petruz-zelli 60 miliardi. C'è qualcosa che non quadra. E c'è di più. Da autorevoli artisti che non cito, perché sono ancora sotto questo ministero, viene una preoccupazione fortissima sulla

torre scenica del Petruzzelli: ricostruita tal quale incide sul classamento del teatro che lo relega molti posti indietro a teatri con più moderni apparati scenici».
Ma si può fare un ulteriore regalo ai privati? Il protocollo d'intesa recita che il teatro sarebbe stato ricostruito "dove era e come era", cioè un teatro di fine '800.
«Questo regalo è stata una scelta politica che non ho fatto io. Ma visto che la strada è questa - che io non condivido e non avrei mai condiviso e che mi porta a sacrificare 10 miliardi di lire che dovrò togliere ai poveri di questa città, ma mi impegno fin d'ora sul mio onore a dare, col consenso del Consiglio comunale - allora portiamola fino in fondo. Che questo sacrificio di danaro pubblico contribuisca almeno a dare a Bari un teatro decente che mantenga la stessa distanza che aveva allora dalla Scala e non sia di serie C».
E l'acquisto?
«Io sarei favorevolissimo ad acquisire al patrimonio pubblico dello Stato il Petruzzelli. Ma per farlo non ci sono che due strade: la trattativa o l'esproprio. La seconda ipotesi fu scartata, a suo tempo, in considerazione dei dono fatto allora dalla famiglia alla città. Ora, se la famiglia ha compreso - con senso di responsabilità - che sono maturi i tempi e che questo meccanismo farraginoso che è stato messo in piedi li porta ad usufruire di un privilegio di cui sono certo hanno orrore, io chiedo, in questo momento, che ci faccia sapere se è disponibile alla vendita. Visto anche che molti di loro temono di infilarsi in una spirale elettorale che non porterà alla ricostruzione, costerà un sacco di soldi allo Stato per le penali e li metterà sotto il giogo dei potenti di turno».
E i fondi?
«Quelli dello Stato, supportato dagli enti e dai privati locali, che potrebbero entrare nella Fondazione come previsto dallo statuto».



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