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Il Leone all'artista nascosta al ministro
Davide Scalzotto
Il Gazzettino 11/6/2005

Venezia. La Biennale dei record, «la scatola e il giardino dei sogni» (come l'ha definita Maria de Corral, una delle due curatrici), ha aperto i battenti con il solito mix di bei discorsi, di ufficialità, di polemiche, di mondanità e di varia umanità. Oggi ancora un giorno di vernice, da domani al 6 novembre giudicherà il pubblico. Per ora si può dire che è la Biennale dei grandi numeri: dei 73 Paesi con 30 mostre nei padiglioni dei Giardini e 40 in città, proiettata a superare le 300mila presenze del 2003 (come ha auspicato il presidente Davide Croff), capace di attirare turisti e vip (come la festa con Elton John, ieri sera a casa di Pierre Cardin) e di dare alla città visibilità mondiale e ricchezza, se è vero che gli hotel sono tutti pieni e che gli appartamenti per turisti si vendono anche a 500 euro a notte.

Questa Biennale , che mescola contenitore e contenuto, che vuole fotografare lo stato dell'arte contemporanea, è stata promossa a metà dal nuovo ministro della cultura, Rocco Buttiglione. Già giovedì il ministro, dopo una visita alle Corderie, aveva espresso un primo giudizio, davanti a tante provocazioni. «Certe cose non provocano - aveva detto - sono solo brutte». Peccato che poi uno dei leoni sia stato assegnato proprio a un'artista che lancia messaggi intensi e provocatori.

Ieri, giornata di inaugurazione, Buttiglione ha ampliato il suo pensiero. Dapprima alla cerimonia ufficiale, davanti al presidente Croff, al presidente della Regione Giancarlo Galan, a quello della Provincia Davide Zoggia e all'assessore comunale Sandro Parenzo, intervenuto a sostituire il sindaco Massimo Cacciari. Citando Herbert Marcuse, ha esordito dicendo che «la critica indiscriminata del tutto è il miglior sostegno del potere». Poi, visitando i vari padiglioni, ha avuto modo di mostrare il suo... sostegno, anche critico, al presidente Croff. A partire dal rinnovo di un auspicio, quello di una casa dell'arte italiana, in modo da ampliare lo spazio che quest'anno ai Giardini è stato ridotto ai quattro artisti della Darc al Padiglione Venezia. Non solo: Buttiglione si è augurato che «vengano scelti curatori che conoscano e che sappiano valorizzare gli artisti italiani». Come dire: Maria de Corral e Rosa Martinez hanno fatto un gran lavoro, ma in futuro l'Italia deve contare di più. E Croff, che ha scelto le due curatrici (prime donne in 110 anni di storia della Biennale ) e che ha già assegnato la direzione per il 2007 a Robert Storr, si è accodato al ministro, spiegando che certi problemi lui li ha ereditati e che ha cercato di risolverli d'intesa con il ministero, istituendo nel 2007 un Padiglione italiano affidato a Ida Giannelli. Tutto questo detto e ripetuto nella conferenza stampa alle Tese delle Vergini, davanti alle due curatrici spagnole.Nel pomeriggio, una tempestiva precisazione della stessa Biennale , per rimarcare come Maria de Corral in realtà conosca benissimo l'arte italiana, avendo organizzato numerose esposizioni con artisti italiani ed essendo lei stessa collezionista di opere. Poi entrambi, Croff e Buttiglione, hanno avuto modo di fugare i dubbi, chiarendo il loro pensiero: «Scegliere curatori e indicare tra i criteri quello della conoscenza e del rispetto dell'arte contemporanea italiana non vuol certo dire imporre certe scelte», ha detto il ministro. «Nessun protezionismo di stampo patriottico», ha ribadito il presidente della Biennale , ma solo «difesa della libertà e del dialogo che hanno ispirato le origini di questa fondazione, assieme alla polifonia dei segni e delle opinioni».

Una polifonia nella quale il ministro ha però trovato qualche voce stonata, pur apprezzando il contesto nel quale questa Biennale è stata allestita, con una fastosità e un fermento senza precedenti. «Questa è una grande Biennale , capace di riassumere in sè il travaglio del nostro tempo e di offrire una fotografia dello stato dell'arte. Ma in questa fotografia ci sono alcune idee vecchie, che appartengono ai tempi della mia giovinezza, quando l'arte era provocazione e negatività, negazione dell'esistente in nome di un futuro indeterminato». Un'idea, quella manifestata da Buttiglione, maturata nella visita alle Corderie di giovedì e nel giro tra i padiglioni dei Giardini ieri, durante il quale il ministro non è stato condotto a vedere alcune delle opere più provocatorie, come il lampadario fatto di assorbenti o il video di un'operazione all'imene. «E non sono mica sicuro che mi abbiano fatto vedere tutto», ha infatti scherzato. Poi però, guarda caso, la giuria ha scelto di premiare con il Leone d'oro un'artista della provocazione, la guatemalteca Regina Josè Galindo, autrice proprio del video choc che non è stato fatto vedere al ministro. Ma anche questi contrasti fanno parte della Biennale . Buttiglione, tuttavia, ha detto ben chiaro di preferire l'altro messaggio dell'esposizione, quello positivo.«La riscoperta della forma umana è una piacevole novità», ha detto citando le mostre di Freud al Correr, la sala di Bacon o la mostra fotografica di Pieter Blum. «Penso che questo - ha aggiunto - contenga più futuro, è la riscoperta dell'interiorità umana, di quel "misterium hominis" che è un salto in avanti». Un'attenzione alla forma, alla bellezza e alla vita umana che, in questo particolare momento, riguarda anche altri settori della vita sociale, come il dibattito attorno al referendum sulla procreazione assistita, che Buttiglione ha sfiorato solo con una battuta, quando al Padiglione Venezia gli è stata messa in mano una cartolina per votare i quattro giovani artisti italiani. «È notorio che io non voto - ha detto - e in questo caso è il modo migliore per non mettermi nei guai».

Infine, dopo l'incontro con il ministro della cultura svedese e con quello francese, un momento di particolare calore nel padiglione di Israele. «È importante la vostra presenza qui - ha detto il ministro al curatore Sergio Edelsztein - Vi esprimo la mia solidarietà per gli attacchi che vengono portati non solo in Israele, ma anche agli ebrei che vivono in Italia per il rapporto che loro hanno con la loro seconda patria».



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