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Troppi inquilini nel museo di piazza Venezia
Adele Cambria
l'Unità - Roma 17/6/2005

«Io mi sono formato nella Biblioteca di Palazzo Venezia, studiavo qui, ma ai miei tempi eravamo forse 50 i frequentatori, ora 500, 5000, chi sa, ed i volumi sono cresciuti in proporzione». Insomma, mi dice il Professor Claudio Strinati, Sopritendente al Polo Museale Romano, «è indispensabile trovare altrove spazi adeguati per la salvezza della Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte, e recuperare invece spazi non museali che faciliterebbero la convivenza delle due Soprintendenze: quella che esiste dal 2002 e che io dirigo, e l'altra, di recente istituzione ma che fa rinascere un antico strumento di tutela e l'affida alla dottoressa Rossella Vodret. Perciò la domanda che lei mi ha rivolto ora, se e quando e dove si trasferirà la nostra Biblioteca, io l'ho formulata più volte... Ma non c'è ancora una risposta, certo non funziona la prima ipotesi, che era quella di dislocare la Biblioteca a Palazzo Nardini, in via del Governo Vecchio...» «La Casa occupata dalle donne nel lontano 1976...." «Ecco, lei la conosce meglio di me, ma l'edificio, bellissimo, è troppo piccolo, e situato nel cuore del centro storico, difficile raggiungerlo... Sarebbe stato ideale il Poligrafico di Piazza Verdi, ma pare abbia avuto un'altra destinazione...»
La conversazione con il Professor Strinati nasce da un mio errore. Nella recente incursione che ho fatto a Palazzo Venezia, per sapere dalla condirettrice del Museo, Maria Selene Sconci, le novità che vi si stanno verificando - la ristrutturazione della Sala Canova, per insediarvi entro due mesi la Soprintendenza ai Beni artistici, storici ed etnoantropologici di Roma e del Lazio, di cui dal gennaio 2005 è titolare Rossella Vodret - avevo equivocato sulle funzioni di quest'ultima. Lei era a Los Angeles (per una riunione dell'Istituto di ricerca del Museo Getty), e soltanto ora ho potuto intervistarla. E mi ha subito precisato: «Con il Museo di Palazzo Venezia, come con tutti gli altri Musei di Stato raggnippati nel Polo Museale Romano, cioè la Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini, la Galleria Corsini, la Galleria Borghese, la Galleria di Palazzo Spada, il Museo di Castel Sant'Angelo, il Museo degli Strumenti Musicali a Santa Croce in Gerusalemme, io non ho niente a che fare. Il mio compito è la tutela delle cosiddette "superfici decorate", cioè affreschi, stucchi, e simili, di monumenti, chiese e palazzi, con l'esclusione però di quelli in cui sono installati i Musei del Polo. E, inoltre, devo occuparmi della tutela degli oggetti d'arte mobili, contenuti in chiese, palazzi eccetera, escludendo, ribadisco, tutti quelli che appartengono ai Musei dello Stato. Ovviamente per svolgere questi compiti ho bisogno di quegli uffici, come il Catalogo, l'Archivio Fotografico, l'Archivio Vincoli, l'Archivio Corrente e quello Storico, che sono tutti rimasti a Palazzo Venezia, dove era in origine questa Soprintendenza». Quindi il Museo di Palazzo Venezia esula dalla competenze della Vodret, e giustamente il Professor Strinati ammette il suo dispiacere non solo per l'errore di fatto che ho compiuto nello stendere il mio articolo pubblicato su queste pagine martedì 14 giugno, ma, mi dice il Professore, «perché il Polo Museale Romano non era nemmeno citato, come se non esistesse, e questo avvalora le voci che lo danno sul viale del tramonto, e provocano la fuga dei miei collaboratori verso la nuova Soprintendenza». «Invece - continua Strinati - il Polo da un paio di anni è riuscito a fare molte cose buone. Certo i due nodi principali restano, e sono proprio Palazzo Venezia e Palazzo Barberini. È indispensabile liberarli, entrambi, dalle presenze eterogenee... Qui a Palazzo Venezia il problema è costituito soprattutto dalla Sioi, che prepara i giovani alla carriera diplomatica, dall'ufficio dell'Onu, praticamente inattivo, e da quello che fu del colonnello Rodolfo Siviero, e che aveva come obiettivo il recupero di capolavori scomparsi... Invece lo storico Istituto di Archeologia, una struttura di grande ed antico prestigio, sarà sicuramente rivitalizzato dal suo nuovo Presidente, Adriano La Regina». Dal canto suo, il Soprintendente al Beni architettonici e paesaggistici di Roma, l'architetto Maurizio Galletti, mi spiega: «Il problema è di assicurare una armoniosa coabitazione del Polo Museale Romano, della direzione del Museo, e di questa nuova Soprintendenza che è vitale per la salvaguardia di un patrimonio artistico che, essendo "mobile" è il più a rischio di dispersione...». Infatti Rossella Vodret mi aveva detto che il suo primo compito sarà quello di inventariare e informatizzare l'Archivio fotografico e il Catalogo. «Ma per farlo, ho bisogno di stare a Palazzo Venezia. E ho bisogno di collaboratori, dagli assistenti al personale di segreteria... Ho già una staff di 20 storici dell'arte, ma il resto manca... E la Sala Canova più di dieci persone non le può ospitare... Ma il mio spirito di collaborazione è totale, e così la mia volontà di fare».
Al Soprintendente Galletti chiedo che ne sarà del recupero, restauro e rilancio di Palazzo Venezia, per il quale erano stati stanziati i fondi di Roma Capitale del 2003. «Intanto - mi dice - restaureremo lo scalone monumentale del Marangoni, e poi ci attiveremo, per quanto è nelle nostre competenze, per recuperare al complesso tutti i suoi spazi. L'intenzione è di riottenere quelli occupati da istituzioni disomogenee, proponendo agli "sfrattati" altre buone soluzioni, coinvolgendo,per esempio, per la Sioi, la Farnesina e, per tutti, perché no, l'Agenzia del Demanio...».



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